Catania

Diciotti, per i migranti due bagni chimici e una pompa per lavarsi. Razza: “nessuna emergenza sanitaria”

Due bagni chimici riadattati con scarico diretto in mare e privi di lavandini per 150 persone, di cui 13 donne, con una pompa sul ponte come unica possibilità di acqua corrente per la pulizia personale. Sono le condizioni in cui vivono i migranti da giorni a bordo della Diciotti, ormeggiata al porto di Catania senza […]

Pubblicato 7 anni fa

Due bagni chimici riadattati con scarico diretto in mare e privi di lavandini per 150 persone, di cui 13 donne, con una pompa sul ponte come unica possibilità di acqua corrente per la pulizia personale. Sono le condizioni in cui vivono i migranti da giorni a bordo della Diciotti, ormeggiata al porto di Catania senza che nessuno possa sbarcare. I migranti, 130 provenienti dall’Eritrea, 10 dalle Isole Comore, sei dal Bangladesh, due dalla Siria, uno dalla Somalia e uno dall’Egitto, hanno ricevuto ieri, tra le altri, la visita di una delegazione del Garante dei diritti delle persone detenute che al termine del lungo sopralluogo ha stilato un’informativa consegnata alle Procure che indagano sul caso, nella quale si sottolinea anche come le condizioni materiali degli ambienti che ospitano i migranti siano “assolutamente inidonee a permanenze prolungate”.

Intanto l’assessore alla Sanita’ della Regione siciliana Ruggero Razza sulla pagina facebook a proposito delle condizioni di salute dei migranti bloccati sulla nave Diciotti scrive:  “Senza alcun clamore, come dovrebbe agire chiunque non ami strumentalizzare fatti e circostanze a fini politici, ieri mattina ho sentito il responsabile siciliano Usmaf, Claudio Pulvirenti, e da lui ho appreso della sostanziale sicurezza sanitaria sulla nave Diciotti, dove operano in convenzione con la guardia costiera i medici del Cisom-Ordine di Malta”. “Da parte dei sanitari abbiamo avuto ampie rassicurazioni sullo stato di salute dei migranti– aggiunge Razza- e ho dato incarico al direttore generale dell’Asp di Catania, Giuseppe Giammanco, di essere a disposizione dell’apparato sanitario che sta operando in loco, se serve anche mediante la fornitura di medicinali. Non tocca a me- conclude- valutare l’enorme insensibilita’ con cui l’Europa ritiene di dover affrontare la tragedia delle migrazioni, caricandola sul nostro Stato. Possiamo solo sperare che qualcuno, finalmente, si svegli a Bruxelles”. 

 

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