Mafia e politica a Sciacca: procura impugna assoluzioni di Marciante, Di Natale e Catanzaro
In primo grado i due politici locali e l’imprenditore, ritenuto la mente imprenditoriale di Cosa nostra a Sciacca, sono stati assolti
La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha impugnato la sentenza di assoluzione disposta nei confronti dei politici locali Vittorio Di Natale (difeso dagli avvocati Antonino Reina e Antonino Tornambè), ex consigliere comunale di Sciacca, Rosario Catanzaro, e dell’imprenditore Giuseppe Marciante (difeso dagli avvocati Angelo Barone e Concetta Rubino), nipote di Domenico Friscia, titolare della Gsp Costruzioni, ritenuto la mente imprenditoriale della cosca. L’atto di appello è stato firmato dai pm Claudio Camilleri, Francesca Dessì e Maria Ticino. Adesso la Corte di appello fisserà la data del processo di secondo grado.
La vicenda è legata al processo scaturito dalla maxi inchiesta sulla riorganizzazione di Cosa nostra a Sciacca e sui rapporti del clan con la politica e l’imprenditoria locale. In primo grado era stato condannato soltanto Domenico Friscia a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Il giudice, tuttavia, aveva escluso il ruolo di promotore della nuova cosca. La vicenda interessava anche i politici locali Vittorio Di Natale (difeso dagli avvocati Antonino Reina e Antonino Tornambè), ex consigliere comunale, e Rosario Catanzaro, difeso dall’avvocato Carlo Venturella. Per l’accusaFriscia avrebbe incontrato Di Natale, un tempo in Forza Italia con cui provò ad entrare all’Ars, per poi candidarsi con la lista Onda al consiglio comunale. Ottenne 305 voti ma non fu eletto. A siglare l’accordo, sempre secondo l’accusa, fu Rosario Catanzaro. Sia Di Natale che Catanzaro sono stati assolti in primo grado. Il pm aveva chiesto nei loro confronti condanne rispettivamente ad 8 anni e 6 anni e 8 mesi di reclusione. Assoluzione anche per Giuseppe Marciante (difeso dagli avvocati Angelo Barone e Concetta Rubino), nipote di Domenico Friscia, titolare della Gsp Costruzioni, ritenuto la mente imprenditoriale della cosca. Marciante era accusato di associazione mafiosa.
Adesso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha impugnato le assoluzioni chiedendo un nuovo processo che si celebrerà davanti la Corte di appello del capoluogo.





