Messina

Furto al MuMe di Messina, i quattro custodi che erano in servizio sono stati trasferiti

Si tratta di due dipendenti regionali e due lavoratori Asu.

Pubblicato 2 ore fa

MESSINA (ITALPRESS) – Sono stati trasferiti in altri siti culturali della provincia di Messina i quattro custodi che erano in servizio al Museo regionale Accascina la sera del 15 agosto, quando sono state rubate quattro opere attribuite ad Antonello da Messina.

I quattro, attualmente in ferie, al rientro non torneranno nel museo di viale della Libertà: due saranno destinati a strutture della zona orientale della provincia, gli altri due in siti dell’area tirrenica. Si tratta di due dipendenti regionali e due lavoratori Asu.

Il trasferimento rappresenta, al momento, uno dei provvedimenti adottati nell’ambito della gestione della vicenda, ma per i quattro potrebbero esserci ulteriori conseguenze. Nei loro confronti è infatti previsto l’avvio di un procedimento disciplinare, che potrebbe arrivare fino al licenziamento.

L’iter disciplinare sarà avviato dopo che il dipartimento regionale dei Beni culturali avrà ricevuto la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio, chiamata a ricostruire quanto accaduto nella notte del furto.

CNR “IMPRONTA DIAGNOSTICA PER RICONOSCERE OPERE RUBATE”

Una “carta d’identità” scientifica potrebbe aiutare a riconoscere le opere di Antonello da Messina sottratte nei giorni scorsi dal Museo Regionale di Messina. A renderlo possibile è la documentazione diagnostica realizzata nel 2018 dal Cnr e dall’Università degli Studi di Palermo, che ha consentito di raccogliere un insieme di dati identificativi sulle due tavole. La campagna fu curata dall’Istituto per i processi chimico fisici del Cnr di Messina (Cnr-Ipcf) e dal Dipartimento Stebicef dell’Università degli Studi di Palermo. Le opere furono sottoposte a una serie di analisi attraverso metodologie non invasive e non distruttive. Radiografia digitale diretta, infrarosso, fluorescenza UV e X, spettroscopia Raman e tecniche di imaging diagnostico hanno permesso di documentare le caratteristiche materiali e lo stato di conservazione delle opere. L’insieme dei risultati ottenuti costituisce una sorta di “impronta diagnostica” delle tavole. In caso di ritrovamento, spiegano dal Cnr, i dati acquisiti nel 2018 potranno essere utilizzati per effettuare un confronto e verificare l’identità delle opere.

-Foto ufficio stampa Museo di Messina-
(ITALPRESS).

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