Agrigento

Sicilia: exit poll Piepoli per Rai, in lieve vantaggio nello Musumeci; ministro Alfano a rischio-soglia

Il risultato è virtuale fino alle 8 di domani mattina quando comincerà lo spoglio ma la posta in gioco a livello regionale e anche nazionale è reale. E altissima per tutti i partiti che puntano a vincere tra pochi mesi la corsa per Palazzo Chigi. Secondo gli exit poll, il candidato di centrodestra Nello Musumeci […]

Pubblicato 8 anni fa

Il risultato è virtuale fino alle 8 di domani mattina quando comincerà lo spoglio ma la posta in gioco a livello regionale e anche nazionale è reale. E altissima per tutti i partiti che puntano a vincere tra pochi mesi la corsa per Palazzo Chigi.
Secondo gli exit poll, il candidato di centrodestra Nello Musumeci vince con una forbice tra il 36 e il 40%, seguito dal 5 stelle Giancarlo Cancelleri con il 33,5-37%. Chiarissima e pesante è la sconfitta di Fabrizio Micari, candidato del Pd e di Ap, che sta tra il 16 e il 20 mentre la neonata sinistra unita si conta per la prima volta con Claudio Fava e raggiunge un risultato tra il 6 e l’10. Una partita importante, quella siciliana, per gli equilibri dell’isola che cambia maggioranza e governatore dopo i 5 anni di Rosario Crocetta.
A Palazzo D’Orleans, 5 anni dopo la sconfitta, potrebbe andare Musumeci, fortemente voluto da Giorgia Meloni e Matteo Salvini e accettato da Silvio Berlusconi per evitare una rottura che poteva costare ancora una volta la sconfitta al centrodestra. Ed invece, tra arancini e abbracci più o meno sinceri, il centrodestra torna alla guida della Sicilia e la vede come trampolino di lancio per la vittoria delle elezioni politiche.
“Cauto ottimismo”, non si sbilancia Musumeci. Il Cavaliere può vantare il ruolo di guida della coalizione con un risultato di lista tra l’11 e il 16 anche se lo sbarco di Salvini nell’isola è determinante per la vittoria del centrodestra.
“La cosa certa è che il governo è stato sfiduciato dall’80% dei siciliani. Ora scioglimento del Parlamento ed elezioni subito”, esulta il leader leghista.
Il calo dei votanti, invece, secondo M5S, ha danneggiato Cancelleri, anche lui alla seconda corsa da governatore nell’isola. Anche qui la posta in gioco nazionale è altissima: conquistando la prima Regione, Luigi Di Maio voleva superare il banco di prova da candidato premier mettendo a tacere gli ortodossi. Ma il risultato è comunque positivo e i grillini possono dimostrare che la campagna capillare, casa per casa, con la presenza di tutti i big, Beppe Grillo incluso, paga. E la sfida per Palazzo Chigi è apertissima.
“Un dato fantastico, eravamo soli contro le accozzaglie”, e’ il primo commento del grillino Ignazio Corrao.
Va male, invece, il rettore Micari, scelto da Matteo Renzi accogliendo la proposta di Leoluca Orlando e convincendo Angelino Alfano.
“Una sconfitta annunciata e indiscutibile” non si nasconde Lorenzo Guerini. La rottura con la sinistra di Fava danneggia, ma non in modo determinante, il centrosinistra prefigurando una divisione tra i dem e egli ex Mdp difficilmente sanabile a livello nazionale. Delude, secondo gli exit poll, il risultato del rettore ma anche il Pd sarebbe in calo rispetto alla percentuale del 13,4% di 5 anni fa con una forchetta tra l’8 e l’13%.
Un risultato che rischia di aprire una resa dei conti interna al partito a pochi mesi dalle politiche, con la minoranza che chiede una maggiore collegialità nelle decisioni e arriva a mettere in discussione il ruolo di Renzi come candidato premier. E che non aiuta la stabilità del governo Gentiloni alla vigilia dell’iter alle Camere della manovra. Anche perchè il commento a caldo del renziano Davide Faraone è al vetriolo contro il presidente del Senato: “Micari ha avuto il coraggio di candidarsi che Grasso non ha avuto”.
Parole che riaprono lo scontro con i bersaniani: “Ecco l’arroganza dei renziani”, replica Miguel Gotor.
L’unica consolazione, magra, di Renzi è di non essere arrivato quarto dopo i ‘Cento Passi’ di Claudio Fava, che ha aggregato i bersaniani con la sinistra di Nicola Fratoianni raggiungendo forbici ancora troppo aperte: tra il 6, non un exploit, e l’11.
“Fine politica di Angelino Alfano? Io non auguro la fine a nessuno, ma non c’è dubbio che dai dati, per Alfano non è una buona partenza – ha dichiarato Gianfranco Miccichè di Forza Italia a “Speciale Tg La 7″ di Enrico Mentana. Alfano si è svuotato da solo andando a sinistra, se fosse venuto da noi le cose cambiavano. Lui ha fatto una scelta diversa. E’ ovvio che tutti i suoi deputati regionali hanno preferito venire con noi, io non ho rubato niente a nessuno”.
Rincara la dose Renato Schifani a La7 in merito agli exit poll sulle regionali in Sicilia. Che afferma: “Se il partito di Angelino Alfano non dovesse superare la soglia entrerebbe inevitabilmente in una crisi esistenziale”.
E il sondaggio Istituto Piepoli e Noto per la Rai è impietoso.
Infatti, il secondo exit poll delle elezioni regionali in Sicilia, diffuso dall’Istituto Piepoli e Noto per Rai dopo la chiusura delle urne, premia il candidato del centrodestra, Nello Musumeci, con il 36-40%, seguito a ruota dal candidato del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, con il 33-37%. Staccati Fabrizio Micari (16-20%) per il centrosinistra e Claudio Fava (6-10%), sostenuto da Mdp e Sinistra italiana.
In corsa anche Roberto La Rosa, per il movimento indipendentista “Siciliani Liberi”.
Alternativa popolare del ministro Angelino Alfano rischia di non entrare a Sala d’Ercole
Secondo gli exit poll dell’istituto Piepoli-Noto, il movimento Cinque Stelle viene dato fra il 27 e il 31 per cento, la lista “Cento passi” di Fava fra il 7 e l’11 per cento, il Pdr-Sicilia Futura fra il 5 e l’8 per cento, il Pd fra l’8 e il 12 per cento, “Diventerà bellissima” fra il 3 e il 6 per cento, l’Udc fra il 5 e l’8 per cento e Forza Italia fra l’11 e il 15 per cento.

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