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Giudiziaria

Messina Denaro a suo autista prima di essere arrestato: “E’ finita”

Gip: 'Luppino custode segreti, sequestrati pizzini interessanti'

Pubblicato 1 settimana fa

Un coltello a serramanico della lunghezza di 18,5 centimetri, due cellulari posti in modalità aereo prima di essere spenti, oltre ad una lunghissima serie di biglietti e fogli manoscritti con numeri di telefono, nominativi e appunti di vario genere, dal contenuto oscuro e di estremo interesse investigativo”.

Sono gli oggetti trovati a Giovanni Luppino, autista del boss Messina Denaro, elencati dal Gip che oggi ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.

 Secondo il giudice Fabio Pilato, che ieri aveva convalidato l’arresto in flagranza di Luppino è “necessario un approfondimento investigativo sul rinvenimento dei numerosi pizzini dal contenuto opaco, che potrebbero schiudere lo sguardo a nuovi scenari”.

Decidendo il carcere per l’autista del boss, accusato di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravati dal metodo mafioso “trattandosi di un soggetto a stretto contatto con il noto latitante può senz’altro presumersi che egli (Luppino ndr) sia custode di segreti e prove che farebbe certamente sparire se lasciato libero”.

Luppino – da quanto emerge dall’ordinanza – ha dichiarato “di ignorare la vera identità del Messina Denaro, specificando che, circa sei mesi addietro, il suo idraulico di fiducia, Andrea Bonafede, glielo aveva presentato indicandolo come un suo cognato, di nome Francesco. Dopo quel brevissimo incontro, durato appena una manciata di minuti, non lo aveva più visto né incrociato, fino alla mattina del 16.1.2023 quando il tale Francesco, sedicente cognato di Andrea Bonafede, si era presentato all’alba (ore 5,45 del mattino) per chiedergli la cortesia di accompagnarlo a Palermo, dovendo sottoporsi a delle cure mediche in quanto malato di cancro”.

“È’ finita”, sarebbe questa la frase pronunciata dal boss Messina Denaro al suo autista Giovanni Luppino quando ha capito che di lì a poco sarebbe finito in manette.

Lo ha detto lo stesso Luppino al Gip sostenendo di essersi reso conto della vera identità del boss, presentatogli mesi prima con un altro nome, solo in quel momento. Luppino vedendo i carabinieri avvicinarsi avrebbe detto al capomafia se cercassero lui e Messina Denaro avrebbe risposto: “si, è finita”.

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