Il pentito Cavallo rivela: “Ecco chi sono gli imprenditori vicini alla Stidda”
Quelle di Cavallo sono dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, al vaglio degli inquirenti. Ecco cosa riferisce sugli imprenditori ritenuti vicini alla Stidda
È il 9 dicembre 2024. Il collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, figlio del boss della Stidda Aurelio Cavallo, a sua volta divenuto esponente di spicco della stessa organizzazione, siede davanti i pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta Davide Spina e Claudia Pasciuti. Cavallo ha iniziato a collaborare circa due anni fa. I suoi verbali, stando alla cronaca locale, avrebbero cominciato a circolare senza omissis. Il perimetro, come sempre in questi casi, va segnato con chiarezza: quelle di Cavallo sono dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, al vaglio degli inquirenti, che necessitano di riscontri e non equivalgono ad accertamenti di responsabilità. Nessuno dei soggetti citati risulta, allo stato, destinatario di provvedimenti in relazione a quanto riferito. Ecco cosa riferisce il pentito sugli imprenditori ritenuti vicini alla Stidda.
IL VERBALE DEL 9 DICEMBRE 2024
“Conosco Salvatore Luca e il figlio. Luca era un amico di mio padre. Ho comprato moltissime vetture da lui. Posso raccontare solo cose che mi hanno raccontato i miei familiari. Che io sappia, sono vicini ai Rinzivillo. lo ci ho comprato tantissime vetture, mi trattavano benissimo e le macchine le potevo comprare con le modalità che ritenevo. D’Arma Giuseppe è imprenditore edile con il quale abbiamo un ottimo rapporto. Mio fratello Salvatore, dopo che ci eravamo tolti gli animali, è stato assunto da D’Arma. Sostanzialmente mio fratello stava lì e si faceva vedere viso che D’Arma aveva avuto dei problemi i con il gruppo Rinzivillo ma non so dire con chi nello specifico. I Rinzivillo avevano dei familiari che lavoravano da D’Arma, hanno avuto dei problemi e lo hanno maltrattato. D’Arma ha preso dei lavori nel territorio dove noi abbiamo l’ovile. Stavano costruendo Aias 2. Mio fratello è andato a fare la guardiania. Quando D’Arma pagava, gli dava lo stipendio e un surplus di 2 mila euro. I proprietari di Aias si chiamano Di Caro e sono padre e figlio. Mio fratello voleva entrare a lavorare all’Aias e fare assumere anche la moglie. I Di Caro sono nostri debitori perchè, all’inizio della loro attività negli anni 90, hanno avuto problemi con i catanesi che non volevano cil centro Aias fosse costruito perchè ne avevano uno simile a Catania. Il cugino di mio padre, Nunzio Cavallo, professore di scuola, ha interessato della vicenda mio padre che all’epoca era detenuto a Caltagirone. Erano gli anni 90. Mio padre disse che questo centro si poteva fare. Due figli di Nunzio, Francesco e un altro del quale non ricordo il nome, sono poi andati a lavorare al centro. I Di Caro volevano pagare l’intervento di mio padre, ma mio padre non ha voluto soldi perché lo faceva perché si trattava di una cosa bella fatta per il paese e anche perché voleva che restassero debitori nei nostri confronti. Quando uno è debitore nei nostri confronti, possono passare anche ani, ma il debito resta. L’impegno è sempre valido, può essere fatto valere anche dopo una generazione. I catanesi con i quali i Di Caro ebbero problemi erano del gruppo Santapaola, ma non so fare i nomi perché ero piccolissimo. Mio fratello, in virtù del debito dei Di Caro, si è recato dagli stessi ricordando loro che erano nostri debitori dal 1991. Ha chiesto due posti di lavoro, per sé stesso e per sua moglie e un altro soggetto a noi vicino. I Di Caro hanno preso tempo. Hanno assunto alcune altre persone, incluso un certo Di Noto. Io sono passato con la macchina e ho