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Sparano le scacciacani mentre si imbratta la “grande bellezza”

Conversazione nella “Sicilia agrigentina” di Diego Romeo con Paolo Cilona

Pubblicato 4 anni fa

Ad Agrigento mi sembra proprio che non esista una seria opposizione come “ai tempi dei grandi partiti” (detto per semplificare).

Per la democrazia è un vulnus davvero grave e  per la dialettica tra le stesse forze politiche.  Oggi notiamo che ad Agrigento occorre affidarsi alla dissidente “gola profonda” di qualche solida associazione. Ma che succederebbe ad Agrigento se scendessero le telecamere del Formigli di  “Piazza Pulita”, del Floris del “di Martedì”, del Giletti di “Non è l’arena”, del Mario Giordano di “Fuori dal coro”?

Oggi al massimo, abbiamo le telecamere di “Striscia la notizia” per una scacciacani che spara a Favara (figurati se a Favara non si spara!!!!) o per qualche Suv acquistato dal comune agrigentino.

Mi raccontava il mio compianto amico Giugiù Butera, uno degli editori di “TelevideoAgrigento” che quando la sua tv muoveva i primi passi, per uno o due  telegiornali furono mandati in onda i servizi del giornalista Franco Castaldo che insieme al cameraman si mise al seguito delle  forze dell’ordine e  cominciò a raccontare in diretta le retate di allora (quindi giornalista “embedded” come scelse di fare  Monica Maggioni oggi direttore Rai,  intruppata insieme ad altri giornalisti con le forze alleate in Iraq). L’esperienza di Tva  si concluse subito anche per l’indisponibilità dei cameraman a rischiare così tanto.

Oggi  mi sembra si sia  diffuso lo “stile Draghi” che si fa le domande e si da le risposte. Altri tempi deontologici.

“Effettivamente si vede e si percepisce la totale assenza del confronto politico tra i partiti attorno alla soluzione dei problemi cittadini. In questi ultimi tempi il silenzio regna sovrano nell’aula dei Giganti. Quello che registriamo è il frutto di una legge che nel nome della partecipazione popolare alimenta la proliferazione di liste civiche in danno della politica. Gli eletti in dette liste cambiano casacca nel nome della convenienza personale invischiandosene del  bene comune. Oggi a fare politica si muovono quei cittadini che dietro a varie sigle, per lo più di rottura con il potere politico comunale, indicano fatti e misfatti. Il dato del silenzio proviene anche dal fatto che dentro l’Aula consiliare non ci sia  più neanche un consigliere del Pd. Da qui urge la necessità di rivedere la legge elettorale per mettere punto fermo al grave fenomeno.

Qualunque sia la verità sui legittimi proprietari della “Scala dei turchi”, lo stato Italiano ha una “legge del Regno” che sancisce l’esproprio dei beni di pubblica utilità.  Si eviterebbero le sceneggiate con Belen per “Punta Bianca” e gli agguati alla marna bianca con vernice rossa e si spegnerebbero le voglie di privatizzazione. Che ripete l’episodio della  Fontana di Trevi le cui acque furono colorate da un” artista” in cerca di visibilità.

“La pubblica Amministrazione dalle nostre parti non ama tanto ricorrere all’esproprio per pubblica utilità, lasciando marcire atavici problemi. È il caso di Poggio Muscello, un vero budello per la circolazione stradale. Da anni nessuno prende in esame la legge sugli espropri per pubblica utilità. Per il quiete vivere gli amministratori preferiscono non pigiare i piedi a nessuno. Allora non si capisce il bla, bla tra il Comune di Realmonte e la famiglia proprietaria di una o più particelle della Scala dei Turchi. Occorre privilegiare l’interesse pubblico nei riguardi del privato. Del resto alla valutazione dell’immobile il proprietario può fare ricorso per ottenere il giusto ristoro. Tuttavia si può arrivare alla sottoscrizione di un verbale di bonario componimento tra le parti. Quindi con urgenza l’Amministrazione di Realmonte può avviare la procedura di esproprio per pubblica utilità in difesa di uno dei siti più belli e suggestivi della nostra costa. Perdere tempo è un danno per la tutela e la promozione del sito”.

Il ruolo politico delle donne nella città dei templi. Oggi qualche associazione femminile manda in TV  donne che declamano risaputi discorsi da “papesse”. Nel tuo libro sulle donne agrigentine nei secoli (che sarà presentato il 20 gennaio) ci sono episodi e insegnamenti che fanno riflettere su quest’altra “metà del cielo”?

“Il libro riporta la storia di  alcune donne che sono state anche consigliere comunali come le professoresse Ave Gaglio e Maddalena Zaccaria, tutte e due impegnate nella Azione cattolica. Seppure animate da tanto entusiasmo ed impegno politico, dopo la loro prima esperienza consiliare preferirono non ricandidarsi. Un modo per dire che per loro la politica era una nobile arte per gli uomini. Dopo di loro due abbiamo ulteriori esempi di donne che hanno rinunciato a fare politica attiva oppure di donne che non sono riuscite a farsi rieleggere. La  politica nella nostra città non è femmina. Le donne che riporto nel libro sono delle eccellenti professioniste o di eroine che si sono battute per le pari opportunità. Ma fra tutte Provvidenza Rumore la donna che testimoniò in un processo di mafia indicando l’assassino del delitto Panepinto e che per tale doverosa disponibilità passò dal paradiso all’inferno in quanto nel gioco della giustizia rimase stritolata dall’abbandono della parte civile. Sono 60 medaglioni molto interessanti sul piano storico”.

Se non sbaglio non si è visto ancora nessun beneficio in bolletta della raccolta differenziata. Si possono avere più delucidazioni da parte dell’amministrazione comunale, sperando che legga i giornali? Te lo chiedo per ritornare ai problemi “governo-stampa” della prima domanda.

“È vero, le Amministrazioni comunali che raggiungono un risultato importante sul piano della differenziata hanno il dovere di ripartire i benefici agli utenti riducendo le tariffe. Ora non si comprende il fatto che seppur la città di Agrigento abbia raggiunto una posizione di rispetto sul piano della differenziata, aumentino sempre di più le tariffe. A dare una risposta alla nostra perplessità dovrà essere l’assessore a chiarire il perché degli aumenti”.

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