L’incendio alla Omnia, i colloqui intercettati e gli ordini dal carcere: come nasce l’inchiesta
Una telefonata intercettata cambia le carte in tavola. Due persone parlano al cellulare dell’incendio e di come, probabilmente, dietro quell’azione possa esserci tale “Totò”.
Tutto comincia con il maxi incendio all’impianto di rifiuti della Omnia, un rogo doloso che ha tenuto Licata con il fiato sospeso nel gennaio 2024. Inquirenti e investigatori riescono a chiudere il cerchio sugli esecutori materiali (per loro già chiuso il processo di primo grado) ma le indagini proseguono per individuare i mandanti. Una telefonata intercettata, però, cambia le carte in tavola. Due persone parlano al cellulare dell’incendio e di come, probabilmente, dietro quell’azione possa esserci tale “Totò”.
I carabinieri ritengono che possa trattarsi di Salvatore Antona, figura già nota alle forze dell’ordine, personaggio principale dell’odierna inchiesta. Antona è detenuto nel carcere di Viterbo per una precedente condanna e così vengono piazzate le cimici nella sala colloqui per intercettare eventuali dialoghi che possano confermare il suo ruolo nell’incendio alla Omnia. Quello che, invece, scoprono inquirenti e investigatori è un maxi traffico di stupefacenti gestito proprio dalla famiglia Antona. Questa mattina i carabinieri hanno arrestato di nuovo Antona (già detenuto), la moglie Lucia Cusumano e i figli Savio e Melchiorre. Insieme a loro è stato arrestato anche Armand Lushaj, albanese, detenuto nel carcere di Viterbo insieme a Salvatore Antona. Quest’ultimo, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe gestito il lucroso business degli stupefacenti proprio da dietro le sbarre anche grazie all’utilizzo di un cellulare fatto arrivare nella casa circondariale.
Tra le contestazioni mosse vi è l’acquisto di 40 chili di hashish, non andato a buon fine per la mancata conclusione delle trattative, una partita di 1 chilogrammo di cocaina che dalla Germania sarebbe dovuta arrivare in Sicilia e altri 2 chilogrammi di polvere bianca che da Roma sarebbe arrivata a Catania. Intercettazioni, pedinamenti ma anche riscontri. Uno di questi è l’arresto in flagranza di un corriere licatese (si procede separatamente) ma anche la scoperta di una pistola con matricola abrasa calibro 9 individuata grazie all’arresto in flagranza di un altro licatese avvenuto nel maggio dello scorso anno. Quell’arma, secondo l’ipotesi dell’accusa, era destinata ad uno degli Antona.

