Agrigento2020, Marco Zambuto: “Il rigassificatore avrebbe deturpato la nostra identità turistica”

Diego Romeo

Agrigento

Agrigento2020, Marco Zambuto: “Il rigassificatore avrebbe deturpato la nostra identità turistica”

Intervista Di Diego Romeo al candidato sindaco di Agrigento Marco Zambuto
di Diego Romeo
Pubblicato il Set 14, 2020
Agrigento2020, Marco Zambuto: “Il rigassificatore avrebbe deturpato la nostra identità turistica”

Ho la netta impressione che queste elezioni comunali con il carico di “affetti civici” che si porta dietro, sia diventato uno spettacolo delimitato da due film.  All’inizio troviamo il leggiadro “Tutti dicono i love you” di Woody Allen mentre alla fine, con malinconia e forse rabbia gli elettori dovranno rivedere “Sembrava fosse amore e invece era un calesse” del grande  Massimo Troisi.  In fatto di amore per la città mi pare che la storia racconta di un referendum contro il rigassificatore empedoclino indetto dall’allora sindaco Zambuto  e poi le dimissioni rassegnate dallo stesso in seguito ad una accusa da cui fu poi ampiamente assolto. Eppure, nonostante sia una testimonianza di amore alla città, nonché una pubblicità gratuita, i due episodi non li ricorda nessuno, neanche i più feroci editorialisti,  segno di una campagna elettorale blindata, stranamente  autocensurata e senza pubblicità gratuita.

“Penso solamente di voler dedicare alla città la passione politica che mi ha mosso, per difenderla e rappresentarla, andando anche controcorrente. Battaglie dove ho sempre pagato un prezzo e quella del rigassificatore  ha salvato l’identità di Agrigento. Altrimenti oggi ci saremmo ritrovati con una città dall’identità completamente sventrata e deturpata. Oggi possiamo affermare che la nostra città non solo è a vocazione turistica ma ad identità turistica”.

Scorrendo le liste civiche mi sono ricordato dei 44 assessori che a turno sono stati beneficati e talora da lei  valorizzati durante gli anni della sua sindacatura. Erano anni dove a Roma i governi cambiavano ogni trimestre e con i comuni e le province che necessitavano di un bilanciamento politico. Le chiedo, dove sono andati a finire i rampolli di queste 44 turnazioni?

“E’ rimasto con tanti  un buon rapporto di amicizia, altri non li ho più visti. Quella è stata una fase politica dove avevo la guida della città ma dovevo confrontarmi con un quadro politico complessivo molto cangiante. Ciononostante siamo riusciti a fare cose importanti per la città, cose delle quali ancora oggi non sono risolte dopo il nostro input. Dopo quasi sei anni ci ritroviamo con una città che rispetto alle questioni che io avevo affrontato è ancora ferma. Non sono stati risolti nodi fondamentali”.

C’è un dato controproducente in questa campagna elettorale. Ci sono parti politiche che si  annettono con tutti gli onori vecchi comunisti o ex comunisti più o meno malconci, invece altre parti politiche  rifuggono l’odore comunista (e lei ne è stato una vittima) e brandiscono crocefissi, santi rosari e immaginette sacre. Insomma non hanno paura del cristianesimo che è milioni di volte “peggio” del comunismo. Come si spiega? Anche perché di questo passo e di fronte a queste interpretazioni di Lega e Fratelli d’Italia , l’Etna si può arrabbiare e vomitare fiamme e lapilli. La punizione un tempo  invocata, “Forza Etna”, potrebbe rivelarsi un boomerang. 

“Da tempo ormai l’Italia politica rincorre il populismo, si utilizzano tanti soggetti e oggetti per motivare le scelte. Comunque siamo tutti ai nastri di partenza di questa campagna elettorale e occorre concentrarsi sui bisogni della città e mi riallaccio a quanto dicevo prima sui nodi irrisolti, La rete idrica cittadina per esempio. Nel 2010 c’è il decreto del presidente della regione e nel marzo 2012 il Cipe approvava il progetto di realizzazione. Siamo ancora fermi a quel punto. Altro tema, la depurazione della città. Faccio nel 2011 una conferenza di servizi che sblocca definitivamente una vicenda quarantennale dove c’era il depuratore del Villaggio Peruzzo con le sue vicende giudiziarie. La non risoluzione del depuratore del Villaggio Peruzzo aveva fatto si che tutto il piano fognario della città fosse bloccato e per i regolamenti  della Cee non si potevano fare interventi di depurazione ad Agrigento nord, Agrigento Bassa e quadrivio Spinasanta fino a Fontanelle e a valle della via Imera. Allora parti la grande progettazione del depuratore del Villaggio Mosè e soprattutto si decise per i non pennelli a mare ma i reflui venivano condotti a Sant’Anna sbloccando una situazione che durava da trent’anni. Oggi, dopo sette anni apprendo che  il bando per la realizzazione del depuratore del villaggio Mosè  avrebbe cambiato gestore. Siamo fermi ancora a quel dato e questo ha fatto si che non si potessero realizzare le urbanizzazioni del Villaggio Mosè che rimane coi suoi tanti problemi. Tutti problemi non ancora affrontati.   Ancora da risolvere il problema dei cimiteri con le tante salme che sono depositate al cimitero di Piano Gatta in attesa di sepoltura. La politica non può fermarsi dinanzi alle vicende giudiziarie di Piano Gatta. Infine il Piazzale Rosselli la cui impresa di costruzione uscì indenne dalle accuse e ciononostante è ancora tutto fermo. Tutti sappiamo quanto sia fondamentale il parcheggio di Piazzale Rosselli per la viabilità cittadina. Le uniche cose realizzate risalgono ancora al periodo della mia sindacatura.  La narrazione di questi anni è stata  una autocelebrazione distante dalla vita reale dei cittadini”.

Facile notare che la partita che si gioca in queste elezioni è tutta fra democristiani e non dico ex perché sappiamo che nessuno di voi rinnegherà la Democrazia cristiana. Però diciamo che la Dc ci ha lasciato Agrigento nello stato che sappiamo. Non è che per caso nella sua passione politica c’entra pure una certa voglia di espiazione?

“Penso che ognuno di noi è figlio del suo tempo e dalle esperienze si trae grande giovamento. Sono stati fatti errori che ancora oggi paghiamo e che però  dobbiamo risolvere”.


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