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L’omicidio in concessionaria, al via il processo d’appello per due palmesi 

In primo grado i due palmesi sono stati condannati rispettivamente a 14 anni e 4 mesi e 13 anni e 3 mesi di reclusione

Pubblicato 1 ora fa

Comincerà il prossimo 28 aprile, davanti la prima sezione della Corte di assise di appello di Palermo, il processo di secondo grado per l’omicidio “per errore” di Roberto Di Falco, di Palma di Montechiaro, ucciso in una sparatoria avvenuta nel febbraio 2023 nel piazzale di una concessionaria a Villaggio Mosè. Sul banco degli imputati – nello stralcio che segue il rito abbreviato – siedono due persone: si tratta di Calogero Zarbo, 41 anni (difeso dall’avvocato Antonio Impellizzeri), e Domenico Avanzato (difeso dagli avvocati Giuseppe Barba e Antonio Ragusa), 36 anni, entrambi di Palma di Montechiaro.

Entrambi sono accusati di una particolare fattispecie di reato, quella di omicidio “per errore” mentre al solo Zarbo, che nei mesi scorsi contribuì a far ritrovare l’arma del delitto, viene anche contestato la detenzione della pistola. In primo grado il gup del tribunale di Agrigento, Giuseppa Zampino, ha inflitto 14 anni e 4 mesi di reclusione al primo e 13 anni e 3 mesi di reclusione al secondo. I due imputati sono stati altresì condannati a risarcire la persona offesa, vale a dire il figlio del titolare della concessionaria (costituitasi parte civile tramite l’avvocato Salvatore Cusumano) vittima di un tentato omicidio. Un terzo imputato – il fratello della persona deceduta nella sparatoria – è attualmente a processo col rito ordinario davanti la Corte di assise di Agrigento.

Una vicenda complicata così come il suo iter giudiziario. Agli imputati – tre le altre cose – viene contestata una particolare fattispecie di reato: l’omicidio per errore. Il 23 febbraio dello scorso anno quattro palmesi compiono quella che gli inquirenti ritengono una spedizione punitiva nei confronti di Lillo Zambuto, titolare della concessionaria “AutoXPassione” al Villaggio Mosè. Alla base della “punizione” impartita al rivenditore di auto, aggredito nel piazzale della concessionaria, il pagamento di un’auto con un assegno risultato poi scoperto. Durante quei concitati momenti, ripresi in gran parte dalle telecamere, viene estratta una pistola da cui parte un colpo che ferisce mortalmente proprio Roberto Di Falco. Per la Procura di Agrigento a premere il grilletto è stata la stessa vittima dopo che Zambuto, come dichiarato dallo stesso, era riuscito con una mossa imparata durante il servizio militare a girare la canna dell’arma verso il suo aggressore. Intanto la pistola che sembrava svanita nel nulla, ritenuta l’arma del delitto, è stata ritrovata grazie alle parziali dichiarazioni agli inquirenti di uno degli imputati. Zarbo, infatti, ha indicato il luogo esatto in cui era stata occultata una semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa. 

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