Politica

Elezioni a Casteltermini: parlano i candidati Ripepe e Pellitteri

Tre settimane al voto della svolta.  La chiamano così la competizione elettorale a Casteltermini. Il nuovo sindaco raccoglierà l’eredità del dissesto e dovrà fare“ di più” per un paese con tanti numeri in negativo: fuga di giovani, fuga di adulti, bassa natalità, conti in rosso, saracinesche abbassate, case in vendita, disoccupazione come mai prima di […]

Pubblicato 9 anni fa

Tre settimane al voto della svolta. 

La chiamano così la competizione elettorale a Casteltermini. Il nuovo sindaco raccoglierà l’eredità del dissesto e dovrà fare“ di più” per un paese con tanti numeri in negativo: fuga di giovani, fuga di adulti, bassa natalità, conti in rosso, saracinesche abbassate, case in vendita, disoccupazione come mai prima di adesso. Abbiamo pensato di intervistare i candidati a sindaco. Due di loro hanno accettato il nostro invito.

Si tratta di Arturo Ripepe, lista Per Casteltermini e di Filippo Pellitteri, Movimento cinque stelle. Gioacchino Nicastro, della lista Costruiamo insieme il nostro futuro, malgrado i nostri numerosi tentativi (mediati anche da esponenti della sua lista), non è stato rintracciabile.

Arturo Ripepe ha cinquantasei anni, è impiegato all’ufficio collocamento di Casteltermini, è noto per essere il “manager” della decina di cooperative esistenti nel territorio. In politica da sempre, con la casacca dei cuffariani ha conquistato, nel 2008, uno scranno al Consiglio provinciale. E’ poi virato verso Cantiere popolare, tentando, nel 2011, l’avventura all’Ars: gli è andata male. Oggi è in quota Mpa. Più volte protagonista della vita amministrativa Castelterminese (vice sindaco nella giunta Caltagirone e più volte assessore nella prima sindacatura Sapia), prova per la prima volta a conquistare la poltrona più prestigiosa del palazzo di città.

A sostenerlo dodici candidati, alcuni dei quali orgogliosamente “figli e parenti” d’arte. Il motto di Ripepe è proprio quello di portare avanti sì dei giovani, ma che abbiano alle spalle chi la politica la sa fare.

Filippo Pellitteri, trentotto anni, è avvocato, con all’attivo un master in Diritto internazionale, conseguito a Bruxelles. È all’esordio politico, diversamente non potrebbe essere poiché si presenta con i pentastellati. Porta nel sangue, però, un’eredità: il nonno, Filippo senior, anch’egli avvocato, è stato due volte sindaco democristiano del centro montano. Anche Pellitteri si presenta con una squadra di dodici sostenitors, tutti volti sì conosciuti a Casteltermini, ma dalla verginità politica assolutamente dichiarata.

Riassumiamo in tre punti il vostro programma elettorale

Pellitteri: Risparmio, ottimizzazione del sistema e della spesa, ritorno della città ai cittadini.

Ripepe: Riqualificazione del personale, capitalizzazione delle risorse, possibilità di acquistare Villa Maria.

Quindi, più nel dettaglio?

Pellitteri: Uno dei metodi di risparmio sarà, ad esempio, il taglio del contenzioso, poiché con le scorse amministrazioni si sono sciupate centinaia di migliaia di euro in nomine di avvocati, spesso per il solo gusto di nominarli. Sopperiremo con la creazione dell’avvocatura civica/comunale e con il rimaneggiamento della pianta organica degli impiegati: ciascuno avrà il ruolo più pertinente alla sua specificità. Ottimizzeremo il sistema “comune” informatizzando gli uffici, creando una rete online accessibile ai cittadini, cosicché pratiche e documenti siano di facile reperibilità. Meno passaggi all’interno della macchina amministrativa, con il vantaggio di tempi brevi e di costi ridotti. Tutto deve essere visibile e alla portata dei cittadini, delle cui idee avremo massima considerazione.

Ripepe: Il personale andrà istruito, come è giusto che sia, con dei corsi di aggiornamento, così da migliorarne le prestazioni. Cercheremo di sfruttare risorse presenti nel territorio, quali l’imponente casa di cura, da anni realizzata e mai attivata per i soliti cavilli burocratici. Questa potrebbe darci la possibilità di 40 posti letto per degenza, consentendo un notevole risparmio alle casse pubbliche. Acquistare Villa Maria così da sfruttare un suo potenziale: le piante rarissime che si trovano nei giardini. Vorremmo interessare le Università siciliane, per attivare, a Casteltermini un spin off delle facoltà di agraria. E’ un progetto ambizioso, ma che, se studiato bene, potrà dare tanto.

I vostri sono progetti ambiziosi, che potrebbero avere un freno nelle casse asciutte del comune. Per formare il personale, per riattivare le tante strutture “dormienti” o pericolanti del paese (ospedaletto n.d.r) occorreranno dei soldi. Avrete inoltre lo stop della commissione (che sta “vigilando” attualmente sui conti del comune) in termini di assunzioni di consulenti. Come farete?

