Acque, cemento e omissioni: il Procuratore Vella annuncia maxi inchiesta sul disastro di Niscemi
“Non guarderemo in faccia nessuno”: la Procura di Gela alza il livello sull’inchiesta di Niscemi
È netto, misurato, ma inequivocabile il procuratore capo di Gela Salvatore Vella, che poco fa, a margine della riunione del COC tenutasi al Comune di Niscemi, ha fatto il punto sulle indagini aperte dopo la frana che ha devastato un’ampia area del territorio. Un evento «enorme, senza eguali oggi in Europa», ha sottolineato Vella, chiarendo fin da subito che la Procura è al lavoro su un’inchiesta complessa, destinata ad allargarsi, fondata su una mole imponente di documenti, immagini satellitari e analisi tecnico-scientifiche, con un obiettivo preciso: risalire alle cause, accertare se il disastro fosse prevedibile e soprattutto prevenibile, e individuare eventuali responsabilità penali, a qualunque livello esse si trovino.
“Sulle indagini, ve lo dico immediatamente, non abbiamo attualmente indagati, quindi il fascicolo resta a carico di ignoti. È inutile dirlo che verosimilmente questo fascicolo non resterà a carico di ignoti per lungo tempo.
Abbiamo in corso acquisizione di documenti, la massa di documenti che acquiriremo e che abbiamo già acquisito non è indifferente, si fa riferimento chiaramente oltre a documenti cartacei a anche immagini e fotosatellitari, abbiamo immagini radar che saranno messe a disposizione dall’Agenzia Spaziale Italiana su cui già sta lavorando la Protezione Civile. L’acquisizione di documentazione sarà rivolta a diverse autorità pubbliche che chiaramente hanno competenza, soprattutto sulle dissesto idrogeologico in Sicilia. Oltre al Comune di Niscemi abbiamo avuto un’interlocuzione con gli organi centrali della Polizia di Stato per avere a disposizione un sistema che anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ci potrà consentire di processare meglio la mole di informazioni che saranno spalmate anche nel tempo.
Abbiamo creato un collegamento con il COC che è insediato presso il Comune di Niscemi e anche col centro di coordinamento e soccorso in prefettura. Abbiamo chiaramente un ottimo collegamento anche con la prefettura di Caltanissetta che ringraziamo per il lavoro che sta svolgendo. Noi non ci sostituiremo chiaramente all’attività della Protezione Civile nella messa in sicurezza, nella tutela della popolazione. Noi faremo un discorso diverso e cioè partiremo dall’evento frana che, come sapete, è ancora in corso. Per risalire indietro nel tempo, per andare ad accertare quali sono state le cause di questo evento che è un evento enorme che non ha eguali attualmente sul territorio europeo.
Dalle cause dovremmo andare a risalire se l’evento era prevedibile, come sembra emergere da diversi documenti che attualmente sono pubblici. Ma non ci basterà questo per l’accertamento della responsabilità penale. Andremo ad accertare oltre che se l’evento era prevedibile, se era prevenibile, cioè se un evento di queste dimensioni poteva essere in qualche modo prevenuto. Fatti tutti questi accertamenti, entreremo nelle valutazioni giuridiche, cioè chi avrebbe potuto eventualmente impedire questo evento e non lo ha fatto o chi invece, con condotte attive, ha contribuito eventualmente a causare questo evento. Quindi noi ragioneremo sia sul fronte frana, su quello che oggi è un dirupo e ieri era una zona di Niscemi e anche su tutto quello aspetto che riguarda il carico edilizio che si è creato sul Comune di Niscemi.
Le nostre indagini avranno molto a che fare con la gestione delle acque, necessariamente per quello che stiamo apprendendo in questi giorni e ci avvarremo della collaborazione di tre consulenti tecnici che sono già stati nominati, in realtà, già stati individuati e verranno nominati giovedì, quindi tra tra un paio di giorni che sono tre professori universitari del Dipartimento Scienza della Terra dell’Università di Palermo che agiranno contestualmente con la nostra polizia giudiziaria, al commissariato di Niscemi e alla squadra mobile di Caltanissetta perché questa è un’indagine che vedrà contestualmente andare avanti sia le indagini tradizionali, acquisizione di documentazione e ascolto di persone informate sui fatti, che conoscenze di carattere tecnico-scientifico, che diretti appunto ad accertare quello che vi ho detto prima.
Faccio un’ulteriore precisazione, ho sentito di diversi soggetti che hanno voglia di chiacchierare con la Procura di Gela, per essere assolutamente chiari: non faremo chiacchiere, chiunque vorrà portare elementi di conoscenza in questa indagine, le nostre porte sono aperte. Ma verrà sempre tramite un verbale, apriamo un verbale, tutto quello che è rilevante, che i documenti che possono essere utili verranno acquisiti, per quello che riguarda noi, nessuna chiacchiera.
Noi stiamo facendo un lavoro molto serio a tutela della popolazione presente e futura di Niscemi e quindi invito chi ha voglia d’avere a che fare con noi, a rendersi consapevole che questa è un’indagine di polizia giudiziaria e un’indagine seria e quindi le modalità con cui ci muoveremo sono quelle delle indagini di polizia giudiziaria.
La nostra indagine partirà in linea di massima dalla frana del 1997 in poi. Abbiamo già avuto contatti con la Procura di Caltagirone perché c’è stato un procedimento penale per quel disastro.
Tutto quello che può essere rilevante prima del ’97, eventualmente verrà acquisito. Abbiamo la relazione del marzo del 2022 dell’ambito idrico. Abbiamo già pianificato di ascoltare una serie di soggetti che sono informati e chiaramente non ci limiteremo soltanto a quello, ma non sto qui a raccontarvi quale altra documentazione andremo ad acquisire.
Questo sarà un procedimento che non finirà a carico di ignoti. Quindi saranno degli indagati, non ho detto a breve.
Qui sulla messa in sicurezza della città di Niscemi, della popolazione di Niscemi, se ne sta occupando la Protezione Civile nazionale, la Protezione Civile siciliana, quindi noi siamo abbastanza tranquilli su questa attività, quindi su quella che è l’immediatezza. Noi a quel punto abbiamo tutto il tempo di ricostruire probabilmente quello che doveva essere fatto e non è stato fatto.
È un dato di fatto, qui quello che è importante è il carico che è questo pianoro è stato creato e quel carico è dato sia dall’acqua che possono essere acque piovane, sia su quello che l’uomo ha costruito sopra che chiaramente è peso, quindi tutto questo sarà oggetto dei nostri accertamenti, è inutile nasconderlo.
Quello che possiamo dire è che noi non ci fermeremo a qualunque sarà il livello dei soggetti coinvolti. Quindi noi come sempre, insomma, non guarderemo in faccia nessuno, accerteremo i fatti e qualsiasi sarà la responsabilità apicale di quelle che dovevano essere le decisioni che non sono state prese, non avremo nessun problema a fare il nostro lavoro.
Noi attualmente ci stiamo muovendo per disastro colposo, quindi il nostro limite è la frana. Tutto quello che dovesse succedere successivamente, insomma, sarà oggetto di altri accertamenti e speriamo di riuscire a contenere le eventuali condotte delittuose nell’ambito di questo di questo fenomeno.
Noi attualmente siamo sul disastro colposo e danneggiamento a seguito di frana. Il disastro colposo è un’attività appunto colposa, quindi presuppone che qualcuno non ha fatto qualcosa colposamente. Il danneggiamento è invece se qualcuno ha fatto qualcosa che ha causato la frana, quindi sono due fattispecie di reato diverse e queste sono le due matrici su cui ci muoviamo.”





