Agrigento

Agrigento, la Procura chiede la detenzione per Giuseppe Arnone, Sgarbi insorge

Non poteva durare. Ed in effetti è durato poco. Il simil-detenuto Giuseppe Arnone torna ancora nel vortice della polemica questa volta per interposta persona, e sul suo conto la Procura della Repubblica di Agrigento – personalmente il procuratore capo Luigi Patronaggio –  ha avanzato richiesta di revoca dell’affidamento dei servizi in prova ai servizi sociali […]

Pubblicato 7 anni fa

Non poteva durare. Ed in effetti è durato poco.

Il simil-detenuto Giuseppe Arnone torna ancora nel vortice della polemica questa volta per interposta persona, e sul suo conto la Procura della Repubblica di Agrigento – personalmente il procuratore capo Luigi Patronaggio –  ha avanzato richiesta di revoca dell’affidamento dei servizi in prova ai servizi sociali e conseguente cattura dell’ex ambientalista perchè sarebbe responsabile di violazioni agli obblighi imposti dal tribunale di sorveglianza.

Come è noto, Giuseppe Arnone sta scontando, affidato ai servizi sociali e non da detenuto, tre anni e mezzo di carcere perché condannato con più sentenze definitive per due episodi di calunnia ed uno di violenza privata.

Secondo il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, Arnone, avrebbe violato le prescrizioni imposte dal Tribunale di Sorveglianza che, nel marzo scorso prima e nel giugno successivo poi, aveva consentito di espiare le tre condanne senza detenzione.

Per Patronaggio “Arnone ha ripreso la sua attività diffamatoria celandosi dietro nuovi profili e usando lo schermo della collega di studio, avvocato Principato. Tale condotta, caratterizzata dalla callidità è segno di mancato ravvedimento e palese violazione del trattamento rieducativo impostogli”.

In soccorso di Arnone è intervenuto Vittorio Sgarbi: “Lo scorso 17 settembre, durante la trasmissione “Quarta Repubblica”, avevo dato notizia della presentazione di una serie di esposti, a firma dell’avvocato Giuseppe Arnone (rappresentato dal parlamentare di Forza Italia con qualche palese forzatura “storico militante della sinistra noto per, tra le altre cose, per le sue lotte contro l’abusivismo edilizio nella Valle dei Templi”). Tre giorni dopo Patronaggio, senza alcuna riserva per l’evidente conflitto d’interesse essendo lui stesso coinvolto, ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza la revoca dell’affidamento ai servizi sociali dello stesso Arnone”.

Sgarbi prosegue e afferma chiederà “al ministro della Giustizia l’invio degli ispettori ad Agrigento perché ne verifichino l’operato proprio in ordine alle vicende che lo oppongono all’avvocato Arnone”, indicandolo (con qualche palese forzatura) come colui “cui si vuol fare pagare, evidentemente, la sua incessante azione di denuncia contro la finta antimafia e i finti paladini della legalità”.

Francamente, il copione è unto e bisunto e non si registra nulla di nuovo rispetto al passato quando Arnone si avvaleva delle interrogazioni e della protezione di altri esponenti politici quali ad esempio –  tra gli altri –  Folena e Lumia (poi ravveduto) e preparava le interrogazioni per i “cattivi”, giudici compresi,  di turno.

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