Droga all’ombra della mafia, l’azienda Est in amministrazione giudiziaria
Amministrazione giudiziaria per la 'Europa servizi terminalistici (Est) srl' società operante nel settore della gestione, deposito, spedizione e movimentazione di container e merci nei porti
Un ‘mare’ di droga all’ombra della mafia con la presunta complicita’ di una grossa impresa portuale. E’ quanto viene fuori dall’inchiesta coordinata dalla procura di Catania. Si tratta dell’Europea servizi terminalistici Srl (sigla Est), societa’ con sede legale in Palermo, destinataria della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per la durata di un anno, eseguita dai finanzieri del Comando provinciale etneo, nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma. L’azienda e’ attivita’ nei servizi di gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione di container e merci nell’ambito degli scali portuali di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese.
La misura eseguita non comporta il sequestro della societa’, ma e’ volta a proteggere realta’ imprenditoriali dalla contiguita’ con organizzazioni criminali, sostituendo temporaneamente i gestori con amministratori nominati dall’autorita’ giudiziaria. Il provvedimento giudiziario si pone a completamento dell’operazione “Lost & Found” che aveva portato nei primi mesi del 2025 a sei misure cautelari in carcere per traffico di droga con importazioni dall’estero. In quel contesto investigativo, anche sulla base delle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, gia’ esponenti di spicco, rispettivamente, dei clan mafiosi degli Strano di Monte Po’ e dei Cappello di Catania, era stato indicato il porto etneo quale punto terminale di arrivo di quantitativi di cocatna, sfruttando le movimentazioni commerciali in ingresso in quell’area.
E’ stato inoltre riferito che al suo interno, spiega il procuratore di Catania, Francesco Curcio, avrebbero operato affiliati al clan Pillera-Puntina i quali, a fronte di un compenso pari al 30-40% del quantitativo, avrebbero nel tempo favorito l’ingresso e la successiva “esflltrazione” di sostanza stupefacente giunta a bordo di navi cargo provenienti dal Sud-America. In particolare, e’ stata individuata la figura di Angelo Sanfilippo (classe 1966), condannato per narcotraffico, e dei tre figli, tra cui Melino, tutti attivi nell’area portuale di Catania in qualita’ di dipendenti della Societa’ europea servizi terminalistici Srl, impresa che gestisce i servizi di logistica e di movimentazione delle merci presso il porto di Catania.
Inoltre, Angelo Sanfilippo avrebbe avuto rapporti con esponenti di spicco del clan Pillera/Puntina e, in particolare, con Angelo Di Mauro, detto “veleno”, gia’ condannato per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con sentenza del 17 dicembre 2007. Accertati almeno tre episodi di importazione di 215 chili di cocaina, oltre a una iniziativa, non concretizzatasi, volta a introdurre una partita di droga di 300 chili. A seguito di questi arresti, sono stati effettuati specifici approfondimenti Investigativi sul ruolo dei Sanfilippo nella societa’ Est, rilevando innanzitutto l’esistenza di un rapporto consolidato e datato nel tempo tra il dipendente storico della societa’, Angelo Sanfilippo, contiguo al clan Pillera-Puntina, e la direzione aziendale.
Sarebbe poi emerso per come ricostruito dallo stesso Tribunale di Catania, come la Ssocieta’ destinataria del provvedimento “non sia rimasta estranea al contesto criminale”, ma “si sia inserita, anche attraverso l’inerzia o la tolleranza dei propri assetti gestionali, in un meccanismo agevolativo stabile”, che ha rafforzato la capacita’ operativa di appartenenti o contigui a gruppi mafiosi e ne ha favorito di traffico internazionale. Sarebbe stata cosi’ documentata la presenza stabile all’interno dell’organizzazione aziendale di persone inserite organicamente in contesti mafiosi, con mansioni operative strategiche nell’area portuale. Angelo Sanfilippo e i figli risultano dipendenti della societa’, in grado di ingerirsi nelle scelte decisionali dell’impresa. Le strutture aziendali e le aree operative sarebbero state inoltre utilizzate per agevolare l’ingresso, l’occultamento e il recupero di carichi di sostanza stupefacente, avendo la possibilita’ di localizzare e manipolare i container. Dalle indagini e’ emerso pure il sostegno economico che sarebbe stato fornito dall’impresa a favore dei Sanfilippo attraverso il pagamento di spese legali per vicende estranee all’ambito lavorativo, ossia l’erogazione indiretta di somme di denaro sotto forma, ad esempio, di emolumenti anche nei periodi di detenzione o di assenza dal lavoro.
Tale “liberta’ d’azione”, sottolinea la procura, assicurata alla famiglia Sanfilippo e, in particolare ad Angelo, avrebbe di fatto consentito di curare gli interessi criminali del gruppo mafioso nel settore degli stupefacenti, potendo sfruttare la posizione rivestita all’interno dell’area portuale e la sua influenza nell’ambito della societa’. Si e’ cosi’ ritenuto necessario un intervento per “interrompere ogni canale di condizionamento”, disponendo, come misura alternativa al sequestro di prevenzione, l’applicazione della misura della amministrazione giudiziaria della Europea Servizi Terminalistici Srl per un anno al fine di “efficacemente rimuovere – conclude il procui’ratore Curcio – le criticita’ rilevate per il risanamento e la restituzione dell’attivita’ economica alla proprieta’ aziendale in un contesto di legalita’”.




