Cultura

Teatri di pietra, a Eraclea Minoa in scena “Argonauti – Giasone e Medea”

In scena martedì 1° agosto

Pubblicato 7 mesi fa

Martedì 1° agosto Eraclea Minoa (Cattolica Eraclea – Agrigento) in scena “Argonauti – Giasone e Medea”(MDA Produzioni Danza) da Apollonio Rodio e Euripide (drammaturgia di Aurelio Gatti Cinzia Maccagnano; coreografia di Aurelio Gatti con Carlotta BruniPola SaribasMatteo GentiluomoLuca PiomponiRosaMerlino Cinzia Maccagnano).

La nave salpa, salutata da un’immensa folla. Mentre si allontana dalla spiaggia Orfeo leva in alto il suo canto, accompagnando il ritmo dei remi che tagliano le onde azzurre del mare. Oltre lo schianto delle azzurre Simplegadi, fino alla Colchide, terra del vello d’oro. Quando la polvere e il fumo cominciano a diradarsi, scarmigliato e lucido di sudore appare Giasone. Guida con fermezza le belve, che trascinano l’aratro d’acciaio. Gli animali arano la terra, mentre l’eroe sparge nei solchi i denti di drago che Eta gli aveva consegnato. Col sorgere della luna, nel campo arato, si delineano delle forme che diventano sempre più grandi e più chiare. È un esercito immane di guerrieri che viene fuori dal terreno. Giasone, seguendo ancora una volta il consiglio di Medea, scaglia nel mezzo di questi misteriosi esseri un grosso sasso. Quando finalmente la nave Argo approda sulle coste elleniche gli Argonauti si rendono conto che al termine di quell’avventura non portano con sé solo il prezioso e magico vello d’oro, ma ognuno ha acquisito doni più’ grandi come la coscienza dell’essere e la conoscenza dell’ignoto. Il viaggio li ha forzatamente coinvolti in situazioni imprevedibili, proiettandosi in mondi sconosciuti e a contatto con civiltà ignote. Ed è qui che accettare di mettere in campo le proprie certezze e confrontarle in quelle di altri uomini fu senz’altro la vera, straordinaria prova per gli Argonauti e lo è ancora oggi per tutti quei navigatori che decidono di uscire dalla rotta della convenienza e delle consuetudini per rischiare di sballare, buttare a mare, le proprie convinzioni ancora ben ancorate dal calmo golfo dell’inamovibile buonsenso. E la vicenda del viaggio si rafforza e si trasfigura nella vicenda di Giasone e Medea: sembra lo struggente dramma dell’abbandono, ma è solo la superficie. L’incontro, le scelte, i mutamenti sono ripercorsi nei pensieri della maga, nipote di Circe, barbara della Colchide, trapiantata in terra greca per amore, dopo aver rinnegato le proprie origini, il proprio popolo, la propria patria, ucciso il fratello Absirto, spargendo i resti in mare, abbandonato i genitori. Attraverso Medea il mito ri-diventa umano: “La maga Medea ora non serve più”, “Lasciami i figli nati dalla mia carne” e rinnova temi che sono stati ridotti a consueto corollario del contemporaneo: lo scontro di civiltà, la comprensione delle diversità, l’inconciliabile confronto tra il pensiero strumentale- calcolante di Giasone e quello di Medea che si ispira alla totalità. “Siamo diversi. Voi pensate che portare una strada in un posto risolva tutto. Noi ci perdiamo a scrutare le anatre in volo. Quella che per Voi è una terra desolata, per me è terra benedetta. Pianti un bastone e nel giro di una settimana mette radici, dopo un mese fiorisce e dopo un anno hai il primo raccolto di frutta”. In realtà, il viaggio onirico e visionario è il tramite attraverso il quale raggiungere il fondo della propria anima, si spezza e quel luogo remoto e inviolato – privato del suo spazio e del suo tempo – diventa la deriva di ogni certezza e di ogni fondamentale

Il programma dei Teatri di Pietra, che si svolge da luglio a fine agosto, con 20 opere in 9 siti in tutta la Regione per oltre 43 eventi (Palermo,TrapaniMessina, AgrigentoCaltanissetta)  presenta un cartellone ricco di danza, musica, teatro e scritture drammaturgiche inedite, pensato per raccontare il presente in luoghi ricchi di storia – noti e meno noti – attraverso opere classiche e creazioni contemporanee, nato in dialogo con i Parchi archeologici e le Soprintendenze competenti, in cui spicca la ricca presenza di tanti giovani talenti coinvolti nelle 18 opere previste. 

“Estremamente importante – spiega il Maestro Aurelio Gatti, direttore della rete – è stato il dialogo e la collaborazione con i parchi archeologici, con le amministrazioni competenti (Assessorato regionale Beni Culturali e Identità Siciliana e Assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo), con Agricantus e Coop Culture. Quest’anno abbiamo riconfermato il lavoro svolto negli anni precedenti nei siti coinvolti e abbiamo previsioni di coinvolgerne di nuovi”.

Ma l’idea di valorizzazione dei siti storici che è alla base dei Teatri di Pietra quest’anno si estende anche ai musei. Dopo il Guarnacci, infatti, il ciclo toccherà il Museo Pepoli di Trapani in agosto. –- “Parallelamente alla programmazione ordinaria – prosegue Aurelio Gatti – è partito lo scorso 6 giugno dal Museo Etrusco Guarnacci di Volterra MEMORYCELL#DANCEMUSEUM, progetto che realizza performance e workshop coreografici dedicati alle straordinarie raccolte di alcuni musei italiani. Nasce una relazione magica tra i manufatti esposti e i corpi degli interpreti, una esperienza inedita per lo spettatore-visitatore che si relaziona nel presente con i miti e le evocazioni offerte dalle opere esposte”

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