L’inchiesta per truffa sull’Università di Palermo, il Riesame conferma: nessun arresto
Anche il Riesame dice no (tra gli altri) all’arresto dell’imprenditore canicattinese Antonio Fabbrizio
Il tribunale del Riesame ha respinto i ricorsi con cui, dopo il no del gip, la procura europea chiedeva la custodia cautelare in carcere per Vincenzo Arizza e Antonio Fabbrizio e i domiciliari per Alberto Di Maio, Lucie Branwen Hornsby, Giovanni Quarto Callea, Salvatore Ditta e Mauro Cudia, professori universitari, ricercatori e imprenditori indagati per una truffa all’Ue. I legali che difendono gli indagati, Massimo Motisi, Vincenzo Lo Re, Marcello Montalbano e Giuseppe Crescimanno hanno contestato le accuse rivolte agli assistiti e ribadito le valutazioni del gip sull’assenza delle esigenze cautelari. Per conoscere le motivazioni della decisione del Riesame si dovranno attendere 45 giorni. Tra gli indagati ci sono anche tre agrigentini.
L’indagine della procura europea, coordinata dai pm delegati Gery Ferrara e Amelia Luise, ruota attorno ai presunti costi gonfiati per ottenere i contributi europei. Centrali le figure del professore Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche) e responsabile scientifico dei progetti Bythos e Smiling, e di Antonio Fabbrizio, originario del Casertano e residente a Canicattì, indicato come l’amministratore di fatto e il referente delle associazioni Progetto Giovani e Più Servizi Sicilia, che si occupavano dei servizi connessi alle attività finanziate. Coinvolti, senza richiesta di misure cautelari, anche alcuni assegnisti di ricerca, oltre ai docenti associati. Per 18 persone li magistrati avevano chiesto misure cautelari.






