Il pentito Quaranta sul traffico di droga sull’asse Favara – Comiso – Calabria: Blando numero uno
Giuseppe Quaranta, il pentito quarantenne, primo a Favara, che tanto scompiglio sta creando a Cosa nostra di mezza Sicilia, ammette: “Si, sono stato boss di mafia. Capo mandamento a Favbara e referente della famiglia Fragapane di Santa Elisabetta. Poi sono stato posato perché non ho fatto arrivare a Francesco Fragapane, figlio del boss storico Totò, […]
Giuseppe Quaranta, il pentito quarantenne, primo a Favara, che tanto scompiglio sta creando a Cosa nostra di mezza Sicilia, ammette: “Si, sono stato boss di mafia. Capo mandamento a Favbara e referente della famiglia Fragapane di Santa Elisabetta. Poi sono stato posato perché non ho fatto arrivare a Francesco Fragapane, figlio del boss storico Totò, i soldi per sostenere la sua famiglia e i suoi parenti reclusi”.
Cominciano a diradarsi i mille punti interrogativi che le dichiarazioni spezzettate e mai complete (per ragioni investigative) di Peppe Quaranta avevano lasciato.
Adesso è chiaro perché dopo un breve periodo di reggenza della mafia agrigentina per conto di Francesco Fragapane, il pentito è stato posato: non portava soldi alla famiglia di sangue del boss sabettese. La rimozione, spiega a verbale Quaranta ascoltato dalla Dda di Catania tramite il Pm Valentina Sincero e dai carabinieri, (capitano Domenico Spataro e luogotenente Salvatore Calvo) del reparto investigativo di Ragusa) lo scorso 17 marzo e confluite nel processo in corso denominato “Proelio”.
Quaranta accusa a spada tratta tutti i componenti del clan Errigo di Comiso e una serie di ndranghetisti facenti capo al clan Pesce. Racconta di abigeati compiuti su commissione in territorio agrigentino, di traffici di cocaina e di estorsioni.
Ma nega di aver compiuto estorsioni come quella che gli viene contestata nel processo Kronos. Sei anni gli hanno dato in primo grado ma afferma risoluto: “No, perché io chiedo il confronto con gli imprenditori. Lo devo dire. Sì, ma qua la dobbiamo discutere ora. Gli yacht, la Porsche, i soldi, qua ci sono cose dell’altro mondo”.
Nega recisamente, dunque, di aver mai posseduto una Porsche ed altri simboli di ricchezza come invece sostengono alcuni affiliati del clan Errigo come emerso da alcune intercettazioni.
Sul traffico di droga fa capire di sapere molte cose:
Quaranta: Allora Battaglia, viene a sapere che Fragapane stesso, che aveva ricevuto una fornitura cli un chilo cocaina, da parte di Blando Giuseppe, di Favara, dove Fragapane aveva chiesto e doveva parlare con Blando Giuseppe. Io ho fatto l’appuntamento con Blando Giuseppe.
P.M. Sincero: Ma questo Blando Giuseppe è sempre di?
Quaranta: Di Favara che ha conoscenze con Battaglia, di vecchia data. Ho fatto l’appuntamento, ho detto a questo Blando che c’era Fragapane che gli voleva parlare, poi l’ho portato là. Fine estate del 2013.
P.M. Sincero: Fine estate. Quindi avete un altro appuntamento con Battaglia.
Quaranta: No, gli sto facendo il proseguimento della cocaina, che poi questa cocaina che Fragapane ha dato a Carmelo Battaglia. Io sto facendo un collegamento, mi segue? Fragapane mi chiede di avere l’appuntamento con Blando Giuseppe, di Favara, organico di “Cosa Nostra” favarese, e sia lui che suo fratello lavorano sempre con la cocaina, con la droga, storia vecchia. Io porto Blando Giuseppe da Fragapane. Loro in mia presenza si parlano e Peppe gli dà un chilo di cocaina. Si mettono d’accordo, quando la deve consegnare. Giuseppe Blando porta il chilo di cocaina a Fragapane. Carmelo Battaglia va a trovare, in mia assenza Fragapane Francesco. Dove Fragapane Francesco, gli dà una partita di cocaina, ricevuta dal Blando.
Perché io chiamo Battaglia? Quando Fragapane, mi dice ho dato una partita di cocaina, cento grammi, non ricordo bene, a Battaglia, Battaglia mi deve dare soldi. Perché quando ho scoperto questa cosa, a me Blando mi pressava per andare da Fragapane a prendere i soldi, perché Blando doveva pagare la cocaina. Dandola Blando a Fragapane in fiducia, doveva ricevere la somma. Poi ho parlato con Francesco Fragapane: “C’è Blando che vuole i soldi, come siamo messi? Questo viene ogni giorno, ad orario di pranzo a casa mia, che gli dico?”. Lui dice: ”Mi devi fare un piacere”.
“Quale piacere?” e lui: “Devi rintracciare a Carmelo Battaglia, perché mi deve dare soldi” ed io: “Di che cosa?”, “Della cocaina”, ed io: ”ma hai dato della cocaina a lui?”, dice: “Sì” ed io: ”Ma
lo sai che è cocainomane, questi soldi ora come te li deve dare?” e lui: “Mi devi fare questo piacere”. E ho iniziato a chiamare a Carmelo, di vederci: ”Carmelo, portami questi soldi”. E con Carmelo ci siamo incontrati un paio di volte al Sombrero, un bar, diciamo, sulla statale a Licata. Carmelo, una volta è venuto solo, e poi ha iniziato a venire con Errigo Concetto.
P.M. Sincero: E quindi a questo primo incontro, che cosa decidete, con Battaglia?
Quaranta: Di portare i soldi a Fragapane, perché gli ho detto che pressano a me. La persona che ha dato la cocaina a Fragapane, l’appuntamento l’ho fatto io, me l’ha chiesto Fragapane, perché si conoscono da vecchia data. Quello viene tutti i giorni da me, perché glielo dovevo portare io da Fragapane e quello viene tutti i giorni. Io ho comunicato a Fragapane, che quello aspetta i soldi per pagare il debito alla cocaina. Fragapane mi dice che a te ha dato pure la cocaina, tu non porti i soldi, dobbiamo stringere un po’ la situazione.






