Mazzette per la cittadinanza italiana, il Gip rigetta tutte le misure: “Trascorsi ormai due anni”
Per il gip, che ha rigettato la richiesta di applicare arresti e misure nei confronti di 14 indagati, non sussistono le esigenze cautelari: manca l’attualità, non c’è pericolo di inquinamento delle prove e neanche quello di fuga
Non si ravvisa il pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato, non sussiste, altresì, il pericolo concreto di inquinamento probatorio né infine sussiste il pericolo di fuga. Sono queste le valutazioni del gip del tribunale di Agrigento, Alberto Lippini, a sostegno del provvedimento con il quale ha rigettato la richiesta di applicazione di misure cautelari nei confronti di 14 indagati. La vicenda è legata all’inchiesta della Procura di Agrigento su un presunto giro di corruzione per “velocizzare” l’iter dell’ottenimento della cittadinanza italiana. I fatti contestati risalgono al 2023. Ventidue gli indagati e tra questi ci sono il sindaco di Camastra, la vice sindaca di Comitini, ispettori della polizia locale di alcuni comuni della provincia, un avvocato e funzionari comunali. I pm hanno impugnato la decisione del gip e il caso approderà a marzo davanti il tribunale della Libertà.
LE MISURE RICHIESTE DALLA PROCURA
I pm avevano chiesto la custodia in carcere per Giuseppe Giglione e Annabel De Olivera (titolari di un’agenza disbrigo pratiche), Maria Rita Grassagliata (collaboratrice dell’agenzia) e Giuseppe Moscato, anche lui gestore di un’agenzia. I domiciliari, invece, per Dario Gaglio, sindaco di Camastra, ma anche per i vigili urbani Giovanni Cilia (ispettore della polizia locale di Naro), Salvatore Scalisi (ispettore della polizia locale di Naro), Maria Concetta Tallarita (ispettore della polizia locale di Porto Empedocle), Enzo Universo (agente della polizia locale di Naro), Rosaria Valenti (funzionario dell’ufficio anagrafe di Comitini) e Giuseppe Zambito (dipendente del comune di Siculiana), Roberto Di Liberto (marito della vice sindaca di Comitini), Gaspare Gallo. Tra le altre misure cautelari richieste vi erano anche l’obbligo di dimora per l’avvocato Nicola Mucci, Epifania Cimino (ex funzionaria dell’ufficio anagrafe di Camastra in pensione) e Giuseppe Bartolotta.
IL GIP DICE NO AGLI ARRESTI: “NON SUSSISTONO ESIGENZE CAUTELARI”
Il giudice per le indagini preliminari Alberto Lippini, con un provvedimento dello scorso gennaio, ha rigettato tutte le richieste avanzate dalla procura di Agrigento con queste motivazioni: “Non si ritengono sussistenti le esigenze cautelari. Non si ravvisa il pericolo concreto e attuale di reiterazione di reati. Ebbene, il primo dato evidente che salta agli occhi, e che già di per sé farebbe venire meno il carattere dell’attualità, è dato dalla circostanza che sono trascorsi ormai due anni ( per alcuni reati anche di più) dalla commissione dei fatti. E’ evidente devono sussistere elementi specifici assolutamente pregnanti e concreti per far sì che, in in un arco di tempo così ampio, si mantenga attuale il pericolo di reiterazione di reati. Ebbene, tali elementi non sembrano sussistere dal momento che l’attività delittuosa sembra proprio essersi interrotta ad inizio 2024. L’unico elemento dì attualità sì potrebbe ravvisare con riferimento al reato dì cui al capo l nei confronti di Gìglione Giusseppe. Emerge, infatti, la nota Questura dì Agrigento del 19 maggio 2025 da cui risulta che lo stesso” risulta essere titolare tutt’oggi di una agenzia che si occupa, una volta ottenuta la cittadinanza italiana iure sanguìnìs, delle richieste per il rilascio del passaporto, la maggiore parte dei quali provenienti dal Brasile”. Ebbene, tale circostanza, in mancanza di prove effettive e concrete circa la permanenza della condotta criminosa non può ritenersi sufficiente per considerare attuale il pericolo di reiterazione di reati. Né sussiste, altresì, il pericolo concreto di inquinamento probatorio dal momento che non emergono in alcun modo situazioni di concreto ed attuale pericolo da cui desumersi che gli indagati sì possano accordare per fornirsi reciproco sostegno processuale negando circostanze a carico dei co-indagati di cui gli stessi sono a diretta conoscenza; Né sono emerse condotte atte ad influenzare, per ottenere dichiarazioni favorevoli, sia terze persone informate sui fatti, in atti già escusse, sia eventuali altri testimoni che potrebbero essere individuati. Né infine sussiste il pericolo di fuga dal momento che non sono emersi concreti clementi dai quali sia logicamente possibile dedurre, attraverso la valutazione di un’attività positiva degli indagati, la reale ed effettiva preparazione della fuga.”





