Apertura

“Tentata estorsione al killer che si pente”, arrestato 58enne di Favara 

La vicenda, che ha portato già all'arresto di un empedoclino, ruota attorno al recupero di una somma di denaro quale compenso per compiere un omicidio

Pubblicato 5 ore fa



Scatta il secondo arresto nell’inchiesta su una presunta tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, che lo scorso gennaio aveva portato al fermo dell’empedoclino Giuseppe Grassonelli. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Agrigento hanno arrestato Giuseppe Morreale, 58 anni, di Favara. Per l’uomo si sono aperte le porte del carcere in seguito alla decisione della Cassazione che, accogliendo il ricorso della Direzione distrettuale antimafia, ha disposto la misura cautelare. Due mesi fa i pm Claudio Camilleri e Giorgia Righi hanno notificato ai due – difesi dagli avvocati Olindo Di Francesco, Daniele Re e Fabio Inglima Modica – l’avviso di conclusione indagini. Il provvedimento anticipa la richiesta di rinvio a giudizio.

La vicenda, così come ricostruito dai carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento, ruota attorno al recupero di una somma di denaro quale compenso per compiere un omicidio. I due indagati sono accusati di aver intimidito e minacciato la persona a cui era stato affidato il compito di compiere il delitto. L’aspirante killer si tirò indietro per una serie di circostanze e restituì parte dei soldi. Non tutto. Mancavano altri 6mila euro, la somma richiesta appunto da Grassonelli che ha fatto poi scattare l’arresto per tentata estorsione. Il killer mancato si spaventa, denuncia tutto e racconta a cosa sarebbero serviti quei soldi. Erano parte del compenso per eseguire un omicidio. Indica anche i mandanti. Ed è così che si torna al delitto Adorno, il cui cadavere venne trovato carbonizzato nelle campagne di Montaperto nell’estate 2009. Per l’omicidio è stato condannato a 13 anni di carcere Giuseppe De Rubeis, idraulico, ex compagno di scuola della vittima. Da poco era tornato in libertà. Qualcuno però non aveva dimenticato e voleva vendetta. E il progetto omicidiario, nonostante il dietrofront improvviso del soggetto inizialmente incarico di eseguirlo, sarebbe comunque potuto andare a buon fine se non fossero intervenuti tempestivamente i carabinieri.

Nel maggio scorso i militari del Nucleo Investigativo di Agrigento eseguono una perquisizione a casa del fratello di Adorno, ritenuto uno degli ideatori della vendetta. Nel garage gli trovano il kit completo per compiere il delitto: una pistola con matricola abrasa, undici proiettili, una maschera di Salvador Dalì in stile “Casa di carta”, scarpe da ginnastica, tuta, occhiali, guanti e una targa rubata da applicare ad un’altra moto. Quell’arresto oggi viene riletto in un’altra ottica anche grazie ad un’attività di intercettazione invasiva nei confronti degli indagati. Per questa vicenda Adorno ha patteggiato una condanna a tre anni di reclusione. Con la chiusura delle indagini, invece, le difese dei due indagati avranno adesso venti giorni di tempo per depositare memorie o chiedere un interrogatorio ed evitare così la richiesta di rinvio a giudizio. 

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Grandangolo Settimanale N.22/2026 · Edizione digitale
Ultima uscita
Vai all'edicola digitale
N.22/2026
Pagina 1 di 18
Hai già acquistato questo numero? Inserisci il codice di accesso:
banner italpress istituzionale banner italpress tv