Immigrazione: tratta di esseri umani, Dda dispone 2 fermi
Due nigeriani sono stati fermati ieri dalla Squadra mobile di Catania su disposizione della Dda Etnea. Si tratta di Frank Josiah, 41 anni, ed Edith Josiah 25 anni, in quanto gravemente indiziati, in concorso tra loro e con altri soggetti allo stato non identificati in Nigeria ed in Libia, dei delitti di tratta di persone […]
Due nigeriani sono stati fermati ieri dalla Squadra mobile di Catania su disposizione della Dda Etnea.
Si tratta di Frank Josiah, 41 anni, ed Edith Josiah 25 anni, in quanto gravemente indiziati, in concorso tra loro e con altri soggetti allo stato non identificati in Nigeria ed in Libia, dei delitti di tratta di persone – con le aggravanti della transnazionalità del reato, di avere agito mediante minaccia attuata attraverso la realizzazione del rito religioso-esoterico del voodoo, in danno di minori, al fine di sfruttare la prostituzione ed esponendo le persone offese ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica (facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali, che le sottoponevano a privazioni di ogni genere e a diverse forme di violenza, facendole giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti, esponendole ad un altissimo rischio di naufragio) – nonchè di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il provvedimento di fermo raccoglie gli esiti di un’articolata attività investigativa di tipo tecnico avviata dalla Squadra mobile, dopo la segnalazione di una minorenne di nazionalità nigeriana, chiamata “Raquel” costretta a prostituirsi da un uomo di nome “Frank”, rintracciabile presso un’abitazione nel popolare rione di “San Cristoforo”.
Gli agenti hanno effettivamente riscontrato la presenza di una coppia di cittadini nigeriani e di alcune giovani donne della stessa nazionalità, identificate per “Raquel” e “Alyssa” presumibili vittime di tratta, che sono state immediatamente collocate in strutture protette.
“Raquel” ha poi detto di aver lasciato la Nigeria all’età di appena quattordici anni a causa delle condizioni di disperata povertà del nucleo familiare, accettando la proposta di una connazionale dimorante in Italia che le aveva offerto di farsi carico delle spese del viaggio verso l’Europa con l’accordo che Raquel, una volta giunta in Italia, avrebbe lavorato alle sue dipendenze come prostituta e con i guadagni avrebbe pagato il debito di ingaggio pari a 15mila euro.
La ragazza era stata sottoposta ad un rito voodoo prima della partenza e con tale rito si era impegnata a pagare il debito e a non denunziare i propri aguzzini, altrimenti sarebbe morta. La minore, giunta a Catania in data l’11 ottobre del 2017 a bordo della nave della Marina militare francese “Ducuing”, assieme ad altri 134 migranti di varie nazionalità, su ordine dei propri trafficanti aveva dichiarato di esser maggiorenne e, dopo esser stata collocata in una comunità in provincia di Messina, aveva avvisato la madame che aveva inviato il proprio marito Frank Josiah a prelevarla presso la struttura: l’uomo l’aveva quindi condotta presso l’appartamento della coppia ove la madame Edith (moglie di Frank) la attendeva e la avviava, dopo appena, una settimana alla prostituzione su strada.
L’altra giovane, “Alyssa” ha reso dichiarazioni di analogo tenore riferendo anch’essa di esser stata costretta dalle condizioni di indigenza a lasciare il proprio paese, di aver assunto un debito di ingaggio consacrato con rito voodoo, di esser stata prelevata da due connazionali presso la struttura ove era stata collocata all’arrivo in Italia e di aver così raggiunto Catania dove ha trovato Frank ad attenderla per accompagnarla presso l’appartamento sito a “San Cristoforo”. Anche “Alyssa” è stata costretta a prostituirsi da Josiah e dalla moglie Edith, ai quali ha consegnato i proventi del meretricio.
La coppia di coniugi, successivamente all’intervento della Polizia di Stato e alla conseguente “perdita di possesso” delle due vittime (collocate subito in protezione) costituenti precipua fonte di reddito della coppia, si sarebbe adoperata intervenendo sui familiari delle ragazze tramite i correi in Nigeria, minacciandoli affinchè effettuassero pressioni sulle congiunte, convincendole a ritornare da loro commissionando anche l’esecuzione di nuovi riti voodoo finalizzati a ingenerare timore crescente, con ciò stesso strumentalizzando ancora una volta l’estrema vulnerabilità delle vittime. Nei ripetuti contatti con i parenti delle vittime emergevano involontarie confessioni. Edith, in particolare, lamentava ai parenti delle ragazze il comportamento di queste ultime che, invece, di dimostrarsi riconoscenti per tutto ciò che i coniugi avevano fatto per loro (ovvero per averle trasferite in Italia e averle subito immesse nel circuito della prostituzione su strada), dopo l’intervento della Polizia non li avevano più contattati e non avevano fatto ritorno presso l’abitazione senza ultimare il pagamento del debito di ingaggio (così ammettendo inequivocabilmente le proprie responsabilità).
Nei contatti con i correi Edith commentava con i propri interlocutori gli effetti del recente editto del Re Oba Ewuare II di Edo State con il quale erano stati annullati gli effetti dei riti celebrati per vincolare le vittime di tratta al pagamento del debito: la donna rilevava che a seguito dell’editto ormai molte vittime non avevano più paura ed avevano smesso di pagare le proprie madame ed addebitava la responsabilità della propria vicenda al Re Oba. Le indagini tecniche, coordinate dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catania – condotte dagli investigatori della Sezione “Criminalità straniera e prostituzione” della Squadra mobile – hanno fornito pieno riscontro alle dichiarazioni rese dalle due vittime, consentendo di accertare la condotta illecita degli indagati, consistente nell’avere reclutato, introdotto nel territorio dello Stato le tre ragazze ed altre giovani connazionali mediante minaccia ed approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica o psichica e di necessità al fine di indurle o costringerle a prestazioni sessuali o, comunque, al compimento di attività illecite tali da comportarne lo sfruttamento.
L’11 agosto le intercettazioni hanno rivelato l’intenzione dei due indagati di allontanarsi da Catania al più presto possibile (l’indagata “Edith”, la mattina dell’11 agosto, riferiva a “Frank” di avere addirittura sognato l’imminente arresto) la Dda ha emesso nei confronti degli indagati decreto di fermo di indiziato di delitto, eseguito nel corso della medesima giornata. I due sono adesso associati nella casa circondariale di Catania – Piazza Lanza, a disposizione dell’A.G.




