Canicattì tagliata fuori dalle riprese del film sul giudice Livatino: chiarisce il sindaco Corbo
Il sindaco Corbo ha chiesto ufficialmente alla Goldenart Production le ragioni della mancata programmazione delle riprese
“Abbiamo chiesto ufficialmente alla Goldenart Production le ragioni della mancata programmazione delle riprese sulla serie del Giudice Livatino a Canicattì. La Produzione ha smentito categoricamente ogni accusa di presunta lentezza da parte nostra, ringraziandoci anzi per la piena collaborazione e disponibilità durante i sopralluoghi. Come spiegato nella loro nota, Canicattì era la prima città considerata in provincia di Agrigento. Il regista Michele Placido e la troupe hanno effettuato sopralluoghi in Città, ma il piano è cambiato per l’impossibilità di utilizzare un’importante location privata per la legittima decisione dei titolari e per la necessità di tutelare la Casa Museo Giudice Livatino, evitando qualsiasi intervento che potesse alterarne gli spazi. Senza questi due siti non è stato possibile giustificare logisticamente la movimentazione di mezzi, cast e troupe solo per scene esterne. Tuttavia, la banda musicale cittadina e molti canicattinesi hanno partecipato alle riprese sia come comparse che come collaboratori”. Questa la nota di chiarimento da parte del sindaco di Canicattì Vincenzo Corbo a fronte delle tante polemiche sulla non partecipazione della città alle riprese del film sulla vita del giudice beato Livatino. “La Produzione ci ha comunicato, inoltre, conclude il primo cittadino, che organizzerà uno degli eventi ufficiali di presentazione della serie nella nostra Città. Rinnoviamo la nostra piena collaborazione per ogni iniziativa che promuova la memoria del Giudice Livatino, che, come evidenziato in questi giorni dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, rappresenta per tutta la Nazione “una figura inimitabile”.
Riportiamo anche la nota dell’Associazione Casa Museo Livatino:
“Ribadiamo ancora una volta che le scene del film “Il giudice e i suoi assassini” non si gireranno a Canicattì perché, il CIRCOLO DI COMPAGNIA, uno storico e importante luogo di incontro culturale della città, fondato nel 1830 e considerato il più importante di tutto il territorio agrigentino, nato come “Circolo dei Nobili”, NON HA DATO IL CONDENSO AD EFFETTUARE LE RIPRESE al suo interno in quanto, e qui citiamo testualmente le parole di uno dei soci, nel film sarebbe stato “luogo di incontri malavitosi, dove viene anche decretata la condanna a morte di Livatino e si gioisce poi per la sua uccisione. Dopo la lettura dello stralcio del copione, è stato opposto a Placido un cortese ma deciso rifiuto essendo stato il Circolo, nei suoi duecento anni di storia, da sempre lontano da determinate dinamiche, anzi distinguendosene sempre in maniera chiara e inequivocabile. Nonostante le insistenze (spiace rilevare, anche scortesi) del regista, il Circolo di Compagnia ha deciso di non macchiare la propria immagine, nemmeno fittiziamente
attraverso il cinema.
La dignità, anche dei luoghi, non è negoziabile”. Da questo rifiuto, e dal momento che la produzione aveva già escluso di effettuare le riprese all’interno della Casa Museo del Giudice Livatino a causa degli spazi e delle necessità sceniche e tecniche che avrebbero
richiesto interventi complessi e potenzialmente invasivi, per tutelare
appieno un luogo così prezioso, per ragioni logistiche, organizzative e produttive LA PRODUZIONE HA SCELTO DI GIRATE ALTROVE.”





