Casteltermini: partita una infuocata campagna elettorale
A Casteltermini si inaugura ufficialmente la campagna elettorale. Ai nastri di partenza, la scorsa domenica, i Cinque stelle, con il coraggio e l’emozione che sono un tutt’uno con qualsiasi tipo di esordio. Per l’occasione, i pentastellati giocano il tris d’assi: il deputato Matteo Mangiavallo, l’europarlamentare Ignazio Corrao e l’alfiere siciliano del movimento, Giancarlo Cancelleri. Per […]
A Casteltermini si inaugura ufficialmente la campagna elettorale.
Ai nastri di partenza, la scorsa domenica, i Cinque stelle, con il coraggio e l’emozione che sono un tutt’uno con qualsiasi tipo di esordio. Per l’occasione, i pentastellati giocano il tris d’assi: il deputato Matteo Mangiavallo, l’europarlamentare Ignazio Corrao e l’alfiere siciliano del movimento, Giancarlo Cancelleri.
Per Cancelleri la folla, “il palco” (che per l’occasione non c’era), l’ars oratoria sono ormai un dettaglio. Il portavoce siciliano del movimento ha ormai la sicumera dei veterani. Tra il simpatico e l’energico, surriscalda la piazza. Strizza l’occhio mentre dice che al candidato sindaco “abbiamo messo il microchip” e tra un applauso e qualche voce di sostegno nel pubblico, ripete come un mantra l’ideale grillino, calato nella realtà castelterminese.
Prende quindi parola il candidato Filippo Pellitteri, trentanovenne, avvocato, all’esordio politico, ma con una tradizione familiare nei ranghi moderati del vecchio corso – il nonno è stato due volte sindaco di Casteltermini tra le fila della Dc.
Pellitteri è visibilmente emozionato. Ripete più volte di essere “un visionario” e si riferisce a un cambiamento diametrale nelle dinamiche di vita del paese. Il riferimento è alla crisi senza precedenti e alla possibilità “di darsi una possibilità”, smarcandosi dal voto ai soliti partiti. La chiosa di Pellitteri: “Nella cabina elettorale l’elettore è solo. Può decidere liberamente cosa fare”.
Da pasionaria, l’intervento della candidata al Consiglio comunale, Rosita Mondello. Parole di sconforto verso il vecchio modo di fare politica locale ed energia nel prospettare il cambiamento, con un invito a votare i Cinque stelle non solo alla voce del sindaco ma anche a quella del Consiglio. Riferimenti alle risorse del territorio, su tutte la miniera museo Cozzo Disi, sono pronunciate da un altro candidato al Consiglio, Giovanni Antinoro. Gli altri aspiranti allo scranno nell’assise locale, fanno, per ora, solo una veloce passerella. C’è un equilibrio ottimale tra i due sessi. I candidati sono espressione, a ventaglio, della comunità locale: c’è l’impiegato, l’insegnante, la casalinga, i giovani laureati, i liberi professionisti. Non ci sono appuntamenti a breve termine, ma l’esordio è stato accolto da un’incoraggiante presenza di pubblico: simpatizzanti, super partes ma anche esponenti degli altri fronti.
Ultimi particolari da definire nelle liste degli altri due candidati a sindaco: Arturo Ripepe e Gioacchino Nicastro. Quest’ultimo ha definitivamente reso nota la sua candidatura, affidandone a Facebook l’ufficialità. Ripepe e Nicastro scindono una tradizione politica, che a Casteltermini ha avuto uno zoccolo duro per diversi anni (sicuramente fino all’elezione di Sapia nel 2012). Che la scissura disperda i voti? Potrebbe accadere. I diretti interessati non la pensano così.
Ripepe – cinquantenne, impiegato e già consigliere provinciale – si presenta con la lista civica “Per Casteltermini”. Con lui convoglia una fronda di Mpa (di cui è esponente lo stesso candidato principale, ma anche Enzo Faraone, volto noto della politica locale e delle varie giunte del Sapia bis). Faraone pare sia uno dei papabili candidati al Consiglio, dove sarebbe un habitué. Con Ripepe anche Articolo 1, alias gli scissionisti del Pd, che hanno al vertice provinciale l’onorevole Angelo Capodicasa e a Casteltermini un veterano della politica di sinistra, Mario Mallia. Con tutta probabilità, però, non sarà Mallia a presentarsi all’elettorato, quanto il giovanissimo Francesco Paolo Navarra. In pole position anche Viviana Caltagirone, figlia del già sindaco Antonio, Antonella Vaccaro, figlia di Totò (cuffariano, ormai ex fedelissimo del clan dell’uscente sindaco Sapia, delle cui giunte è stato più volte componente).
Si sussurrano anche i nomi di Liliana Giuliano (nipote dell’onnipresente in Consiglio, Enzo Dolore, quest’ultimo cognato e fedelissimo di Ripepe), Piero Minardi (già consigliere comunale di maggioranza nella sindacatura uscente) e Gaspare Piazza.
Dalla parte di Nicastro, sostenuto dalla lista civica Costruiamo insieme il nostro futuro, ci sono i cuffariani al seguito del sindaco in carica Alfonso Sapia e di Gaetano Mancuso (potrebbero candidarsi Maurizio Giuliano – eletto diverse volte nell’assise cittadina – Gerlando Cannella – che bisserebbe il consenso delle scorse elezioni). Con Nicastro anche una quota di Mpa (i papabili: Maria Pia Greco – già vice sindaco nella giunta Sapia – Vincenzo D’Urso e Carmelo Scozzari – recentissimo vice sindaco e figlio del già consigliere provinciale Totò). Si profilerebbe anche la candidatura di Francesco Mallia, “centrodestrista” della primissima ora (ha militato in quella che fu Alleanza Nazionale, con una tradizionale familiare nel Msi).
Nicastro, quarantacinquenne, è un imprenditore locale, noto per le diverse attività gestite ed anche per essere lo sponsor fisso di alcune iniziative ricreative: il carnevale e più recentemente per aver dato un sostegno alla prossima Sagra del Tataratà (che proprio per carenza di fondi ha rischiato di saltare).
In settimana dovrebbero chiudersi le liste e dovrebbe partire il battage elettorale.
La competizione si profila ardua. Il comune, infatti, ha da un anno dichiarato il dissesto. L’operato degli amministratori uscenti è supportato (e controllato) da una commissione ministeriale, che dovrebbe analizzare le motivazioni della crisi e cercare di mettervi una sponda.
La comunità sembra in bilico tra il solito voto e quello più ardito di protesta. A disposizione poco più di un mese, per chiarire i dubbi a vantaggio di un nome che, vecchio o nuovo che sia, avrà l’onere di far sterzare vigorosamente il paese.
Non sarà facile.





