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“Tangenti all’Irfis”: prosciolti imprenditori, consulente del lavoro e funzionario 

Non luogo a procedere per un funzionario dell’Irfis, un consulente del lavoro di Favara e quattro imprenditori agrigentini. Le intercettazioni sono inutilizzabili

Pubblicato 2 ore fa

Non luogo a procedere perchè il fatto non sussiste. Il gup del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, ha prosciolto sei imputati coinvolti in un’inchiesta che ipotizzava un giro di corruzione all’Irfis, la società che si occupa di finanziare le piccole e medio imprese il cui azionista unico è la Regione Siciliana. Si tratta di Paolo Minafò, 58 anni, funzionario dell’Irfis; Antonio Vetro, 55 anni, consulente del lavoro di Favara; Giovanni Chianetta, 51 anni, amministratore dell’omonima società; Francesco Iacolino, 63 anni, amministratore della Soitek Srl; Angelo Incorvaia, 62 anni e Valerio Peritore, 57 anni, amministratori della Omnia Srl. Per tutti la procura di Palermo – con il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e il sostituto procuratore Claudia Ferrari, aveva chiesto il rinvio a giudizio. Per gli inquirenti le tangenti venivano mascherate da presunte consulenze professionali al fine di ottenere finanziamenti pubblici per le proprie aziende.

Il giudice, nel prosciogliere tutti gli imputati, ha altresì dichiarato inutilizzabili le intercettazioni disposte durante le indagini. La difesa – rappresentata dagli avvocati Gioacchino Genchi, Salvatore Cusumano, Antonino Gaziano, Francesco Gibilaro e Rocco Gullo – ha documentato come fossero state disposte e prorogate nell’ambito di un procedimento penale nel quale la Procura della Repubblica di Agrigento, pur proseguendo le indagini dal 17 maggio 2012 al 26 gennaio 2013, aveva omesso di richiedere al G.I.P. la necessaria proroga delle indagini preliminari nei confronti di numerosi soggetti già iscritti nel registro degli indagati. È stato inoltre evidenziato che diverse captazioni erano state eseguite oltre i termini temporali delle autorizzazioni giudiziarie.

L’inchiesta rappresenta la “costola palermitana” della nota operazione Giano Bifronte, eseguita nel 2017 dalla Guardia di Finanza di Agrigento. Il reato contestato era quello di corruzione aggravata in concorso e i fatti risalgono al biennio 2014-15. I personaggi chiave dell’inchiesta sono il funzionario dell’Irfis Paolo Minafò e il consulente del lavoro Antonio Vetro. Secondo la procura di Palermo sarebbero gli ideatori di un sistema di corruzione che permetteva di incassare tangenti per “sistemare” le pratiche mediante l’uso di una società di consulenze – la Intersystem srl – di cui Vetro era l’amministratore di fatto e Minafò il socio occulto. Gli imprenditori agrigentini, al fine di ottenere i finanziamenti, avrebbero dunque pagato somme di denaro – circa 78 mila euro complessivi – che venivano corrisposte alla società di consulenza. Per la procura di Palermo, quelle elargizioni, non erano consulenze ma tangenti. Ancora in corso, a distanza di quattro anni dall’apertura del dibattimento, il processo che riguarda il “filone agrigentino” e che vede 17 imputati. Il procedimento, che si sta celebrando davanti i giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, è stato notevolmente ridimensionato con l’intervento della prescrizione.

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