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Il fortino della droga a Licata, processo al “capo del Bronx” approda in Cassazione 

La base operativa dell’associazione era il Bronx di Licata. Un intero quartiere che sembrava inespugnabile

Pubblicato 1 ora fa

Il processo scaturito dalla maxi inchiesta “Hybris”, l’operazione della Squadra mobile di Agrigento che ha disarticolato una imponente piazza di spaccio nel quartiere del Bronx a Licata, approda in Cassazione. Ad occuparsi della vicenda il prossimo 25 febbraio, giunta ormai all’epilogo a distanza di oltre tre anni dagli arresti, saranno i giudici delle terza sezione.

Sul banco degli imputati siedono Michele Cavaleri, ritenuto il personaggio chiave dell’intera inchiesta, già condannato a venti anni di reclusione in primo e secondo grado; Concetta Marino, alla quale sono stati inflitti 15 anni e 8 mesi di reclusione; Angelo Sorriso, condannato in appello ad otto anni e due mesi di carcere. L’operazione Hybris scatta nel febbraio 2023 quando gli agenti della Squadra mobile di Agrigento eseguirono ben 25 arresti. L’ipotesi accusatoria – che ha retto finora in tutti i gradi di giudizio – sostiene l’esistenza e la piena operatività di un’associazione a delinquere dedita all’importazione, al trasporto e alla vendita di ingenti quantitativi di cocaina. La base operativa dell’associazione era il Bronx di Licata. Un intero quartiere che sembrava inespugnabile ma che invece è stato letteralmente scardinato da un’intensa attività investigativa durata quasi un anno e mezzo. Perché a controllare e monitorare ciò che avveniva nel quartiere non erano soltanto i poliziotti ma anche gli stessi indagati. Il gruppo, capeggiato e diretto da Michele Cavaleri, aveva infatti allestito un vero e proprio servizio di vigilanza sul territorio: telecamere installate nei vari punti di accesso oltre a vedette e sentinelle pronte a far scattare l’allarme all’eventuale arrivo delle forze dell’ordine. E durante le indagini è emerso come il sodalizio controllasse, ad esempio, gli spostamenti delle pattuglie arrivando anche a contare le automobili e ipotizzare un blitz.

Adesso uno dei tre tronconi processuali arriva a conclusione con il verdetto della Cassazione atteso per il prossimo 25 febbraio. Un altro stralcio, invece, è pronto ad approdare in Corte di appello: in primo grado sono stati condannati a venti anni di reclusione Antonietta Casaccio, moglie di Michele Cavaleri, Fabio Della Rossa (14 anni di reclusione), Francesco Cavaleri (3 anni e 3 mesi di reclusione) e Salvatore Cavaleri (1 anni e 3 mesi di reclusione con pena sospesa). Nel collegio difensivo anche gli avvocati Giovanni Castronovo e Giuseppe Vinciguerra.

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