Sicilia

Roberto Di Mauro: “Ben-Abdelaali alla guida dell’Ircac è un’offesa all’Ars”

“Salvo colpi di scena dell’ultimo minuto che non ci aspettiamo, oggi si insedierà alla guida dell’Ircac (Istituto regionale per il credito alla cooperazione, ndr), Sami Ben-Abdelaali, già componente del gabinetto dell’assessore Lantieri e notoriamente fedelissimo del presidente Crocetta. Prosegue, quindi, senza sosta l’operazione di occupazione ‘manu militari’ di posti chiave dell’Amministrazione e delle sue società […]

Pubblicato 9 anni fa

“Salvo colpi di scena dell’ultimo minuto che non ci aspettiamo, oggi si insedierà alla guida dell’Ircac (Istituto regionale per il credito alla cooperazione, ndr), Sami Ben-Abdelaali, già componente del gabinetto dell’assessore Lantieri e notoriamente fedelissimo del presidente Crocetta. Prosegue, quindi, senza sosta l’operazione di occupazione ‘manu militari’ di posti chiave dell’Amministrazione e delle sue società controllate da parte di Crocetta, che non esita a compiere spregiudicate operazioni molto discutibili sul piano giuridico e certamente da condannare sotto il profilo politico e morale”. Lo dice Roberto Di Mauro, presidente del gruppo parlamentare del Mpa all’Assemblea regionale siciliana. “Non possiamo, infatti, non ricordare – prosegue Di Mauro – che il Ben-Abdelaali, soggetto esterno all’Amministrazione regionale, non è stato sottoposto ad alcun vaglio, grazie a un escamotage che ne ha visto la precedente nomina (appena due giorni prima del decreto riguardante la carica di presidente Ircac) all’interno di un gabinetto assessoriale”. In questo modo per il parlamentare autonomista “è stato impedito all’Assemblea regionale di vagliare titoli e competenze ed esprimere il proprio parere vincolante. Una simile prassi, paradossalmente, non può che alimentare i sospetti che titoli e competenze fossero del tutto inadeguati al delicato ruolo di governo di un ente che svolge una importantissima funzione a servizio dell’economia e dell’imprenditoria cooperativa siciliana”. Per Di Mauro, “è un comportamento che non solo mortifica il ruolo dell’Ars, ma offende anche il mondo della cooperazione, che meriterebbe un maggiore coinvolgimento in scelte che ne possono pesantemente condizionare l’operato in Sicilia”.

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