La vendetta per l’omicidio Adorno e la tentata estorsione, come nasce l’inchiesta su Grassonelli
Il delitto dell’empedoclino, a distanza di sedici anni, torna clamorosamente alla ribalta. Ecco i dettagli dell’inchiesta
L’omicidio di Giuseppe Adorno, l’empedoclino ucciso da un idraulico suo ex compagno di scuola nell’estate del 2009, doveva essere vendicato. Il delitto, a distanza di sedici anni, torna clamorosamente alla ribalta. Ed è proprio in questo contesto che matura l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia culminata questa mattina con l’arresto di Giuseppe Grassonelli, 42 anni, di Porto Empedocle, per una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. A firmare il provvedimento è il gip di Palermo, Claudia Rosini.
Grassonelli, figlio di Gigi, boss dell’omonimo clan stiddaro ucciso nella prima strage di Porto Empedocle nel 1986, è accusato di aver intimidito e minacciato l’uomo a cui era stato affidato il compito di compiere l’omicidio. Il compenso pattuito era 20 mila euro. L’aspirante killer si tirò indietro per una serie di circostanze e restituì parte dei soldi. Non tutto. Mancavano altri 6mila euro, la somma richiesta appunto da Grassonelli che ha fatto poi scattare l’arresto per tentata estorsione. Il killer mancato si spaventa, denuncia tutto e racconta a cosa sarebbero serviti quei soldi. Erano parte del compenso per eseguire un omicidio. Indica anche i mandanti.
Ed è così che si torna al delitto Adorno, il cui cadavere venne trovato carbonizzato nelle campagne di Montaperto nell’estate 2009. Per l’omicidio è stato condannato a 13 anni di carcere Giuseppe De Rubeis, idraulico, ex compagno di scuola della vittima. Da poco è tornato in libertà. Qualcuno però non aveva dimenticato e voleva vendetta. E il progetto omicidiario, nonostante il dietrofront improvviso del soggetto inizialmente incarico di eseguirlo, sarebbe comunque potuto andare a buon fine se non fossero intervenuti tempestivamente i carabinieri. Nel maggio scorso i militari del Nucleo Investigativo di Agrigento eseguono una perquisizione a casa del fratello di Adorno, ritenuto uno degli ideatori della vendetta. Nel garage gli trovano il kit completo per compiere il delitto: una pistola con matricola abrasa, undici proiettili, una maschera di Salvador Dalì in stile “Casa di carta”, scarpe da ginnastica, tuta, occhiali, guanti e una targa rubata da applicare ad un’altra moto. Quell’arresto oggi viene riletto in un’altra ottica anche grazie ad un’attività di intercettazione invasiva nei confronti degli indagati. Le storie si intrecciano ed è così che si arriva all’arresto di Grassonelli per tentata estorsione. Per i magistrati, infatti, quei 6mila euro chiesti attraverso minacce e intimidazioni sarebbero parte del denaro consegnato dai mandanti e non ancora del tutto recuperato.





