Blitz “Icaro”, resta in carcere l’empedoclino Gioacchino Cimino

Redazione

| Pubblicato il mercoledì 30 Dicembre 2015

Blitz “Icaro”, resta in carcere l’empedoclino Gioacchino Cimino

di Redazione
Pubblicato il Dic 30, 2015

L’empedoclino Gioacchino Cimino, 61 anni, arrestato nell’operazione della Squadra Mobile di Agrigento, denominata “Icaro”, il 2 dicembre scorso, resta in carcere.

Lo ha disposto il Tribunale del Riesame che ha rigettato le istanze della difesa del Cimino confermando la misura restrittiva già applicata nei confronti dell’uomo, presunto affiliato alla famiglia mafiosa di Porto Empedocle.

Sono sei le persone finite in carcere nell’ambito dell’operazione antimafia “Icaro” condotta dalla polizia: Antonino Iacono, 61 anni, indicato come il capo della “famiglia” di Agrigento ; Francesco Messina, 58 anni, ritenuto il capo della “famiglia” di Porto Empedocle; Francesco Capizzi, inteso “il milanese”, 50 anni; Francesco Tarantino, inteso “Paolo”, 29 anni; Gioacchino Cimino, 61 anni, e Giuseppe Picillo, 53 anni, di Favara. Il Gip del tribunale di Palermo aveva disposto invece gli arresti domiciliari per Pietro Campo, 63 anni, di Santa Margherita Belice (Ag) poi revocati dal Tribunale del Riesame; Giacomo La Sala, 47 anni, anche lui di Santa Margherita Belice e per Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale (Pa). Obbligo di presentazione alla Pg, invece, per Vito Campisi, 45 anni, e Antonino Grimaldi, 49 anni, entrambi di Cattolica Eraclea (Ag); Santo Interrante, 34 anni, e Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, di Santa Margherita Belice (Ag).

Le indagini hanno investito il capoluogo agrigentino e la zona occidentale di Agrigento, “permettendo di ricostruire la pianta organica dell’associazione mafiosa Cosa Nostra in quel territorio ed, in particolare, di raccogliere numerosi elementi indiziari a carico del capo famiglia della cosca di Agrigento, Antonino Iacono, agrigentino, 61 anni e del capo famiglia della cosca di Porto Empedocle, Francesco Messina, nato a Porto Empedocle, 58 anni. Questi ultimi, in particolare, operavano con metodo mafioso ed estorsivo per condizionare l’attività di ristrutturazione del rigassificatore di Porto Empodecle”.

 

di Redazione
Pubblicato il Dic 30, 2015


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