Agrigento

Aica, diventa un “giallo” la solidarietà dei sindaci al Cda

In un post il primo cittadino di Favara si tira fuori dall'appoggio incondizionato alla presidente e chiede si raggiungano i risultati sperati

Pubblicato 3 ore fa

Una nota di solidarietà non condivisa ma inviata “con la forza” alla stampa fa emergere le crepe dentro l’assemblea dei sindaci di Aica e soprattutto la necessità, per alcuni, di fare chiarezza sulla gestione da parte dell’attuale CDA.

Il fatto: nei giorni scorsi l’ex sindaco di Campobello di Licata Michele Termine, sulla scia lunga dei fatti di Canicattì aveva lanciato sui social la proposta di una richiesta di sfiducia nei confronti della governance della società idrica da far passare nei consigli comunali per, in un certo senso, spingere i sindaci a rimuovere Danila Nobile e gli altri componenti del consiglio di amministrazione.

Una iniziativa per così dire, “fai da te” che ha fatto scattare chiaramente il Cda, il quale ha chiesto copertura mediatica ai sindaci. Così, nella tarda serata di ieri, l’ufficio stampa di Aica dirama una nota a nome dell’assemblea dei primi cittadini, nella quale si “ribadisce la piena fiducia nell’operato della Presidente Dott.ssa Danila Nobile, esprimendo apprezzamento per il lavoro svolto in una fase particolarmente complessa per il territorio provinciale e per il Servizio Idrico Integrato” oltre a ribadire la vicinanza al sindaco di Canicattì Vincenzo Corbo.

La nota però, dopo poco, perde di vista la questione canicattinese e diventa un avallo a 360 gradi dell’operato di Aica. Si legge: “L’Assemblea conferma quindi la propria volontà di proseguire, insieme alla Presidente del CdA e a tutte le istituzioni, nel lavoro di riorganizzazione e rilancio del servizio idrico provinciale, nell’interesse esclusivo delle comunità amministrate (…). I Sindaci dei Comuni soci ribadiscono pertanto il sostegno alla Presidente del CDA e al Sindaco Vincenzo Corbo, nella convinzione che il percorso intrapreso sia quello corretto per garantire stabilità, equità e futuro al servizio idrico del territorio”.

Una levata di scudi che però non ha convinto tutti. Pare che ai sindaci, in un primo momento, fosse stata proposta una versione già preconfezionata ancora più esplicita di quella poi inviata, di copertura totale di ogni scelta fatta dal Cda. Uno scenario che non ha convinto tutti. E mentre, pare, si discuteva della possibilità di modificare ulteriormente la lettera, qualcuno decideva di inviarla comunque ai giornalisti, pur senza l’accordo.

Una linea poco “collegiale”, per citare la denuncia di poche settimane fa del componente del consiglio di amministrazione Franco Puma riportata in esclusiva da Grandangoloagrigento.it, che ha fatto scattare, per la prima volta, una reazione pubblica nettissima.

Con un post sui social, infatti, il sindaco di Favara Antonio Palumbo, nel ribadire “massima vicinanza alla presidente Danila Nobile e al sindaco di Canicattì Vincenzo Corbo ma anche a tutti i cittadini per bene in questo momento difficile” ha chiesto che “nessuno tappi la bocca al dissenso”.

“In riferimento alla nota a firma dell’Assemblea dei sindaci diramata dall’ufficio stampa di AICA – dice Palumbo – voglio purtroppo evidenziare come sia in corso un tentativo di “imporre” il sostegno incondizionato verso un Cda che deve ancora dimostrare di aver raggiunto i risultati che noi sindaci avevamo chiesto, ben oltre la necessità, già chiarita, di esprimere vicinanza e supporto. Non possiamo essere soddisfatti del lavoro del CDA, se i turni a Favara sono anche di 10 giorni e oltre, non possiamo condividere l’operato se non si riescono a fare le riparazioni per mancanza di imprese. Non ci riterremo soddisfatti finché oltre ai cittadini siano, come più volte da noi richiesto, i comuni a pagare i priori debiti. Nessun sostegno incondizionato, ribadisco, soprattutto in considerazione del fatto ci sono componenti del Cda che, con atti formali, contestano il modo di operare della presidenza e chiedono chiarezza su temi delicatissimi. Pretendo quindi che si sgombri il campo dai dubbi e si chiarisca con i fatti cosa è stato realizzato e cosa no. E fare questo – conclude Palumbo – non significa non essere solidali, ma solo responsabili”.

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