“Non è stato provato il depistaggio”, ecco perchè è tornato libero il prefetto agrigentino Piritore
Il depistaggio non si configura di fronte al falso, sebbene questo sia conclamato: serve dimostrare pure che le parole di un indagato abbiano concretamente ostacolato l'inchiesta
Il depistaggio non si configura di fronte al falso, sebbene questo sia conclamato: serve dimostrare pure che le parole di un indagato abbiano concretamente ostacolato l’inchiesta sull’omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Capo dello Stato. Lo afferma la sesta sezione della Corte diCassazione, nella motivazione della sentenza con cui il mese scorso era stato annullato senza rinvio il provvedimento del tribunale del riesame di Palermo, confermativo dell’arresto di Filippo Piritore, indagato proprio per depistaggio. L’ex prefetto di Isernia, gia’ funzionario della Squadra mobile del capoluogo siciliano, era stato messo ai domiciliari in ottobre e dopo cinque mesi, a seguito del provvedimento della Suprema Corte, era stato rimesso in liberta’. Ora il collegio presieduto da Ercole Aprile, relatore Paolo Di Geronimo, spiega perche’ non ritiene configurabile il reato, a carico del settantacinquenne Piritore, coinvolto nell’inchiesta sul delitto Mattarella proprio per aver cercato di nascondere la verita’.
L’ex poliziotto, secondo la procura di Palermo, aveva cercato di nascondere quel che avrebbe fatto subito dopo il delitto di via Liberta’, facendo sparire un guanto ritrovato nella Fiat 127 utilizzata dai killer, fotografato e “repertato”, cioe’ inserito nei rapporti di polizia ma mai piu’ ritrovato. Piritore avrebbe mentito piu’ volte davanti ai pm, tra settembre e ottobre 2024, per non far capire dove e soprattutto perche’ e su ordine di chi avrebbe nascosto quella prova potenzialmente decisiva, nell’indagine in cui gli assassini del presidente di una Regione che voleva essere “dalle carte in regola”, sono ancora senza nome. La Cassazione ora afferma che “il reato di depistaggio deve essere qualificato quale reato di pericolo in concreto”.
Piritore, assistito dagli avvocati Gabriele Vancheri e Gianluca Tognozzi, aveva dimostrato di avere fatto vedere il guanto al proprietario dell’auto rubata, un comportamento ritenuto non coerente con un tentativo di occultamento. La ricostruzione della procura, del gip e del Riesame, che avevano avallato l’arresto, viene definita “congetturale” e segnata da “plurimi elementi di contraddittorieta’ e illogicita’”. Nelle intercettazioni, parlando con un parente, questore a Trapani, non ci sarebbe stata da parte dell’indagato “alcuna insistenza” per ottenere informazioni riservate e l’interlocutore avrebbe mantenuto “un atteggiamento del tutto corretto”. Anche sulle esigenze cautelari la Cassazione ritiene che i domiciliari si basino su valutazioni “apparenti” e su “congetture non ancorate a elementi obiettivi”. In sostanza i supremi giudici ritengono che non ci sia un rischio attuale ne’ di inquinamento delle prove ne’ di reiterazione del reato.