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L’affresco con il volto di Meloni, l’irritazione del card. Reina: “No a utilizzi impropri di immagini sacre”

Sabato scorso, dopo una giornata convulsa era stato lo stesso cardinale vicario Baldo Reina, a condensare tutta l'irritazione della diocesi per l'iniziativa

Pubblicato 2 ore fa

Tiene ancora banco l’affaire dell’affresco paretale emerso nella basilica di San Lorenzo in Lucina, ritoccato con le fattezze della premier Giorgia Meloni e posto proprio sopra la lapide in memoria di Re Umberto II, quell’ultimo re di casa Savoia mandato di fatto in esilio dopo la scelta della Repubblica con il referendum del ’46. Non senza però, un certo fastidio del Vicariato che ha in capo la competenza ultima sulle chiese della Capitale, e che si è ritrovato a dover gestire una specie di patata bollente dopo l’iniziativa del sagrestano-restauratore Valentinetti, vecchia conoscenza del Msi, che chiamato più volte in causa in questi giorni sul suo restauro ha dichiarato tutto e il contrario di tutto.

Valentinetti ha esguito il retauor incrimnato su un affresco precedente, eseguito, sempre da lui, nel duemila. “L’originale di sicuro non era così”, afferma questa mattina dopo che diversi quotidiani hanno data per certa la rimozione dell’affresco, il responsabile della comunicazione del Vicariato di Roma, padre Giulio Albanese, intercettato dai giornalisti a margine di una conferenza stampa. “Ancora non è stata presa una decisione”, ha poi spiegato, ma “qualunque decisione deve essere presa secondo questo schema: la proprietà è del Fec, la Sovrintendenza sovrintende e il Vicariato ha la responsabilità del culto e di far sì che ci sia il rispetto secondo quelle che sono le regole concordatarie”. “E’ evidente – ha quindi sottolineato – che una decisione sarà condivisa come d’altronde sono state condivise le regole di ingaggio, gli è stato detto, benissimo fate il restauro, però deve essere esattamente rispettato il formato iniziale” che però “era molto diverso”.

Padre Albanese, noto africanista ed ex missionario, non nasconde poi un certo fastidio personale per l’affresco-gate: “Sono subissato da centinaia di messaggi e telefonate, ora vorrei parlare anche di altro, dell’Africa e delle guerre nel mondo”. Sabato scorso, dopo una giornata convulsa era stato lo stesso cardinale vicario Baldo Reina, a condensare tutta l’irritazione della diocesi per l’iniziativa di Valentinetti vergando parole severe: “Nel rinnovare l’impegno della Diocesi di Roma per la custodia del patrimonio artistico e spirituale, si ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria”. Intanto, la Soprintendenza Speciale di Roma da ieri ha attivato le ricerche di archivio per individuare la documentazione, fotografica o disegni di progetti del dipinto originale della cappella del Crocifisso a San Lorenzo in Lucina realizzato nel 2000. La ricerca, avviata a seguito delle indicazioni del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, servirà, spiega l’Istituto, “per fare un raffronto con l’attuale decorazione frutto del ripristino avvenuto nel 2025”. E’ infatti solo a valle di questo raffronto che l’istituto potrà intervenire: quando, in sostanza, emergesse che il ripristino del dipinto non ha rispettato il lavoro commissionato. Il dipinto infatti non è sottoposto ad alcun vincolo essendo un’opera anteriore al 2020: il raggio di azione della Soprintendenza è solo sull’edificio che è tutelato mentre sull’opera può solo esprimere un parere in quanto il dipinto si trova all’interno di un bene protetto.

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