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Favara, il giallo di Gessica Lattuca, un mistero lungo 90 giorni

“Vado a fare un giro in piazza”, sono queste le ultime parole di Gessica Lattuca, la giovane mamma di Favara, di cui non si hanno più notizie dal 12 agosto scorso. Sono passati tre mesi dalla sparizione di Gessica e, nonostante il costante e assiduo impegno delle forze dell’ordine, che quotidianamente si occupano delle ricerche […]

Pubblicato 7 anni fa

“Vado a fare un giro in piazza”, sono queste le ultime parole di Gessica Lattuca, la giovane mamma di Favara, di cui non si hanno più notizie dal 12 agosto scorso.

Sono passati tre mesi dalla sparizione di Gessica e, nonostante il costante e assiduo impegno delle forze dell’ordine, che quotidianamente si occupano delle ricerche della ventisettenne e delle indagini relative, nonostante il clamore mediatico suscitato da questo vero e proprio rompicapo, nonostante presunte lettere anonime, scritte misteriose, voci e sussurra, niente da fare, questa mamma, questa giovane mamma di quattro figli, non si trova.

I familiari si sono recati dai carabinieri della Tenenza di Favara qualche giorno dopo la sparizione, inizialmente si pensò anche all’ipotesi di un allontamento volontario, ipotesi che durò poco però. Apparve chiaro che risultava molto difficile che una mamma affezionata potesse andare via da casa e non farvi più ritorno, senza preoccuparsi dei suoi figli, senza dire nulla.

Erano i primi giorni successivi a quel 12 agosto, i giorni degli appelli. Uno su tutti, quello di Filippo Russotto, il compagno di Gessica Lattuca, che in un post pubblicato sulla sua pagina personale di Facebook scrisse: “Una persona non può scomparire così da un momento all’altro. Se qualcuno sa dov’è mi contatti. Non succederà niente”.

Si cominciarono a fare diverse ipotesi, si parlo di una pista che portava ad un uomo di Villaseta. Nel frattempo la famiglia uscì allo scoperto con una nota: Si esprime la frustrazione dall’essere lasciati soli dalle Autorità in questo momento di tribolazione, auspicando un maggiore impegno  delle forze dell’ordine tutte nella ricerca della congiunta scomparsa senza escludere alcuna pista investigativa. La famiglia Lattuca – Caramanno nega e respinge ogni accostamento della figlia Gessica Lattuca di cui non si hanno notizie da domenica scorsa, a condotte illecite, diffidando gli organi di stampa a diffondere illazioni lesive del decoro e della dignità della predetta”. 

Della vicenda, poi, cominciarono ad occuparsi le televisioni nazionali. Prima fra tutte la trasmissione di Rai Tre, “Chi l’ha visto?”. Venne lanciato un appello e divulgata una scheda della ragazza. Le indagini coinvolsero, oltre i carabinieri, anche le altre forze dell’ordine, la polizia provinciale, la polizia locale, i vigili del fuoco, insomma, uno spiegamento di forze corposo per cercare di dare una soluzione al mistero. Ma niente. Pure i cani molecolari furono utilizzati, niente.

E mentre la vicenda assume contorni mediatici importanti i carabinieri della Tenenza di Favara, agli ordini di Giovanni Casamassima, proseguono le indagini nel massimo riserbo, interrogando i familiari della ragazza.

Poi fu la volta della “marcia per Gessica”, la marcia silenziosa organizzata per sensibilizzare l’opinione pubblica favarese. “Chi sa deve parlare, dare informazioni”, si disse.

E il dramma di una famiglia continuava. La mamma della ragazza iniziò a concedere interviste e lanciare appelli. IN una di queste, a Mattino Cinque la trasmissione di Federica Panicucci, ebbe a dire: “Mia figlia non si sarebbe mai allontanata volontariamente. Non lo avrebbe mai fatto. Teneva troppo ai figli e a me. Era uscita tranquilla e doveva tornare, come tutti gli altri giorni. A mia figlia è successo qualcosa. Forse voleva chiarire qualcosa con qualcuno… e mia figlia c’è rimasta. Non so con chi. Forse perchè non aveva lavoro, i soldi non le bastavano. Non mi diceva niente di particolare, solo che aveva tanti pensieri per la testa e che non poteva dare ai figli quello che avrebbe voluto. Forse mia figlia aveva qualcosa in testa ma a me non ha detto niente. Mia figlia è rimasta dentro una casa. Si saranno presi di panico e a mia figlia non so dove l’hanno portata. Chissà se l’avranno data a qualcuno. Forse perchè mia figlia beveva qualche birra. Qualcuno forse non sopportava che bevesse. Tutti bevono a Favara, anche i ragazzini di 13 o 14 anni. A qualcuno potrebbe aver dato fastidio che beveva. Il compagno non era d’accordo che Gessica bevesse. Le discussioni erano anche per questo. Mia figlia beveva solo birra ma non faceva cose brutte”.

