Agrigento

Il crollo della nuova sede universitaria, si va verso chiusura delle indagini: area dissequestrata

La procura di Agrigento ha revocato il sequestro per permettere interventi di messa in sicurezza dell’area ed evitare ulteriori crolli. Dodici le persone indagate

Pubblicato 1 ora fa

Si va verso la chiusura delle indagini sulla vicenda dell’ex ospedale di Agrigento. L’edificio, interessato da un cedimento avvenuto lo scorso 15 maggio nella centralissima via Atenea, avrebbe dovuto ospitare a breve i nuovi locali dell’università della Città dei templi. La procura della Repubblica, con il pm Annalisa Failla, ha disposto la revoca del sequestro ordinando così al committente dei lavori (l’Università di Palermo) di procedere all’immediata messa in sicurezza dell’edificio. Il provvedimento si rende necessario per scongiurare ulteriori crolli di ulteriori porzioni dell’immobile alla luce anche della situazione di concreto pericolo per l’incolumità pubblica. Sette le persone offese individuate – proprietari di case e immobili nelle adiacenze – rappresentate dagli avvocati Teres’Alba Raguccia, Graziella Vella e Daniele Rizzo.

Lo scorso 5 marzo si è concluso l’incidente probatorio con sopralluoghi, accertamenti e rilievi di periti e consulenti chiamati a indicare le cause che hanno provocato il crollo della struttura. Il cedimento ha interessato, in particolare, la parte interessata dai lavori di restauro e rifunzionalizzazione e di una parte del muro di cinta posto all’interno del cortile. La procura vuole fare luce su eventuali condotte di negligenza. imprudenza o imperizia durante i lavori di riqualificazione dell’immobile. Con la conclusione di queste operazioni si va dritti verso la chiusura delle indagini. Sono 12 le persone indagate per crollo di costruzione aggravato in concorso e tra questi vi è anche il rettore dell’Università di Palermo, Midiri. Tuttavia la posizione di quest’ultimo, alla luce della perizia depositata, sembrerebbe ridimensionarsi poiché il perito non avrebbe riscontrato alcuna responsabilità nel crollo della parete “al responsabile del procedimento e dei lavori, al rettore dell’Università di Palermo Massimo Midiri, ai legali rappresentanti delle imprese coinvolte e agli operai”.

Per il professionista, invece, “emergono responsabilità tecniche e gestionali nella fase della progettazione e dell’esecuzione dei lavori”. E ancora: “Non sono stati adeguatamente analizzati i rischi legati alle lavorazioni e alle interferenze con le strutture esistenti, in particolare quelli di seppellimento durante gli scavi e di crollo derivante da demolizioni estese”. Durante l’esecuzione dei lavori, inoltre, il perito del giudice sostiene “imperizia da parte dei soggetti coinvolti nella conduzione tecnica dei lavori, che non hanno adottato i dovuti accorgimenti per operare in sicurezza durante gli scavi”. Responsabilità che sarebbero da ricondurre anche all’impresa esecutrice per “non aver segnalato criticità tecniche o operative, né sospeso i lavori in presenza di situazioni di rischio”. Secondo il perito, “il ruolo dell’impresa non può essere limitato a quello di mero esecutore privo di autonomia decisionale”.

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