Giudiziaria

Girgenti Acque, un altro giudice preannuncia incompatibilità nel presiedere il processo 

Anche il presidente della prima sezione penale, così come aveva fatto la collega a capo della seconda, si dichiara incompatibile per aver svolto attività durante le indagini preliminari

Pubblicato 2 settimane fa

Anche il giudice Alfonso Malato, presidente della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, si dichiara incompatibile nel celebrare il processo “Girgenti Acque” per aver svolto funzioni di gip durante la fase preliminare delle indagini. La circostanza, che verrà materialmente formalizzata all’udienza del 9 maggio prossimo, è stata preannunciata dallo stesso presidente questa mattina in aula. Il processo, al momento, non decolla. In realtà per oggi era previsto un passaggio intermedio per mettere a fuoco alcun questioni preliminari.

Tra queste dei vizi di notifica nel decreto che dispone il giudizio nei confronti di otto dei ventitré imputati e un’istanza di rinvio depositata da uno degli avvocati del collegio difensivo. A margine dell’udienza il giudice Malato ha comunque preannunciato la sua incompatibilità nel presiedere il processo così come aveva fatto lo scorso mese, e sempre per lo stesso motivo, la collega Wilma Angela Mazzara, a capo della seconda sezione penale del tribunale a cui era stato originariamente assegnato il procedimento. Una volta individuato il presidente del collegio il dibattito entrerà nel vivo. Non sarà comunque un processo breve.

L’accusa, sostenuta dal pool guidato dal procuratore aggiunto Salvatore Vella e dai sostituti Maria Barbara Grazia Cifalinò, Gaspare Bentivegna ed Elettra Consoli, ha presentato una lista di quasi 100 testimoni. Sono 23 le persone che siedono sul banco degli imputati e tra questi compare l’ex patron di Girgenti Acque, Marco Campione. L’inchiesta Waterloo, che verte proprio sulla figura di Marco Campione e sull’ex colosso che per anni ha gestito il servizio idrico in provincia di Agrigento, ipotizza un’associazione per delinquere finalizzata ai reati contro la pubblica amministrazione.

L’impianto accusatorio è stato “ridimensionato” in seguito alla decisione del gup Micaela Raimondo di escludere gran parte delle intercettazioni, poiché disposte in altro procedimento, e di prosciogliere alcuni degli imputati “eccellenti”: l’ex prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, accusato di aver “salvato” l’imprenditore Marco Campione da una interdittiva antimafia; l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè e per l’ex parlamentare Francesco Scoma (entrambi accusati di finanziamento illecito ai partiti) nonché l’ex presidente della Provincia regionale di Agrigento Eugenio D’Orsi. Proscioglimenti, ai quali si aggiungono anche quelli di Giuseppe Giuffrida, Francesco Paolo Lupo e Salvatore Ajola, che sono stati impugnati dalla procura di Agrigento che ha fatto ricorso alla Corte di Appello contro la decisione del gup Raimondo.

Il pool di magistrati ipotizza una potente azione di lobbying e la creazione di un vasto sistema di corruttele volto ad eludere i controlli degli enti preposti e che avrebbe permesso di operare in regime di monopolio con relativi guadagni e conseguenze importanti anche sull’ambiente dovuta ad una presunta omissione dell’attività di depurazione delle acque. Le accuse, a vario titolo, sono associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la Pubblica Amministrazione, corruzione, frode in pubbliche forniture, furto, ricettazione, reati tributari, societari e in materia ambientale. Si torna in aula il 9 maggio

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