Arrivò il giorno in cui il sostituto procuratore della Repubblica Paolo Vetro e l’aggiunto, Salvatore Vella, aprirono formalmente un fascicolo a carico di ignoti  con l’ipotesi di reato di sequestro di persona, successivamente quello su un presunto giro di prostituzione.

Furono i giorni della perquisizione delle case di Filippo Russotto, dell’intervento dei Ris di Messina e del sequestro di oggetti sui quali successivamente furono effettuati accertamenti.  Quest’ultimo si dichiara tranquillo e plaude l’iniziativa della Procura: “Gessica conosceva questo posto, è normale che lo conoscesse, è la mia compagna. Io sono tranquillissimo. E’ giusto che i carabinieri facciano i loro controlli. La speranza è di ritrovarla viva”. I signori Russotto sono sereni, stanno collaborando con i carabinieri, ha sottolineato l’avvocato Salvatore Cusumano.  Avevamo messo in conto una eventuale perquisizione, non da parte dei Ris, ma l’avevamo messa in conto. Credo che si tratti comunque di un’ordinaria procedura investigativa. Siamo in attesa di eventuali risposte”. 

Russotto finì per essere iscritto nel registro degli indagati. I carabinieri prelevarono campioni su alcuni oggetti relativi all’igiene personale (spazzolini, ad esempio) appartenenti a Gessica. Prelevato il dna anche dei fratelli di quest’ultima, Vincenzo e Salvatore, e dell’ex compagno Filippo Russotto, ad oggi indagato per sequestro di persona.  Si trovarono tracce di sangue nel bagno di casa di Russotto. Si restò in attesa dei risultati che arrivarono. Il sangue rinvenuto non avevano nulla a che fare con Gessica, ma era di uno dei cognati del compagno della donna. L’aveva detto Russotto, l’aveva persino urlato: ““Io sono innocente al 1000%, ma lascio che le forze dell’ordine facciano il loro lavoro. Il sangue trovato in casa mia è del fratello di Gessica, ma è perché lui si era fatto male dando i pugni in giro per strada quando ha saputo della scomparsa, e io l’ho aiutato a pulirsi, gli ho detto di farsi una doccia”. Aveva detto la verità.

Intanto, ogni giorno sempre di più si facevano largo l’ipotesi che Gessica potesse essere coinvolta in un giro di prostituzione. Ipotesi che sarebbe stata suffragata da intercettazioni dove un ex datore di lavoro di Gessica, Gaspare Volpe, a colloquio con un altro uomo finito coinvolto nella vicenda Ninì Ferraro, parlava di soldi e donne.

“Sono all’oscuro di tutto, sulla prostituzione… io non so niente – disse Russotto – , quello che faceva, quelli che dicono le bugie dicessero la verità. La verità non la dicono. La verità è che Gessica usciva sia il giorno che la sera, quando diceva lei… no che non usciva, si deve dire la verità, lo sa tutto il paese. Io non ho mai sentito dire di questo giro di prostituzione. Io ero agli arresti domiciliari, come facevo a sapere se stavo ai domiciliari in casa.”

Una storia intricata, una vicenda misteriosa, come misteriosa fu la comparsa di alcune scritte impresse con uno spray rosso su un muro di contrada Crocca, a Favara, scritte che si ipotizzò indicassero il nome del presunto assassino della donna.  Lillo Cardillo assassino Gessica. Ma chi è Lillo Cardillo si tratta di una persona che esiste davvero? E’ un soprannome? E’ davvero una persona che in qualche modo può avere a che fare con la scomparsa di Gessica o solo un estraneo tirato in ballo in questa vicenda magari solo per vendetta?

Filippo Russotto intervistato sul fatto: “Io sono qua e vedo queste cose scritte al muro, non so cosa devo dire. Non so a chi possa riferirsi la scritta, non posso puntare il dito su una persona che non conosco… questa persona che ha scritto questa cosa lo sa lui cosa voleva dire… lui sa qualcosa. Si faccia avanti lui… che scrive queste cose nel muro… nel nulla”.

