Gioacchino Ferro (dell’omonimo e temuto clan mafioso di Canicattì) tira un sospiro di sollievo: non pagherà oltre 5 mln di euro di spese di giustizia
E’ di € 5.309. 003,36 l’importo della cartella di pagamento per le spese di giustizia notificata a tutti gli imputati, obbligati in solido, dei processi derivati dalla operazione denominata “Grande mandamento” risalente all’anno 2005, avente ad oggetto una vasta indagine, che ha coinvolto tre province siciliane e tantissimi soggetti, imputati di essere, a vario titolo, […]
E’ di € 5.309. 003,36 l’importo della cartella di pagamento per le spese di giustizia notificata a tutti gli imputati, obbligati in solido, dei processi derivati dalla operazione denominata “Grande mandamento” risalente all’anno 2005, avente ad oggetto una vasta indagine, che ha coinvolto tre province siciliane e tantissimi soggetti, imputati di essere, a vario titolo, fiancheggiatori ed autori della messaggistica dell’allora latitante capo dei capi Bennardo Provenzano.
Questa la richiesta di pagamento pervenuta ad uno degli imputati, Gioacchino Ferro, 51 anni di Canicattì (figlio di “u zi Antonio”, storica figura di capo mafia processato negli anni 80 – blitz Santa Barbara – appartenente ad una delle famiglie più “aristocratiche” della mafia di tutti i tempi) che tramite gli avvocati Angela Porcello e Giuseppe Giardina, ha chiesto la remissione del debito al Magistrato di Sorveglianza di Agrigento.
Il Magistrato di sorveglianza di Agrigento, Federico Romoli, con ordinanza del 3/8/18, ritenuto meritevole di accoglimento l’avanzata domanda, ricorrendo le condizioni di fondatezza in esito alle emergenze istruttorie e alle deduzioni difensive provate e sostenute dagli avvocati Porcello e Giardina, ha rimesso il debito nei confronti del Ferro.





