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Rivenditore di auto ucciso a Favara, chiesti 16 anni e 8 mesi di carcere per il vicino di casa 

Francesco Simone viene ucciso con cinque colpi di pistola la mattina del 7 dicembre 2023. Il movente del delitto sarebbe riconducibile alla gestione di una strada tra le due proprietà

Pubblicato 1 ora fa

La procura generale di Palermo ha chiesto la condanna a 16 anni e 8 mesi di reclusione nei confronti di Stefano Nobile, 60 anni, per l’omicidio del rivenditore di auto Francesco Simone, ucciso il 7 dicembre 2023 con cinque colpi di arma da fuoco nel giardino della sua abitazione a Favara. Il sostituto procuratore generale Carlo Marzella chiede, dunque, la conferma della sentenza di primo grado emessa dal gup del tribunale di Agrigento, Giuseppa Zampino. Il 9 aprile la parola passerà alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Angelo Piranio. In seguito, invece, toccherà all’avvocato Giuseppe Barba, difensore dell’imputato. Il processo di secondo grado si sta celebrando davanti la Corte di assise di appello di Palermo presieduta dal giudice Sergio Gulotta.

Francesco Simone viene ucciso con cinque colpi di pistola la mattina del 7 dicembre 2023. Il killer è entrato in azione mentre Simone, ex rivenditore di auto, si trovava in giardino. Le modalità di esecuzione del delitto, ed un (apparente) vuoto di tracce lasciate dal killer, avevano aperto spazi alle ipotesi più disparate. Per questo ci sono voluti oltre cinque mesi – il tempo necessario di mettere in fila numerosi indizi ed evidenti contraddizioni – per arrivare ad una prima vera svolta nell’inchiesta quando i carabinieri arrestarono il vicino di casa. I successivi accertamenti – di natura biologica, l’analisi dei tabulati, la presenza di polvere da sparo, gli spostamenti dell’uomo e, infine, le conclusioni della perizia medica – hanno chiuso il cerchio. 

Il movente del delitto – secondo quanto scritto nella sentenza del tribunale di Agrigento del giudice Zampino – “affonda le proprie radici in un prolungato e aspro conflitto tra le famiglie Nobile e Simone, sviluppatosi intorno alla titolarità e al possesso della stradella di accesso al fondo agricolo in contrada Poggio Muto, che collegava le rispettive proprietà.”

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