visto questo Di Noto. L’ho fermato e gli ho detto che non poteva permettersi di dare alcuna garanzia ai Di Caro, Di Noto mi ha risposto dicendo di essere un avvicinato a noi, cosa vera ma che non lo autorizzava a dare garanzie a nostro nome. Quel giorno, ho parlato con mio fratello dicendo che era bruto comparire sui giornali, ma ugualmente non si poteva fare passare sotto silenzio Ia vicenda. lo e mio fratello abbiamo concordato di fare un atto intimidatorio, abbiamo incendiato tre o quattro furgoni, dando incarico ad alcuni ragazzi tra i quali tale Giannone Gabriele e Ascia Salvatore. Siamo circa nel 2022. L’indomani sono arrivati i giornalisti e mi sono pentito di essermi fatto prendere dall’ira. Ho contattato di nuovo i Di Caro e ho detto loro che non volevo più né soldi nè altro ma loro dovevano temere ad andare in giro per Gela. Alla fine c’era troppa pressione. Anche se loro ci hanno detto che avrebbero assunto due persone di nostra fiducia, abbiamo preferito evitare perchè avremmo messo la nostra firma sull’incendio. A quel punto ho detto loro che erano nostri debitori per altri venti anni. Il padre di D’Arma è Salvatore D’Arma che aveva una sorta di patronato. Sono persone a nostra disposizione. Altri imprenditori a noi vicini sono i fratelli Mendola. È un avvicinamento recente, risale a tre o quattro anni fa. In precedenza sono sempre stati vicini a Cosa nostra, ad entrambe le famiglie. Da un paio di anni sono avvicinati a noi. In un primo momento ci hanno chiesto favori. Intorno al 2021 è stato rubato loro un autotreno che era noleggiato ma caricato di prodotti di loro proprietà. Ci è venuto a cercare un loro faccendiere che si chiama Croci. Ci ha contattato e ci ha fatto presente di questo furto. Questo autotreno l’ho trovato con molta facilità. Non sono arrivato a chi lo ha rubato ma a quello che aveva il materiale che interessata ai Mendola, un soggetto di nome Luigi. Mi ha dato la sua disponibilità a restituire il materiale facendo però presente di essere molto povero mentre i Mendola erano molto ricchi. Io gli ho detto di fare trovare solo il rimorchio e di tenersi il materiale. Il rimorchio era di alcuni soggetti che hanno l’impresa sulla strada che va a Catania. Dopo alcun giorni, ci sono andato e gli ho chiesto di assumere tre persone, ossia Turco Alessio, Ignazio e Angelo. Ad Ignazio ho detto di farsi conoscere e fare girare il nostro nome e di gestire l’azienda come meglio riteneva [..] Altro imprenditore del quale intendo riferire è Peserini. Sono parenti di Angelo e Carmelo Fiorisi che, in passato, ci hanno anche denunciato. Loro fanno movimento terra. Io avevo avuto un aggancio all’interno del porto di Gela. Doveva essere ristrutturato ed ampliato con un giro di affari enorme. Dei nostri referenti politici ci avevano assicurato che avrebbero fatto entrare dei mezzi nostri con un lucro enorme. Ovviamente , io con il mio nome non potevo entrare. Ottimale era una ditta che in passato aveva denunciato, come Peserini che avevano qualche problema economico. Io ho interloquito con il fratello grande, Nuccio che mi ha dato la sua disponibilità. [..] Altro imprenditore a noi vicino è Raffaele Ciaramella. I Ciaramella fanno bitume, autostrade e strade. Abbiamo fatto qualche favore al figlio Rocco che ha avuto problemi con la fidanzata con la quale si è lasciato e noi abbiamo incendiato la macchina del suocero. Le fidanzate, a dire il vero, sono state due e in entrambi i casi abbiamo fatto danneggiamenti alle famiglie delle ragazze. Questi favori li facciamo perchè sono persone a nostra disposizione. Ad esempio, se avevamo bisogno di liquidità potevamo andare da loro. È capitato che ci consegnassero soldi che poi restituivamo. [..] Altro imprenditore