L’ultimo saluto a Giusy Mirabile, morta a soli 34 anni dopo una battaglia con la leucemia (VIDEO)
All’uscita del feretro sono stati lanciati dei palloncini bianchi e viola: il viola era il suo colore preferito, il colore della chemio che lei chiamava ironicamente “violetta” nei video su TikTok
Lacrime e commozione per l’ultimo saluto a Giusy Mirabile, morta a soli 34 anni dopo una lunga e coraggiosa battaglia contro la leucemia. Giusy è tornata nella sua Calamonaci dove ad attenderla c’erano migliaia di persone che le hanno reso omaggio. La salma è stata portata in spalla dai parenti fin dentro la Chiesa Madre. L’Eucaristia è stata celebrata presso la chiesa di San Vincenzo Ferreri. All’esterno, in una piazza gremita in cui regnavano silenzio e compostezza, è stata proiettata la celebrazione. Per l’occasione sono state installate le decorazioni di San Michele Arcangelo, Santo a cui Giusy era devota. All’uscita del feretro sono stati lanciati dei palloncini bianchi e viola: il viola era il suo colore preferito, il colore della chemio che lei chiamava ironicamente “violetta” nei video su TikTok. Giusy ha saputo lasciare un segno tangibile e lo si è visto grazie alle donazioni in favore all’AIL, l’associazione italiana contro la leucemia.
Giusy, originaria di Calamonaci, si era trasferita a Pisa per studiare Servizi Sociali. A ventisette anni era arrivata la diagnosi, proprio all’Ospedale Santa Chiara di Pisa. Le possibilità erano ridotte al minimo, appena il 7% di sopravvivenza. Eppure il reparto di ematologia aveva lottato insieme a lei riuscendo a strapparla a un destino che sembrava già scritto. Nel 2023 la prima recidiva, poi una seconda e, nel mezzo, la scelta di raccontarsi: Giusy aveva aperto un profilo TikTok dove condivideva le sue giornate, sempre con una sincerità disarmante e un’ironia che non cercava mai compassione. In poco tempo, oltre 10mila persone avevano iniziato a seguirla. Sui social, che aveva imparato a usare proprio durante la malattia, significava immaginare con forza un futuro possibile, visualizzarlo ogni giorno, non arrendersi. Lo ha fatto per sei lunghi anni, senza mai smettere di credere di potercela fare: “A 30 anni non posso pensare che una malattia possa uccidermi, sono io che devo ammazzare lei.” A dicembre 2024 aveva fatto qualcosa che rimarrà: aveva creato una lista Amazon con ciò che mancava al reparto che l’aveva curata. I suoi follower avevano risposto subito, acquistando e donando tutto il necessario all’ospedale. Negli ultimi mesi si era trasferita a Portogruaro, in provincia di Venezia, accudita dalla zia.