Debito Aica, Siciliacque diserta il tavolo delle trattative: confronto a binario morto
Il sovrambito pare abbia deciso di non presentarsi oggi pomeriggio: i confronti di queste settimane sono stati infatti infruttuosi
Altro che semplice annullamento, come scrive in una nota di replica a Grandangolo (mai citato) dalla presidente di AICA Danila Nobile.
Il tavolo di confronto previsto per oggi pomeriggio a Palermo tra la consortile e Siciliacque per discutere dell’ormai annosa questione del debito da oltre 27 milioni di euro vantato dall’azienda agrigentina verso il sovrambito, infatti, è saltato per volontà di una delle parti in causa.
Da ambienti vicini a Siciliacque si apprende infatti che la società ha deciso di non prendere parte al vertice, ritenendo inutile reiterare tentativi di mediazione già ampiamente sperimentati e rimasti senza esito nelle scorse settimane. Esattamente come Grandangoloagrigento.it aveva affermato quando parlammo di “Muro contro muro”, ricevendo anche in quel caso un tentativo di smentita tramite un video social.
I numerosi percorsi di conciliazione e la fitta corrispondenza intercorsa tra gli enti – le ultime lettere risalgono a pochi giorni fa e riguardano i costi di vettoriamento – non hanno prodotto risultati concreti: Aica e Siciliacque, in sintesi, hanno continuato a ribadire ognuno la propria posizione senza muoversi di un passo.
Inutile quindi sedersi nuovamente davanti ad un tavolo all’Assessorato regionale all’Energia, che è una arbitro “senza portafoglio” e non può che prendere atto di quanto ognuno delle due parti aveva già deciso. Tutto rinviato, come diceva Battisti, “più in alto e più in là”.
Veniamo, infine, alla replica della presidente Aica al nostro articolo di stamattina. In sintesi Danila Nobile spiega che, rispetto al titolo, “non vi è nessun nuovo debito” perché il mezzo milione rientra nel passivo già noto verso Siciliacque, e soprattutto che non vi è alcuna rescissione perché Aica non lo accetta, come se le risoluzioni unilaterali dei contratti – previste da convenzioni, statuti e codice civile – siano un’invenzione del giornalista cattivo. Ma tant’è.




