Giudiziaria

Meccanico scomparso su un peschereccio, gip non archivia e dispone nuove indagini 

Il caso Hamdi Besbes non viene archiviato. Il giudice dispone nuove indagini della durata di otto mesi per fare luce sulla scomparsa del meccanico

Pubblicato 16 ore fa

Il procedimento relativo alla scomparsa di Hamdi Besbes, meccanico tunisino imbarcato nel luglio 2020 sul peschereccio Hadj Mhamed, non si chiude. Il 5 gennaio 2026, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Iacopo Mazzullo, ha ordinato una nuova fase di indagini della durata di otto mesi, accogliendo l’opposizione presentata dai familiari della persona scomparsa contro la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura. Il fascicolo era stato iscritto contro ignoti per omicidio colposo, in relazione a fatti avvenuti in epoca prossima al 25 luglio 2020, nelle acque antistanti Lampedusa.

Nel marzo 2025, la Procura aveva ritenuto che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a sostenere l’accusa in dibattimento e aveva quindi chiesto l’archiviazione, richiamando l’assenza di riscontri univoci sulla dinamica della scomparsa e la difficoltà di attribuire responsabilità individuali. La famiglia Besbes, assistita dall’avvocato Antonino Catania, si è formalmente opposta alla richiesta di archiviazione, indicando una serie di attività istruttorie ancora praticabili. Nell’opposizione del 15 aprile 2025 vengono evidenziati tre profili: la necessità di ulteriori accertamenti tecnico-informatici sui telefoni sequestrati; le divergenze nelle dichiarazioni rese dai membri dell’equipaggio; e l’esigenza di attivare cooperazione giudiziaria internazionale con la Tunisia per sentire soggetti non ancora escussi. Secondo la famiglia, la ricostruzione presentata dagli ufficiali di bordo — una caduta improvvisa in mare seguita da ricerche — non sarebbe supportata da elementi oggettivi e alcuni snodi tecnici e dichiarativi non avrebbero ancora trovato adeguato riscontro. Dopo aver sentito le parti nell’udienza del 16 ottobre 2025, il Gip ha ritenuto che diverse attività richieste dalla famiglia fossero pertinenti e potenzialmente rilevanti.

Nel provvedimento viene disposto: un supplemento tecnico-forense sui dispositivi telefonici sequestrati, per verificare eventuali cancellazioni di dati e la reale disponibilità dei terminali; l’escussione di persone non ancora sentite, ritenute potenzialmente informate sui fatti; l’attivazione di cooperazione internazionale mirata con la Tunisia. La famiglia non ha mai interrotto la ricerca di risposte. In Tunisia, la vicenda ha mantenuto l’attenzione pubblica. La madre di Hamdi, Awatef Daoudi, ha continuato in questi anni a sollecitare chiarimenti e a partecipare a iniziative pubbliche legate alla vicenda del figlio, raccontando più volte la propria storia in trasmissioni televisive e incontri dedicati. La sua presenza ha mantenuto aperto il tema e ha contribuito a non far scivolare il caso nell’oblio. La decisione del Gip riapre il fascicolo e apre una fase investigativa più strutturata. Il termine assegnato è di otto mesi, con scadenza estate 2026.

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