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Omicidio Miceli, uomo ucciso con un piatto di marmo, Sciortino respinge le accuse

Ci sono voluti quasi due anni per chiudere il cerchio intorno al brutale omicidio di Giuseppe Miceli, artigiano 67enne di Cattolica Eraclea, massacrato all’interno della sua bottega di Via Crispi nel tardo pomeriggio del 6 dicembre 2015. Un omicidio che, proprio per le modalità efferate, aveva sconvolto la piccola comunità a pochi chilometri da Agrigento. […]

Pubblicato 8 anni fa

Ci sono voluti quasi due anni per chiudere il cerchio intorno al brutale omicidio di Giuseppe Miceli, artigiano 67enne di Cattolica Eraclea, massacrato all’interno della sua bottega di Via Crispi nel tardo pomeriggio del 6 dicembre 2015.
Un omicidio che, proprio per le modalità efferate, aveva sconvolto la piccola comunità a pochi chilometri da Agrigento.
I carabinieri del comando provinciale di Agrigento – coordinati dalla locale Procura nella persona del sostituto procuratore Silvia Baldi, hanno così arrestato Gaetano Sciortino, 53anni, operaio edile di Cattolica Eraclea. Le indagini, durate oltre un anno e mezzo, hanno subito una decisiva accelerata lo scorso autunno, nel mese di ottobre.
Decisivi – in tal senso – due momenti ben precisi che hanno indirizzato i carabinieri sulla pista che ha portato all’esecuzione della misura cautelare in carcere: il ritrovamento di alcune punte di trapano – oggetti che posseggono un numero seriale grazie al quale si è risaliti al proprietario, ovvero la vittima – e che erano state occultate dai figli di Sciortino in aperta campagna – e le analisi dei Ris di Messina su una scarpa ritrovata in un’area rurale appartenente al Sciortino che – a seguito di un confronto con le impronte ritrovate sulla scena del crimine – non hanno lasciato alcun dubbio. Sono stati alcune “imperfezioni” proprio sull’impronta lasciata da Sciortino a rendere “unica” quella prova.
Fondamentale è stata anche la collaborazione di alcuni esercenti del paese che, immediatamente, hanno fornito le immagini delle telecamere di sicurezza: da qui è emerso che Sciortino, prima di uccidere l’artigiano, aveva pedinato per quasi tre ore quella che sarebbe stata la sua vittima che sarebbe stata letteralmente massacrata all’interno della sua bottega con corpi contundenti quali un piatto di marmo, un booster e due motorini per autoclave.

Sciortino intanto nega tutto ed è pronto ad affrontare l’interrogatorio di garanzia previsto per domani presso il carcere di contrada Petrusa di Agrigento dove si trova rinchiuso, ha nominato già un avvocato, ma non si sa se rispondere alle domande che gli verranno poste o se si avvarrà della facoltà di non rispondere.

 

 

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