affiliato è Luigi Brigadieci, detto Polifemo. Si occupa di distribuzione di farina in tutta Gela. Si è accordato con mio fratello per inserirsi nella fornitura delle uova, nel senso che Brigadieci avrebbe presentato a mio fratello i suoi clienti da rifornire con le uova. Mio fratello ha avuto problemi con il fornitore che è di Ragusa. Quando mio fratello c’è andato, il fornitore pensava che gli servissero poche uova, invece mio fratello doveva rifornire tutta Gela. [..] Altri imprenditori a noi vicini sono i fratelli Faraci che sono a nostra disposizione per qualsiasi cosa. Sono tre fratelli, Vito, Gaetano ed un terzo del quale non ricordo il nome. Hanno due o tre supermercati a Gela. Fornivano a prezzo di costo Giovanni Di Giacomo che poi, a sua volta, riforniva gli esercizi commerciali. Non hanno mai assunto nessuno dei nostri. Erano a nostra disposizione per tutto ciò che chiedevamo: ci facevano da intermediari quando dovevamo entrare, con nostre forniture, in lidi o ristoranti. Avevano molti amici ed erano anche puliti, quindi potevano sempre fungere da intermediari. Per potere entrare in determinati settori, in certi casi, invece di minacciare sempre l’acquirente finale, era opportuno praticare condizioni di vendita migliori dei concorrenti. Con i Faraci, che erano i primi fornitori, in avevamo la tranquillità di poter praticare le condizioni che volevamo perchè loro vendevano a noi alle condizioni che dettavamo noi. D’altra parte i Faraci avevano la sicurezza della protezione che avremmo fornito in caso di problemi. In passato, prima del 2000, i Faraci pagavano le estorsioni tre volte l’anno, a Pasqua, Natale e Ferragosto. L’importo cambiava e si attestava tra due e tre milioni. Ci andava Di Giacomo Giovanni. Non so dire quando abbiano smesso di pagare con queste modalità. Quando io sono uscito nel 2017, già non pagavano più l’estorsione con queste modalità ma ho trovato Di Giacomo che forniva bevande con le modalità che ho detto. Altri soggetti a noi vicini sono i Manfrè, Maurizio mi faceva fare qualche affare. Sono quattro fratelli, vicini a noi da sempre. Sono stati sempre a nostra disposizione, in particolare dei Di Giacomo e soprattutto di Paolo, il fratello più grande. Giuseppe Manfrè si è prestato a fare da staffetta per qualche omicidio negli anni 90. Non so dire di quale omicidio perchè ero molto piccolo. Quando abbiamo ampliato il caseificio a Gela, ci ha aiutato tantissimo Maurizio Manfrè, mettendo a disposizione gli immobili che aveva in via Crispi. [..] Maurizio Manfrè presta a usura da sempre. I prestiti li gestisce lui da solo. Non so dire come recuperi i crediti, ma certamente le persone lo prendono per stiddaro. Ovviamente se non fossero stati restituiti i soldi che gli hi prestato sarei intervenuto. Orazio Manfrè, fratello di Maurizio, ha fatto tanti anni di carcere per un omicidio commesso quale stiddaro. [..] Altro imprenditore a noi vicino è Vito Fraglica che fa forniture di cornetti. È vicinissimo ai Rinzivillo. Quando scendeva Salvatore Rinzivillo io lo incontravo e gli appuntamenti li organizzava Fraglica. [..] Parlavamo principalmente di gestione di droga e di dinamiche criminali a Gela. Rinzivillo voleva interlocutori seri e la mia famiglia è una famiglia storica, mentre Bruno Di Giacomo lo ritenevano troppo impulsivo. Rinzivillo parlava ovviamente come reggente di cosa nostra, auspicando collaborazione e non conflitti tra le consorterie. Fu Rinzivillo a farmi cercare tramite Vito Fraglica. All’inizio non volevo andare all’appuntamento perchè ero più affine agli Emmanuello ma poi ho ritenuto di dover dialogare con tutti. [..] Altro imprenditore a noi vicino è Danilo Buscemi titolare della Roda nella quale lavora mezza stidda.”