Anche Vincenzo Lattuca dice la sua: “E’ una scritta Lillo Cardillo… Lillo significa Calogero… può essere un depistaggio…un segnale, le ipotesi sono tutte aperte…

Una storia intricata, con fatti che si intersecano, magari non proprio correlati, come quello dell’incendio dell’auto di Gaspare Volpe, che dopo è finito in carcere per una vicenda certamente non legata ai fatti di cui vi stiamo raccontando. Con personaggi di vario genere, come Serena Restivo, la presunta amica di Gessica, di cui si parlò per un presunto coinvolgimento nel presunto giro di prostituzione. Serena che più volte ha urlato la propria estraneità in tutto questo e che ebbe a dichiarare in una intervista televisiva: “Non ho il coraggio nemmeno di guardarlo in faccia per tutto il male che mi hanno fatto… non me l’aspettavo proprio. Non posso uscire di casa perchè le persone pensano che sono una prostituta, non lavoro da una settimana. Non so cosa fare… ho rabbia. Per lavorare faccio sacrifici… Io lavoro con castagne, mobili, origano, in campagna, lavoro dappertutto… e  non ho mai fatto la prostituta”, e che su Gessica disse “le persone parlavano, parlavano di lei che dicevano che faceva la prostituta per portare i soldi alla madre e che la madre le alzava le mani se non portava soldi”.

Storia difficile quella della scomparsa di Gessica, storia che ha messo anche a dura prova i rapporti intrafamiliari. Quelle voci sul presunto giro di prostituzione ha scosso le relazioni tra i componenti della famiglia.

“Ho vergogna. Loro sapevano tutto. – disse Filippo Russotto –  Dicevano che non usciva mai. Volpe? Lo conoscevano, si nascondono. Ho scoperto tutto . Tutta la verità. Suo fratello e sua mamma che uscivano con Volpe… Brava famiglia Caramanno vi faccio un applauso…. dite la verità”. 

Pronta la replica della mamma di Gessica, Giuseppa Caramanno: ““Mia figlia non era prostituta, se ne approfittavano, era debole e fragile e quando si ubriacava diventava un poco scimunita e gli davo per questo qualche schiaffo. Nessuno mi ha detto era prostituta come si permettono ad uscire questa porcheria. Di queste cose non voglio sapere niente. Mia figlia l’ha fatta diventare Filippo Russotto fragile, la picchiava  me l’ha detto mia figlia, ora lo ‘smirdio’, il giorno della scomparsa mia figlia era piena di lividi. Quando mia figlia è scomparsa non lo voleva più.”. Insomma accuse e contro accuse, forse dovute ad una esasperazione mediatica che ha catapultato al centro dell’attenzione una famiglia che comunque sta vivendo un doloroso dramma.

Unpresunto  giro di prostituzione, di video hard, di clienti ricattati. Questo lo scenario più “gettonato”. Con ragazze coinvolte, anche di altri paesi della provincia, con clienti insospettabili. Ma sono ipotesi. Gli investigatori indagano ma nulla sfugge alle loro bocche.

E a difesa dell’onorabilità di Gessica, oltre la madre Giuseppina Caramanno, Vincenzo Lattuca, il fratello, e Filippo Russotto, che più volte, a più riprese hanno sempre dichiarato di non sapere nulla di tutto ciò, è sceso in campo anche il padre della ragazza, Giuseppe Lattuca, attualmente recluso in carcere che, in una lettera inviata alla trasmissione Quarto Grado scrive: “Gessica è scomparsa e io ero in galera da poco, sono molto disperato, perchè non riesco a capire cosa è successo a quella povera figlia, una madre che ama i suoi figli e che ora sono tutti a casa e piangono per lei. La mia ex moglie sta con loro e voglio sapere da lei se non sapeva che vita faceva Gessica. Non si era accorta di nulla? Ma come è possibile? E tutti gli altri non hanno visto nulla? Io non credo che faceva la prostituta come dicono dalle intercettazioni di quelle persone che non capisco cosa volevano da mia figlia. Io chiedo a tutti di aiutarci a scoprire la verità, tutti si devono mettere la mano sulla coscienza e non devono invece parlare male di mia figlia. Parlano pure di filmini che servivano a fare i ricatti, ma non possono credere a tutte queste cose brutte. Gessica si era fidata di qualche amicizia sbagliata? Oggi tutti piangiamo ma deve farlo chi ha fatto male a Gegè. Grazie a tutti voi di Quarto Grado. Noi vi seguiamo in carcere. Aiutatemi a trovare l’unica mia figlia bella”.

E nelle ultime ore, infine, l’ipotesi peggiore, la più temuta, la più drammatica. Una notizia lanciata dal giornale Leggo.it. Una presunta telefonata anonima proveniente da una cabina telefonica di Agrigento avrebbe svelato il punto in cui si troverebbe il corpo senza vita di Gessica Lattuca, la ventisettenne di Favara scomparsa da tre mesi. Una donna all’altro capo del telefono avrebbe raccontato che il cadavere di Gessica sarebbe stato gettato in un pozzo di Contrada Punta Bianca, al confine tra Favara, Naro, Palma di Montechiaro e Agrigento. La notizia non è stata confermata dagli investigatori, dunque si tratta solo di una notizia giornalistica che, tutti, speriamo, non abbia alcun fondamento.

 

 

 

 

 

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