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Mafia e corruzione, i pm impugnano l’ordinanza del boss Vetro: “Ha favorito Cosa nostra”

I pm di Palermo ricorrono al Riesame contro la decisione del gip di escludere nei confronti di Carmelo Vetro l’aggravante di aver agevolato Cosa nostra

Pubblicato 1 ora fa

La Procura di Palermo ha impugnato la decisione del gip Filippo Serio di escludere l’aggravante dell’agevolazione mafiosa nei confronti di Carmelo Vetro (difeso dall’avvocato Samantha Borsellino), già condannato per associazione mafiosa, figlio del defunto boss ergastolano Giuseppe, finito negli scorsi giorni in carcere insieme al dirigente regionale Giancarlo Teresi per due ipotesi di corruzione. I pm Vito Di Giorgio, Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino ricorrono, dunque, al Riesame chiedendo il riconoscimento a carico del Vetro dell’aver favorito Cosa nostra. L’udienza è stata fissata per il prossimo 20 aprile davanti il collegio presieduto dal giudice Antonia Pappalardo. 

Il gip di Palermo, pur riconoscendo la bontà del quadro accusatorio e della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in ordine ai due episodi di corruzione, aveva tuttavia escluso l’aggravante mafiosa poiché non ravvisava “un collegamento con l’associazione Cosa nostra e, dunque, del fatto che il descritto accordo corruttivo sia stato posto in essere al fine di beneficiare il predetto sodalizio ovvero che la consorteria ne sia stata in qualche  modo favorita.” 

Carmelo Vetro, tornato in libertà nel 2019 dopo una condanna a nove anni per mafia, è stato arrestato nelle scorse settimane a margine di un’inchiesta che ipotizza un giro di corruzione e “rapporti pericolosi” tra criminalità organizzata, burocrazia e politica. Insieme a lui è stato arrestato il dirigente regionale Giancarlo Teresi e nella stessa indagine è coinvolto anche il super manager Salvatore Iacolino, indagato a piede libero per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ipotesi degli inquirenti è che Vetro, attraverso mazzette e regalie, abbia ottenuto lavori e appalti pubblici che – alla luce dei suoi trascorsi – non avrebbe potuto prendere. Due (quelli al momento) contestati: i lavori urgenti di dragaggio dei fondali del porto di Marinella di Selinunte e la manutenzione straordinaria dei fondali del porto di Donnalucata e ripascimento della spiaggia Spinasanta nel porto di Scicli. Nel primo caso, secondo l’accusa, Teresi avrebbe accettato una tangente di 1.500 euro per “segnalare” la società riconducibile al Vetro (ma intestata al cognato) alla ditta che aveva effettivamente vinto l’appalto per il trasporto in discarica di 400 tonnellate di posidonia. Nel secondo caso, invece, la tangente sarebbe stata di 8mila euro (divisa in due tranche). In cambio dei soldi – è questa l’accusa –  Teresi avrebbe favorito la ditta di Vetro non facendo i dovuti controlli.

Intanto domani mattina sono in programma gli accertamenti irripetibili, disposto dalla procura di Palermo, sui dispostivi sequestrati a Carmelo Vetro durante la perquisizione. Si tratta di tre smartphone che adesso saranno passati al setaccio dai tecnici della Sisco di Palermo.

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