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Il figlio morì in un incidente a Licata, lo sfogo dei genitori: “Stiamo stanchi, vogliamo giustizia”

È lo sfogo dei genitori di Giuseppe Di Stefano, il 28enne di Gela che perse la vita il 25 ottobre 2025, sulla Provinciale 67 ad Agrigento, dopo che un furgoncino gli tagliò la strada

Pubblicato 6 minuti fa

“Siamo stanchi. Stanchi di aspettare, stanchi di dover affrontare l’ennesimo rinvio in tribunale, stanchi di vedere passare il tempo senza riuscire ad avere le risposte e la giustizia che cerchiamo da quando nostro figlio è morto”. È lo sfogo dei genitori di Giuseppe Di Stefano, il 28enne di Gela che perse la vita il 25 ottobre 2025, sulla Provinciale 67 ad Agrigento, dopo che un furgoncino gli tagliò la strada. La famiglia del giovane è assistita da Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nella tutela dei familiari delle vittime della strada. “Ci avviciniamo a una data che per noi rappresenta una ferita impossibile da rimarginare – continuano il papà Giovanni e la mamma Daniela – Da quel giorno la nostra vita è cambiata per sempre e non vogliamo arrivare a un altro anniversario con le stesse domande, con la stessa sofferenza e soprattutto senza risposte. Nostro figlio merita giustizia”.

Nell’udienza di questa mattina il giudice per le udienze preliminari Giuseppe Maria Miceli è stato sostituito dal collega Alberto Lippini e l’avvocato difensore dell’indagato ha chiesto il termine per il patteggiamento. “Noi di Giesse, che assistiamo la famiglia, non possiamo ignorare il peso umano di questa attesa. Dietro ogni udienza rinviata ci sono persone, affetti spezzati e genitori che continuano a convivere con un’assenza incolmabile – spiegano il referente Giesse Diego Ferraro e l’avvocato fiduciario Rita Parla. Non chiedono che il dolore venga cancellato, perché questo non sarà mai possibile. Chiedono giustizia, risposte e tempi che rispettino anche la sofferenza di chi è rimasto. Noi continueremo a essere al lorofianco, sostenendoli nel percorso che stanno affrontando e dando voce alla loro richiesta, con rispetto per il procedimento giudiziario e per tutte le persone coinvolte”.

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