Canicattì

Silenzio e riflessione nel nuovo brano di Armando Cacciato “Guardiani di nuvole”

Esce oggi il nuovo brano con la voce recitante di Daniele Cannata

Pubblicato 1 ora fa

Esce oggi “Guardiani di Nuvole”, nuovo brano strumentale di Armando Cacciato, con la voce recitante di Daniele Cannata. Un’opera di ascolto profondo che unisce musica e parola in una forma essenziale e misurata, dove il suono non accompagna il testo ma lo accoglie, lasciando spazio al silenzio e alla riflessione. Il brano nasce da un’idea di Francesco Puccio, coordinatore delle attività riabilitative di una delle più rilevanti realtà italiane impegnate nei servizi educativi e terapeutici rivolti alle persone con disabilità. È in questo contesto umano e professionale che prende forma l’incontro tra Armando Cacciato e Daniele Cannata, colleghi attivi in diverse città siciliane, accomunati da una visione del lavoro sociale fondata sulla presenza, sull’ascolto e sulla dignità della persona.

“Guardiani di Nuvole” si sviluppa come una suite per pianoforte, arricchita da delicate tessiture di archi e da ulteriori interventi sonori, arrangiati da Pierangelo Carvello, storico collaboratore di Cacciato. La scrittura musicale è sobria e rarefatta, costruita per sostenere la parola senza sovraccaricarla, evitando ogni forma di enfasi.

La voce recitante di Daniele Cannata interpreta la poesia di Ignazio Buttitta, “Nun mi lassari sulu”. Un testo diretto e necessario, che non chiede consolazione ma presenza. Un invito a non lasciare solo l’altro, a condividere il cammino e il peso dell’esistenza, riconoscendo nella relazione una possibilità di resistenza umana.

IL TITOLO

Il titolo “Guardiani di Nuvole” nasce come omaggio allo scrittore e giornalista siciliano Franco Antonio Belgiorno, che ha dedicato la sua opera alle esistenze marginali e invisibili.

Per Belgiorno, i Guardiani di nuvole sono figure sospese tra memoria e bellezza, segnate dalla sorte, che vivono ai confini della società senza arrecare danno, spesso subendolo. Presenze fragili ma portatrici di una dignità profonda, custodi di un’umanità non alienata dal benessere e dalla ricchezza.

Il brano raccoglie questa eredità simbolica e la traduce in suono e parola, lasciando emergere presenze leggere e silenziose, tracce di vite che chiedono soltanto di non essere lasciate sole.

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