Agrigento

L’appalto “truccato” della Mosella, il caso approda al Riesame 

Gli indagati raggiunti da misura cautelare, infatti, hanno presentato ricorso al tribunale della Libertà chiedendo l’annullamento dell’ordinanza

Pubblicato 20 minuti fa

Il caso dell’appalto milionario della Mosella, l’importante arteria stradale che collega la SS640 con la SS115, approda al Riesame. Gli indagati raggiunti da misura cautelare, infatti, hanno presentato ricorso al tribunale della Libertà chiedendo l’annullamento dell’ordinanza del gip Giuseppe Miceli. Il giudice nelle scorse settimane, accogliendo parzialmente la richiesta della Procura di Agrigento, aveva disposto i domiciliari per due imprenditori – Antonino Milioti, 46 anni, e Dino Caramazza, 45 anni – e una misura interdittiva per il direttore dei lavori, l’ingegnere Salvatore Castaldo. I difensori dei tre – gli avvocati Giuseppe Barba e Angelo Farruggia – hanno presentato ricorso al Riesame con udienza fissata per la giornata di oggi. Il procuratore Giovanni Di Leo ed il sostituto Annalisa Failla avevano chiesto anche altre misure cautelari: gli arresti domiciliari per Federica Caramazza, 37 anni, e Giovanna “Vania” Palillo, 30 anni – e la sospensione dalla professione di ingegnere per il funzionario comunale Gaspare Triassi. Il gip, tuttavia, ha rigettato la richiesta nei loro confronti.

La vicenda è una “costola” investigativa della più nota attività “appalti e mazzette”. Al centro dell’inchiesta, come detto, c’è l’appalto di 3.2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. L’appalto è stato aggiudicato dalla Andiva srl, una società che per i pm agrigentini sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori favaresi e intestata a due prestanome (Palillo e Valenti ndr). La Andiva ha partecipato alla gara d’appalto insieme ad altre due imprese – la EdilRoad dei Caramazza e la Cargroup di Milioti – aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio. Per gli inquirenti dietro la Andiva ci sono i Caramazza e Milioti che, intestando la nuova società a dei prestanome, avrebbero ottenuto la gara sotto fittizia identità al fine di eludere indagini in materia di normativa antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo (a questi anche il reato di trasferimento fraudolento di beni ndr) e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletti, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche. Secondo i pm, infatti, avrebbero “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri. All’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese quale direttore dei lavori, e all’architetto e cognato Alessandro Rizzo viene contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità. Per la Procura di Agrigento il primo, nonostante sapesse delle “irregolarità” della Andiva dietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore del cognato Rizzo. 

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