Pellitteri: Ritengo che strutture quali il pastificio, il cosiddetto ospedaletto, la casa di cura sono sfruttabili se rimesse a posto e quindi, previo bando, affidate anche a soggetti privati. Per la risistemazione, potremo avvalerci dei tanti fondi nazionali ed ancor più europei (spesso fatti sfuggire dalla precedente amministrazione – e tra questi ve ne era uno di 300.000 euro destinabili alla miniera Cozzo Disi). La parola privatizzazione non deve fare paura. Anzi. Il comune resta proprietario e i privati possono fare il resto. Una delle idee che conciliano pubblico e privato è quella dell’albergo condiviso, che potrebbe avere un punto di partenza nell’ex pastificio. In merito agli stop della commissione, si deve precisare che, qualora fosse strettamente necessario,  potranno essere banditi concorsi previa autorizzazione della Corte dei conti. L’ iter è sì complesso, ma non impossibile.

Ripepe: Per quanto riguarda le figure di consulenti, che si rendono necessarie nella vita di un’amministrazione, conosciamo il divieto e puntiamo sull’aiuto di professionalità vicine alla nostra linea e che potrebbero supportarci a titolo gratuito. In merito alle tante opere “ferme” a Casteltermini, vorremmo realizzare il progetto del museo delle Arti bianche, da installare all’interno dell’ex pastificio, vorremmo acquistare Villa Maria, che è sempre stata proprietà di privati e non ha mai conosciuto gli onori che merita. Il costo non è proibitivo e partecipando al bando giusto, si potrebbero reperire i fondi. Una volta ristrutturata, partirebbe il coinvolgimento delle facoltà di agraria: potrebbe essere sede di dottorati, di scuole di specializzazione, di convegni e di seminari.

Parliamo di miniera Cozzo Disi. Potrebbe essere il volano definitivo per il paese. Quali sono le vostre proposte?

Pellitteri: Sono convinto dell’importanza del coinvolgimento dei privati. Occorre definire figure di professionisti, che si occupino della gestione, della sorveglianza, dei contenuti, della manutenzione. Queste figure non si potranno reperire solo tra le risorse comunali. Occorre che la partecipazione pubblica e privata si armonizzino. Sarà necessario rintracciare i fondi, tali da poter far decollare il progetto in tutti i suoi aspetti: museale, ma anche etnografico, sociologico. La miniera, per dare il meglio, dovrà essere fruita per quanto più possibile e non solo a livello museale, solo così potrà divenire un’attrattiva di portata internazionale.

Ripepe: L’intenzione è quella di proseguire nel lavoro iniziato quando io ero assessore della giunta Sapia. Un bel progetto che deve partire in tempi brevissimi. Far gestire la miniera al comune non è facile. Occorre ampliare lo sguardo su quanto la miniera può offrire e non limitarsi alle solite visite del museo. Per far ciò occorrerà attivare subito un ticket di ingresso, contattare i tour operator, così da entrare nei loro circuiti, creare un parcheggio a pagamento, riqualificare il personale.

Ultima domanda. Ma stavolta differente per ciascuno.

Avvocato Pellitteri, a chi le dice che è un volto nuovo, ma con una tradizione familiare di vecchia politica, cosa risponde?

Sono fiero di mio nonno Filippo e di mio padre Michele. Il nonno era politico e mio padre lo affiancava. Ero piccolo quando loro vivevano la vita amministrativa, ma ricordo bene il via vai della gente in studio quando nonno era sindaco. Da lui prenderò questo esempio: il sindaco deve aprire le porte ai cittadini e deve farlo per il bene comune. Mio nonno mi ha insegnato il rigore ed il rispetto per la cosa pubblica. Se questa è un’eredità politica, sono fiero di raccoglierla.

Arturo Ripepe, con il suo rivale Nicastro e con gli esponenti della lista, fino a qualche tempo fa eravate tutt’uno. Uniti nell’elezione di Sapia ed in altre lotte politiche. Qualcuno maligna che siate due facce di una stessa medaglie e che, una volta approdati in sala Sandro Pertini, tornerete ad essere un tutt’uno. Cosa risponde?

Ripepe: E’ una voce senza fondamento. Le mie posizioni politiche si sono distanziate da quelle dell’altro schieramento da tempo. Mi candidai “in solitaria” alle scorse regionali proprio contro Nicastro. Non la spuntammo, né io, né lui. Nei mesi scorsi, con il gruppo che sostiene Nicastro, abbiamo fatto un incontro in vista delle amministrative. Dissi che doveva uscire un nome nuovo. Così non è stato. Da lì la definitiva scissione!

Ci perdoni, Ripepe, ma lei si definisce un nome nuovo, eppure fa politica da sempre?

Io mi definisco un uomo che vuole fare il sindaco per risollevare le sorti del paese. Voglio essere come il borgomastro di certi film romantici: mischiarmi tra la gente, litigarci anche – se è il caso – ma essere il sindaco di tutti. Mi sento pronto a questo.

Pellitteri, ha a disposizione, per par condicio, ancora un’altra battuta.

Pellitteri: Se saremo eletti, uno dei nostri imperativi sarà: coinvolgere la gente. Dare voce alle idee dei cittadini. Il paese deve essere di chi lo abita. Solo facendo emergere le idee della comunità potremo avere il polso delle esigenze della comunità stessa e quindi risollevare l’animo e la sorte di questo paese.

Grazie e che vinca il migliore!

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