Agrigento

Querelle Aica – Siciliacque, nuovo debito da mezzo milione: chiesta la rescissione del contratto

La società regionale chiede la stipula di un nuovo accordo che preveda una revisione dei costi al rialzo per il servizio di vettoriamento

Pubblicato 36 minuti fa

Si svolgerà oggi alle 15 all’Assessorato regionale all’Energia un tavolo tecnico – forse risolutivo, o quantomeno definitivo – tra Aica, Regione Siciliana e Siciliacque per dirimere l’ormai celeberrima storia del debito (da oltre 27 milioni di euro) che la società consortile vanta verso il sovrambito .

Un incontro durante il quale, sperano i partecipanti, si riuscirà a trovare una sintesi reale tra le due parti, che sono apparse fin qui praticamente inconciliabili, tanto che tra una proposta e l’altra “ballano” diversi milioni di euro di differenza.

A pesare sul tavolo non c’è però solo la vicenda del debito per la fornitura di acqua all’ingrosso, ma adesso anche un altro risvolto che ha avuto un’accellerazione se possibile ancora più rapida. Siciliacque, infatti, nei giorni scorsi ha deciso di risolvere il contratto di fornitura con l’AICA per quanto riguarda uno specifico servizio, cioè quello del cosiddetto “vettoriamento”. In sostanza il sovrambito presta le proprie reti alla consortile per consentire il passaggio dell’acqua.

La crisi si è aperta formalmente il 16 febbraio 2026, quando la società di sovrambito ha inviato una nota in cui, rilevando un debito per sorte capitale di oltre 567 mila euro, ha comunicato l’interruzione del rapporto negoziale, risalente al 2017. Nella missiva firmata dall’amministratore delegato Stefano Mereu, si denuncia il “grave e non sanato inadempimento alle previsioni” contrattuali. Questo quindi ufficializza per iscritto la “risoluzione unilaterale di diritto del contratto” con decorrenza immediata dalla ricezione della lettera, così come prevista da una specifica clausola dell’accordo firmato circa 9 anni fa.

Siciliacque, in particolare, vincola la continuità del servizio all’accettazione di nuove condizioni che prevedono una revisione dei prezzi. La società, infatti, si è dichiarata “disponibile a proseguire il servizio prestato esclusivamente a seguito della sottoscrizione di un nuovo contratto”. Tale nuovo accordo dovrebbe prevedere l’aggiornamento delle tariffe secondo le disposizioni ARERA e, soprattutto, il rilascio di una garanzia bancaria “a prima richiesta e senza beneficio della preventiva escussione del debitore principale”. L’ultimatum imposto ad AICA è stringente: l’invito è ad aderire entro il “termine perentorio di 15 giorni naturali e consecutivi”, scaduti i quali la società agirà per tutelare i propri diritti.

La replica dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini è giunta immediata il giorno successivo, con una lettera dai toni durissimi indirizzata ai vertici della Regione Siciliana, come era già avvenuto tutte le volte che Siciiliacque ha avanzato qualsivoglia richiesta economica. AICA ha sottolineato la “gravità istituzionale della comunicazione” ricevuta, definendo l’iniziativa “gravemente inopportuna e pretestuosa”. Secondo i vertici dell’azienda consortile, l’azione unilaterale interviene proprio mentre è in corso un “percorso condiviso finalizzato alla definizione della posizione debitoria” e alla vigilia di un tavolo tecnico già programmato, cioè quello di oggi.

Anche in questo caso AICA fa ricorso al tema del famoso decreto regionale da 20 milioni di euro pensato per coprire i debiti pregressi che però, emerge sempre di più, basterà solo per pagare una parte delle somme. Per questa ragione, la consortile ha dichiarato che “non accetta la dichiarata risoluzione di diritto”, rifiutandosi categoricamente di sottoscrivere un nuovo accordo alle “condizioni capestro indicate nella nota” di controparte.

Secondo AICA, agire con una risoluzione in questa fase significa “compromettere un percorso istituzionale già condiviso”, mettendo a rischio un servizio essenziale per migliaia di utenti. La richiesta rivolta alla Regione è quindi quella di un intervento urgente per garantire la continuità del servizio e il rispetto degli impegni già assunti al tavolo delle trattative.

La palla quindi passa a Palermo, che dovrà decidere come agire.

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