Favara

Da paese conosciuto per abusivismo selvaggio a meta per turisti: la riscossa di Favara si chiama “Farm”

A Favara, il paese dell’agrigentino conosciuto fino a qualche anno solo per gli l’abusivismo edilizio dilagante, lo chiamano il notaio ‘pazzo’, ma se di pazzia trattasi di sicuro e’ follia redentrice. Lui e’ Andrea Bartoli, ha scommesso in un sogno: ha scelto Favara, paese d’origine della moglie Florinda, invece di Parigi per provare le condizioni […]

Pubblicato 9 anni fa

A Favara, il paese dell’agrigentino conosciuto fino a qualche anno solo per gli l’abusivismo edilizio dilagante, lo chiamano il notaio ‘pazzo’, ma se di pazzia trattasi di sicuro e’ follia redentrice. Lui e’ Andrea Bartoli, ha scommesso in un sogno: ha scelto Favara, paese d’origine della moglie Florinda, invece di Parigi per provare le condizioni per vivere bene nella comunita’ di appartenenza. E cosi’ hanno fondato il centro culturale indipendente Farm Cultural Park il primo ‘parco turistico culturale’ made in Sicily, un esempio tangibile “di rigenerazione urbana” riconosciuto persino dall’UE. La Farm ha ridisegnato il volto della cittadina che da luogo da cui fuggire – dove dice scherzando Bartoli “chi vive ad AGRIGENTO fino a qualche tempo fa, non sarebbe andato nemmeno per sbaglio” – s’e’ trasformato in attrattore di energie e talenti, dove i giovani restano per provare a creare un futuro possibile. Gia’, perche’ in sette anni, secondo un primo studio sugli impatti economici legati alla nascita del centro culturale ‘innestato’ nel centro storico, sono stati investiti piu’ di 20 milioni di euro. La Farm, e quindi Favara, e’ diventata meta turistica da 120 mila visitatori all’anno. Sono nate nuove attivita’ economiche, create opportunita’ di lavoro (150 occupati stabili) oltre l’indotto. Ma c’e’ di piu’, perche’ la Farm, che annovera tra le altre cose una scuola di architettura per i piu’ piccoli, spazi espositivi e residenze per artisti, non e’ solo un luogo di ‘produzione’, sperimentazione e fruizione di Cultura, punta a creare un nuovo senso di comunita’ e con il recupero dell’intero centro storico a trasformare il Paese in meta turistica per diventare la seconda attrazione della provincia di AGRIGENTO, dopo la Valle dei Templi. “Io e Florinda – racconta Andrea Bartoli – abbiamo scelto Favara, invece di Parigi. E qui adesso stiamo facendo delle cose che forse all’estero non avremmo mai fatto. Il nostro desiderio era restare nella nostra comunita’ e stare bene. All’inizio ci consideravano degli ‘alieni’, c’era diffidenza, poi ci sono stati i primi riscontri. Stiamo mettendo le nostre idee e competenze a disposizione di tutti – prosegue – la scommessa era dimostrare che con arte e cultura si puo’”. “In questo forse sta nostra follia – aggiunge – le molla sono state la fiducia e l’entusiasmo. E poi qui succedono proprio cose belle. E’ una piccola capitale di rigenerazione urbana: e’ una comunita’ di persone che sta provando a cambiare lo status quo creando un modo nuovo di stare nel futuro”. E se persino dagli States pensano all’apertura di sede dell’ambasciata culturale americana proprio a Favara, nella factory della cultura a ‘ridosso’ della Valle dei Templi, prenderanno il via sette giorni di festa per i sette anni di Farm Cultural Park con un calendario di eventi dal 23 giugno al 1 luglio. Il primo appuntamento ai Sette Cortili e’ venerdi’ 23 giugno alle ore 20 con l’Architetto Raul Pantaleo dello studio TAMassociati, gia’ curatore del padiglione Italia della quindicesima Biennale di Architettura di Venezia, che dopo aver incontrato i bambini di Sou della scuola presentera’ “La sporca bellezza, indizi di futuro tra guerra e poverta’”.

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