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Mafia, operazione “Nebrodi”, arrestate nove persone (video intercettazioni)

Ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dai gip dei Tribunali di Catania, Caltagirone e Ragusa nei confronti delle nove persone fermate da carabinieri del Ros di Catania e del comando provinciale di Messina nell’ambito di indagini per tentata estorsione a proprietari terrieri sui Nebrodi, nelle zone di Cesarò e San Teodoro. Il […]

Pubblicato 9 anni fa

Ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dai gip dei Tribunali di Catania, Caltagirone e Ragusa nei confronti delle nove persone fermate da carabinieri del Ros di Catania e del comando provinciale di Messina nell’ambito di indagini per tentata estorsione a proprietari terrieri sui Nebrodi, nelle zone di Cesarò e San Teodoro.

Il provvedimento cautelare riguarda Roberto Calanni, di Paternò, 37 anni, Salvatore Catania, 55 anni, di Bronte, Giuseppe Corsaro, 33 anni, di Bronte, Antonino Galati Giordano, 34 anni, di Bronte, Luigi Galati Giordano, 32 anni, di Bronte, Salvo Germanà, 41 anni, di Bronte, Carmelo Lupica Cristo, 62 anni, di Tortorici, Giovanni Pruiti, 41 anni, di Bronte e Carmelo Triscari Giacucco, 44 anni, di Cesarò.

Sono indiziate a vario titolo di appartenere all’articolazione di Cosa Nostra catanese che opera tra i Comuni di Bronte, Cesarò e Maniace e di essere gli autori di alcune estorsioni aggravate dal metodo mafioso. I fermi sono stati eseguiti dai carabinieri del ROS di Catania e della Compagnia di Santo Stefano di Camastra.

L’indagine, denominata Nebrodi ha preso le mosse dall’attentato al presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci che nel maggio dell’anno scorso aveva subito un attentato a San Fratello rimanendo illeso.

Al centro dell’inchiesta della Dda della Procura di Catania, diretta da Carmelo Zuccaro, l’azione di due clan che avrebbero minacciato allevatore e agricoltori per entrare in possesso dei loro terreni e ottenere contribuiti dell’Unione europea, aggirando così il ‘Protocollo Antoci’ che prevede la presentazione di un certificato antimafia. Su quest’ultimo episodio ha pendente un’inchiesta la Dda della Procura di Messina.

Le ordinanze cautelari per i nove fermati, anche i presunti capi dei due gruppi, Giovanni Pruiti e Salvatore Catania, che ipotizzano, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa e tentativo di estorsione, sono state emesse da tre Gip: di Ragusa e Caltagirone per un indagato ciascuno e di Catania per gli altri sette.

Già nel giugno scorso il primo filone dell’indagine aveva individuato la figura di Salvatore Catania, considerato un elemento di vertice del clan mafioso che comandava tra i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò, e saldamente legato a Cosa nostra catanese e al clan Santapaola ed Ercolano.

Lo stesso Salvatore Catania, anche in altre inchieste, come quella chiamata Kronos, risultava attivissimo nel settore.

Nel corso dell’ultima inchiesta c’è anche il caso di una feroce e violenta intimidazione ad un allevatore cesarese dalle cui indagini è emersa una più ampia attività estorsiva diretta nei confronti di altri allevatori che vedeva al centro della contesa preliminari di acquisto di terreni, con una estensione di circa 120 ettari, ricadenti nel parco dei Nebrodi, per i quali il prezzo finale di acquisto era di 440 mila euro che però avrebbero fruttato almeno 50 mila euro l’anno.

L’inchiesta ha dovuto anche scontrarsi con un “impermeabile muro di omertà e reticenze” ma alla fine i carabinieri e la Dda catanese ne sono venuti a capo.

Il protagonista era Giovanni Pruiti che insieme a Carmelo Lupica Cristo, Carmelo Triscari Giacucco. Giuseppe Corsaro, Antonino Galati Giordano, Luigi Galati Giordano e Salvo Germanà, si era adoperato nel tentativo di costringere gli allevatori a non formalizzare la vendita dei terreni. Pruiti era legatissimo a Salvatore Catania, circostanza dalla quale si evince come i clan dei Nebrodi fossero legali ai clan catanesi dei Santapola ed Ercolano.

E per impedire quelle compravendite e indurre i proprietari riconoscere come unici interlocutori i clan ci sono stati danneggiamenti, furti, uccisione di animali ed estorsioni. Erano i clan che decidevano con chi fare trattative tra i proprietari terrieri. Erano i clan che intervenivano sugli acquirenti per impedire di fare offerte di acquisto. I fermi son o stati dettati dalla necessità di impedire una ulteriore intimidazione ad uno dei possibili acquirenti di un terreno che sarebbe avvenuta in pieno centro e facendo ricorso ad atti di estrema violenza.

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