Agrigento

Amministrative 2026, macché unità del centrodestra: ecco perché Di Mauro spariglia le carte

Il deputato autonomista si diceva pronto ad un "sacrificio" per la città, ma gli alleati non lo vogliono

Pubblicato 1 ora fa

La scena, così come la raccontano alcuni dei presenti – chi più, chi meno con toni enfatici – è stata sostanzialmente questa.

Tavolo regionale del centrodestra, i maggiorenti dei partiti di Governo della Sicilia (compreso il figliol prodigo DC) stanno ragionando delle prossime amministrative. Pesi e contrappesi, nomi, equilibri da far quadrare.

Si inizia a parlare di Agrigento. Il nome di Piero Luparello, per giorni e giorni sventolato, sembra adesso molto meno probabile di quanto non si voglia far credere. “Non lo sento da almeno 20 giorni” confida a microfoni spenti un esponente politico che fin dal primo momento ne aveva sostenuto la candidatura. Il nodo è nel DNA. Quello politico, chiaramente: se le candidature dovranno essere di “bandiera”, i partiti non potranno giocare a rimpiattino riparandosi dietro lo scudo del civismo. E in tal senso il nome del medico, sebbene stimato, non piacerebbe agli uomini e alle donne di partito.

La parola passa agli Autonomisti. Il nome sul tavolo è quello dell’uscente Franco Micciché, ma la risposta dei presenti è fermamente contraria: in questi cinque anni non ha brillato e, soprattutto, non è esattamente il più “amato dagli italiani”, come le famose cucine. È a quel punto che, tra il serio e il faceto, Roberto Di Mauro fa un passo avanti.

“Mi sacrifico per il bene di Agrigento” avrebbe affermato dinnanzi agli alleati sbigottiti. Scoppia il caos, con Lega e DC che per primi hanno ritenuto irricevibile la proposta e che – dicono alcuni off record – sono pronti a spaccare la coalizione se gli Autonomisti insisteranno con la candidatura dell’ex deputato. Tace, sorniona, Forza Italia: sebbene la deputata regionale Margherita La Rocca Ruvolo non ami particolarmente Di Mauro, ad Agrigento non tocca palla. Il terreno di “caccia” è di Riccardo Gallo e lui con l’ex sindaco delle “Somme urgenze” dialoga da tempo. Sotterrata per “amor di patria” l’ascia di guerra, i due hanno potuto dettare buono e cattivo tempo: un esempio è la vittoria al Libero Consorzio per arginare la DC e Fratelli d’Italia.

Proprio il partito del “Fu” Totò Cuffaro, che fino a pochi giorni fa puntava il dito contro il resto del centrodestra temendo di essere lasciato fuori dalle decisioni elettorali, è adesso comodamente seduto al tavolo e potrebbe quindi aver dimesso i propositi più bellicosi, per quanto pochi giorni fa in un bar (ancora i bar!) del viale della Vittoria l’ex sindaco e potenziale candidato Lillo Firetto è stato intravisto in compagnia di Marco Zambuto e Silvio Cuffaro. Certamente una rimpatriata tra amici.

La verità dei fatti è che la candidatura potenziale di Di Mauro, che ha lasciato sorpresi persino i suoi più intimi sostenitori politici locali, è troppo seria per essere solo una provocazione. Lo è per le ricadute politiche ed amministrative ma soprattutto per il peso specifico di un uomo che negli ultimi decenni ha deciso il destino della città senza essere mai costretto alla ribalta. Micciché in tal senso gli ha forzato la mano, perché Di Mauro è stato più volte in prima fila a sostenerlo nei momenti di maggiore difficoltà. Sua la responsabilità, sua anche la sconfitta politica di un primo cittadino che nemmeno i partiti – in crisi sulle candidature – reputano accettabile. Da chiarire che fine farà Calogero Sodano, che proprio il deputato regionale aveva tirato dentro in vista del voto della primavera 2026 come candidato del centrodestra. L’ex sindaco attende al balcone, ma continua a dirsi fiducioso di questo ultimo “giro di valzer” a Palazzo dei Giganti. Almeno, fino ad oggi.

C’è poi un tema che non è elettorale ma è di altro genere. Di Mauro è il “Mister X” dell’inchiesta “Appalti e mazzette”. L’indagine, che si è rivelata poi essere solo una piccola parte in uno scacchiere molto più ampio in cui politica e potere si intrecciano sotto più fronti, ha colpito l’allora assessore ai Rifiuti più in profondità di quanto lui stesso lasci trapelare. Quelle dimissioni, necessarie per evitare forse misure restrittive della libertà personale, diventano inutili dinnanzi ad una possibile elezione a sindaco, ed è quindi possibile immaginare che la Procura farà le sue mosse sullo scacchiere per necessità d’indagine, in questo e in altri casi.

Il centrodestra si riunirà ancora una volta nei prossimi giorni, e stavolta – dicono tutti – per mettere sul tavolo nomi praticabili e proposte concrete.

La domanda che però tutti si fanno, al di là di ogni legittima considerazione è: chi può dire di no a “Mister X”?

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