Giudiziaria

Ha prestato servizio militare prima di diventare docente, il Tar riconosce punteggio negato ad agrigentino

La sentenza chiarisce che il servizio militare è "valido a tutti gli effetti" e deve essere riconosciuto integralmente nelle GPS, anche se svolto prima dell'inizio della carriera scolastica

Pubblicato 4 ore fa

I giudici amministrativi, accogliendo il ricorso proposto dallo studio legale Limblici Palumbo, hanno annullato l’ordinanza ministeriale nella parte in cui non riconosceva il punteggio per il servizio militare di leva prestato da un cittadino agrigentino prima di qualsiasi nomina scolastica.

La controversia è nata dal rifiuto del Ministero dell’Istruzione di riconoscere i 12 punti spettanti per il servizio militare svolto dal ricorrente tra il 1997 e il 1998. L’amministrazione pretendeva che il servizio fosse valutabile solo se prestato “in costanza di nomina”, ovvero durante un incarico di insegnamento già attivo. Una posizione che il TAR, ancora una volta, ha riconosciuto come palesemente discriminatoria.

I giudici della Terza Sezione Bis hanno ribadito che il “sacro dovere” di difesa della Patria, sancito dall’articolo 52 della Costituzione, non può e non deve tradursi in un pregiudizio per la posizione lavorativa del cittadino. La sentenza chiarisce che il servizio militare è “valido a tutti gli effetti” e deve essere riconosciuto integralmente nelle GPS, anche se svolto prima dell’inizio della carriera scolastica. Grazie a questa pronuncia, al docente verranno finalmente attribuiti i punteggi spettanti, garantendogli la corretta posizione nelle graduatorie provinciali per le supplenze.

“Nonostante una giurisprudenza ormai granitica e i numerosi richiami della Corte di Cassazione e le numerose sentenze positive ottenute anche dal nostro studio – spiegano gli avvocati Giuseppe Limblici e Francesca Palumbo – si assiste con rammarico alla scelta del Ministero di reiterare anche quest’anno lo stesso comportamento ostativo. L’inserimento di clausole già dichiarate illegittime anche nel decreto 2026 rende la strada del ricorso l’unica percorribile per i docenti per vedersi riconosciuto un diritto che dovrebbe essere automatico”.

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