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L’inchiesta sul Cefpas, l’interrogatorio di Riccardo Gallo verso il rinvio? 

La difesa del deputato agrigentino chiede un ulteriore termine per studiare gli atti di indagine. Comparirà regolarmente davanti il giudice, invece, l’ormai ex direttore generale dell’Asp di Agrigento Capodieci

Pubblicato 2 ore fa

Al via domani mattina gli interrogatori preventivi degli indagati coinvolti nell’inchiesta sul Cefpas, l’indagine che ipotizza un giro di corruzione attraverso l’assegnazione di nomine, incarichi e appalti ad amici. Sono 12 le persone raggiunte da avviso di garanzia e per 8 di loro la Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha chiesto l’applicazione di misure cautelari. Il personaggio principale dell’inchiesta – denominata “Corte dei miracoli” – è certamente il deputato agrigentino Riccardo Gallo. Per l’onorevole, difeso dagli avvocati Lillo Fiorello e Luigi Troja, i pm hanno chiesto il carcere per corruzione. La difesa del parlamentare ha annunciato di voler chiedere un ulteriore termine per studiare i numerosi atti di indagine. L’interrogatorio, se il giudice deciderà in tal senso, potrebbe dunque slittare di qualche giorno. Stessa strategia potrebbe essere usata anche da (alcuni) altri indagati come Roberto Sanfilippo, direttore pro tempore del Cefpas, e l’imprenditore aragonese Pietro Tirone. Per il primo è stata chiesta la custodia in carcere mentre per il secondo i domiciliari. Comparirà regolarmente davanti il gip Santi Bologna, invece, l’ormai ex direttore generale dell’Asp di Agrigento, Giuseppe Capodieci (per lui la richiesta sono i domiciliari). Il manager, difeso dall’avvocato Vincenza Gaziano, è accusato di corruzione e nelle scorse ore ha lasciato l’incarico. A rischiare il carcere è anche Gioacchino Pontillo, 63 anni, oggi funzionario dell’Ente ma con un passato all’Ispettorato del Lavoro e al Genio civile di Agrigento. I pm Chiara Benfante, Vera Giordano e Piera Anzalone hanno poi chiesto gli arresti domiciliari per altri tre indagati: la funzionaria del Cefpas Maria Luisa Zoda, il medico in pensione Salvatore Enrico Giambelluca e il funzionario regionale (anche lui in pensione) Vincenzo Reitano. Nella lista degli indagati, per i quali non è stata però richiesta alcuna misura, compaiono altre quattro persone: Domenico Reina, 45 anni, di San Giovanni Gemini, fratello del cardinale e Vicario del papa Baldo Reina (quest’ultimo non indagato e totalmente estraneo ai fatti); Dario Salvatore Giovanni Biondi, 56 anni, di Gravina di Catania; Manlio Bruna, 55 anni, di San Cataldo, e Francesca Di Gregorio, 58 anni, di Caltanissetta. 

LE ACCUSE

Le indagini, eseguite dalla Squadra mobile nissena e dal Servizio Centrale Operativo della polizia, partono nell’estate 2023. La Procura di Caltanissettacontesta il reato di corruzione sia al deputato agrigentino Riccardo Gallo che al direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo. Secondo l’accusa, infatti, l’onorevole avrebbe garantito al manager di restare al comando dell’Ente a condizione però che quest’ultimo mettesse le sue funzioni a disposizione del deputato. Tradotto: assunzioni e incarichi affidati ai “prescelti” di Riccardo Gallo. A garantire il funzionamento del patto – sempre secondo l’accusa – sarebbe stato il funzionario Gioacchino Pontillo, ritenuto dagli inquirenti la “longa manus” del deputato, assunto proprio al Cefpas per trasmettere le direttive del parlamentare. Anche Pontillo è accusato di corruzione e, in particolare, nell’aver scelto “ad hoc” un suo stretto amico – l’ex funzionario regionale Reitano – quale membro della commissione esaminatrice dell’Ente. Per la Procura di Caltanissetta il deputato Riccardo Gallo avrebbe poi stretto un altro patto corruttivo con l’attuale direttore generale dell’Asp di Agrigento, Giuseppe Capodieci. Quest’ultimo era stato posto al vertice della sanità agrigentina proprio dall’onorevole e – in cambio – il manager avrebbe dovuto assecondare i suoi desiderata. Il caso più eclatante è rappresentato dalla stipula di una convenzione tra l’Asp di Agrigento e il Cefpas esclusivamente finalizzata al trasferimento della moglie del deputato (dipendente dell’Ente) da Caltanissetta ad Agrigento. Tra gli indagati compare anche Domenico Reina, fratello del cardinale e vicario del Papa don Baldo (quest’ultimo non indagato e totalmente estraneo ai fatti). All’agrigentino, al quale viene contestata l’ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti, sarebbe stato affidato un progetto dall’importo di oltre 120 mila euro per la realizzazione di una biblioteca digitale. Per i magistrati di Caltanissetta, invero, l’obiettivo degli indagati era quello di “ingraziarsi il cardinale al fine di convogliare i voti dell’elettorato cattolico sulla figura di Margherita La Rocca Ruvolo (non indagata), alleata politica del Gallo, in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo del giugno 2024.” Una strategia resa possibile – sempre secondo gli inquirenti – grazie all’intervento di Maria Luisa Zoda e Salvatore Giambellucca, componenti della Commissione che ha giudicato genuino il progetto del Reina.

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