Giudiziaria

La sparatoria a Villaggio Mosè, indagini ancora in corso: stub e autopsia saranno decisivi 

Sono ancora molti gli aspetti da chiarire e quasi tutti ruotano intorno alla pistola utilizzata e ancora non trovata

Pubblicato 2 mesi fa



Le indagini sono tutt’altro che concluse. Il fermo dei tre indagati coinvolti nella sparatoria avvenuta nella concessionaria a Villaggio Mosè, con annessa applicazione della custodia in carcere, rappresenta soltanto il primo punto fermo nella delicata inchiesta sulla morte di Roberto Di Falco, 37 anni, di Palma di Montechiaro. Sono ancora molti gli aspetti da chiarire e quasi tutti ruotano intorno alla pistola utilizzata. L’arma, ancora oggi, non è stata trovata. Una circostanza, come sottolineato dal procuratore Giovanni Di Leo in conferenza stampa, figlia anch’essa di quella “anti-cultura” pienamente diffusa in provincia secondo la quale anche banali controversie economiche debbano essere risolte con la violenza ed il sangue. E con le armi. Si apre così, a cascata, un’altra doverosa riflessione strettamente collegata al caso della sparatoria a Villaggio Mosè: l’inquietante e anomala diffusione di pistole illegali nell’agrigentino. Un fenomeno già da tempo all’attenzione dell’autorità giudiziaria e sul quale, come affermato dal procuratore Di Leo, non verranno fatti sconti a nessuno.

Ma torniamo alla pistola, non ancora ritrovata, usata nella concessionaria di Villaggio Mosè. Due gli interrogativi: chi ha sparato e dov’è finita l’arma? Al primo si è parzialmente giunti ad una risposta seguendo gli elementi raccolti in questa fase delle indagini che supportano la tesi, confermata dal gip, che a premere il grilletto sia stata la stessa vittima durante la colluttazione con il titolare della concessionaria. In tal senso, però, saranno decisivi i risultati dell’accertamento Stub eseguito su tutti i protagonisti della vicenda. L’esame, in grado di evidenziare la presenza di polvere da sparo, scioglierà ogni dubbio residuo. Così come l’autopsia sul corpo di Di Falco, in programma questo pomeriggio, potrà svelare dinamiche e traiettorie del colpo. Sul secondo interrogativo, invece, c’è un il cauto ottimismo di arrivare in tempi brevi ad un responso anche alla luce delle attività in corso. Del resto, le indagini sono tutt’altro che concluse.  

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